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Il distacco

Post n°114 pubblicato il 03 Giugno 2011 da azzeta2007

Chi lo subisce inevitabilmente diviene triste e malinconico.

Tuttavia la vita è caratterizzata dal distacco. Sin dagli inizi, con la separazione dal grembo materno si assiste al primo "malcontento", al vagito, ed al naturale distacco dal cordone ombelicale, come a dire: ora vivi!!!

Divisione ed allontanamento daranno luogo ad inquietudini ed infelicità ed ai più deboli a patologie difficili da guarire basti pensare alla depressione.

Nonostante ciò, il principio del distacco il più delle volte da vita ad una unione nuova, una nuova via da percorrere, come dire: “te se chiude na porta ma te se apre un portone”.

Unirsi in matrimonio significa distaccarsi dalla famiglia d’origine, situazione a volte traumatica che può causare la separazione ed il ritorno all’ovile.

Finire gli studi e distaccarsi dai compagni di scuola, cambiare sede di lavoro e distaccarsi da amici e colleghi, un’amicizia conclusa male, un amore finito, un figlio che abbandona casa. Tutte situazioni che lasciano più o meno l’amaro in bocca.

Ma il distacco più doloroso quanto naturale è senza dubbio la morte, sia per chi la subisce e sia per i propri cari.

Si nasce con un pianto e si muore con un sorriso è il riassunto della nostra esistenza fatta di croci da sopportare ed alla fine la liberazione, l’ultimo sospiro, quello di sollievo.

Non c’è nulla di più sbagliato che pensare alla morte, l’uomo sapiente è colui che medita non sulla morte, ma sulla vita.

Tutti dicono: “com’è duro morire”. La trovo una singolare lagnanza di gente che ha dovuto vivere.

Colui che muore e riposa non è morto, il morto vero è chi muore da vivo.

Concludo con un’idea di Spencer sulla morte, come una compagna di viaggio, una spettatrice del distacco ovvero dalla separazione da questa vita  verso la vita celestiale: “Sonno la riceve, le dirama sugli occhi lenti veli, e Morte la travolge lieve lieve, recando pura l’anima nei cieli”.

 
 
 
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Data di creazione: 14/05/2009
 

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