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Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
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Ferie
Pezzo scritto qualche giorno fa. Posto solo ora causa seri problemi di connessione, stop. Ieri = Venerdì scorso. Nella foto il poeta Bartelio, seduto in faccia al mare, guarda verso l'orizzonte e si chiede ragione di tutto quanto, senza trovare pace né risposte.
E' passato anche il primo giorno di feria. Aveva ragione Leopardi, il bello sta nel sabato, il resto è scacazza. Ieri era una giornata lustra di quelle col cielo azzurrato che sembra fatto di confetti tanto ti viene la voglia di sgraffignarlo e sgranocchiarlo, ma poi desisti e lasci lì e sai che le cose non sono possibili. Non sono quasi mai possibili. Dimmi come si fa a fare di un bisogno solo un desiderio, questo avrei voluto scrivere se già non lo avesse pensato qualcun'altro (dente). Ieri, dicevo, e scusate ma tutto il pezzo sarà un saltabecco temporale, ieri ho finito prima del solito, all'una e mezza ero fuori ufficio. Prima c'era stata la nenia dei saluti, buona feria buona vacanza dove vai grecia campeggio in liguria danimarca e svezia uh ma in macchina madesimo il garda con la suocera torre pedrera sai la vista dal balcone sui condizionatori ah caro un'altra volta a eccetera. Poi Franco mi tira in parte, tra il banco di lavoro di Fiore e il gancio del carroponte, e mi racconta di quella volta che portò i suoceri al mare, dalle sue parti. I suoceri sono calabresi di Pizzo, abituati a altre spiagge e altri mari. Franco li porta al lido Adriano, Marina di Ravenna: in lontananza, il profilo del petrolchimico; nel mare, tra la battigia e l'acqua aperta, una tovaglia di schiuma giallastra; dietro di loro, capannoni abbandonati da tempo, aziende traslocate in Romania o fallite. Mi ricordava la periferia di Rostock, dice Franco. I suoceri si siedono sulla sabbia. E' un giorno particolarmente afoso; Maria Antonietta, la nonna, toglie il primo frigoverre, un pasticcio di melanzane alla calabrese con carne, prosciutto e pecorino grattugiato, poi un vasetto di olive senza il nocciolo. La bambina di Franco, un anno e mezzo, gioca nella sabbia a piedi nudi e a un certo punto incespica in una gruma di catrame. Sono i motoscafi, dice Franco al suocero. Il suocero guarda lontano e intanto beve il lambrusco tiepido da un bicchiere di plastica, probabilmente perso nel ricordo della spiaggia di Tropea. Nel pomeriggio, dal profilo del petrolchimico arrivano borse di plastica: da una di queste spuntano due zampe di polllo. La suocera si assopisce sotto l'ombrellone. A un tratto, un colpo di vento lo fa cadere sulla testa delle bambina: la salva il tettuccio del lettino da spiaggia.
Insomma, poi l'happy hour in officina con il nonno-padrone che affetta il salame. Un tale ha scritto, ritagliato dal cartone, buone ferie, su un pannello in plastica. Osservo il carro ponte fermo, l'albero portalame, l'insalata di riso tristissima e un bicchiere di vino rosso non identificato, mentre il nonno finge di dare comandi in tedesco. Foto ricordo. Giacobazzi mi fa sentire dal cellulare la segreteria di Oreste, un mp3 di un tale veneto che si rivolge a un sessuologo: tutto rigorosamente falso, come l'allegria e l'insalata di riso.
Poi una furiosa aritmia, cazzo, che mi si scatena puntuale appena cadono i lacci del lavoro, sembra fatta apposta. Anche oggi, per tutto il giorno o quasi, fuori ritmo sinusale. Ma ieri, Cristo, il cuore rimbombava come una campana stonata, bon bon bon e mi sono dovuto sedere in ufficio. Ok calma rimettiti in sesto vorrai mica morire nel giorno più bello dell'anno, eh? Poi fuori, fuori nel cielo di confetto e il rito di feltrinelli, il rito che si perpetua nei secoli ultimo giorno di lavoro e gita in duomo a comprare libri, una sporta bulimica di libri che mai leggerò. Tra questi Peter Cameron, perché ne parlava bene Cognetti e per il titolo: un giorno questo dolore ti sarà utile, usato subito nel remix del piccione. E poi un altro voglio ricordarne, il figlio di Steinbeck che scrive un libro dal titolo meraviglioso: sul fondo di un mare senza suono, anche questo prelevato immediatamente dallo scaffale. Tra l'altro era un giano d'epoca a metà prezzo. Yuppi.
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