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Creato da bartelio il 18/11/2006
il diario infimo di bartelio
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Poesia di Mario e dei pinguini

Una mattina di primavera a Bergamo bassa
con il cielo turchese senza nuvole
in una stanza che non è la mia casa
davanti a una finestra aperta
scrivo al pc una poesia da mettere nel blog.
Sul tetto della casa di fronte ci sono due pinguini
due pinguini che ballano
non so cosa ballano, ma dev'essere una musica allegra
perché i pinguini sembrano felici
e sorridono.
Prendo la macchinetta e scatto delle foto,
un paio di foto,
ma i pinguini non vengono proprio bene
sono un po' di spalle
un po' storti e coperti
però ci sono, sono nella fotocamera.
Questa foto la metto nel blog, penso,
lo devo dire a Mario, penso ancora.
Al piano di sopra, nella mia stessa posizione,
le mani sulla tastiera del pc,
c'è Mario il mio amico di Roma di internet,
che non ho mai visto.
Ha una faccia da sogno
gli occhi schiacciati, gli occhialini,
un filo di barba,
fuma con una concentrazione da risotto,
uno sguardo di saggezza e tristezza,
i capelli lunghi biondo scuri
una birra sul tavolo.
Strizza le palpebre come un miope, mentre gli dico,
- non so come, non so se gli urlo, se gli mando una mail,
se stabiliamo tra noi un contatto telepatico -
gli faccio sapere che sulla casa di fronte
due pinguini ballano il twist.
Lui non dice niente
strizza ancora le palpebre, forse per il fumo
apre un po' la bocca ma non dice niente
beve un po' di birra
guarda i pinguini
forse sorride
forse si perde in una vaga malinconia
che ha un fondo di amara consapevolezza
come se sapesse tutto
come se avesse già capito tutto.
Torno a guardare i pinguini e poi lo schermo
scorro i titoli dei post di agent
capisco che non funziona
non funziona come dovrebbe.
Mi prende lo spavento,
come un'ombra che mi copre le spalle,
e mi sveglio,
mi sveglio e guardo fuori dalla finestra:
sono a casa,
il cielo è bianco come un osso,
sento dei colpi,
come se mario ticchettasse alla macchina per scrivere,
ma è solo un vecchio,
un vecchio che in cortile spara dei chiodi nel legno.
Dei pinguini, porco giuda,
nessuna traccia.
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