Creato da lauravaccarino il 02/07/2009
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Post n°40 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da lauravaccarino

 Il concerto delle fate

 

 

Sta finendo l’estate, le giornate si sono accorciate, ve ne siete accorti anche voi? Al mattino, quando vi alzate per andare a scuola è ancora buio.

In questo periodo dell’anno le fate organizzano il “ gran concerto di fine estate!”

Lo gnomo fa l’unico strappo alla regola di tutto l’anno. Come mai? Lui è sempre alle prese con i suoi esperimenti, inoltre è un tipo che non ama molto la compagnia.

Perché in occasione del concerto lascia i suoi alambicchi?

“ Ma è il direttore d’orchestra!”

Deve organizzare tutto lo spettacolo ed è un “bell’impegno”.

Gran riunione con le fate e distribuzione dei compiti.

Un gruppo s' impegna a trovare gli strumenti, un altro organizza l’illuminazione e c’è chi deve organizzare le coreografie ed i balletti.

“ Ma nonna, le fate hanno la luce elettrica? No! E allora con cosa illuminano?”

“ Andiamo con ordine, vedrete che lo scopriremo insieme:”

Il concerto si tiene ogni anno in un luogo diverso, L’ultima volta è stato organizzato nella valle degli orsi; un luogo veramente magico, ma le fate vogliono scovarne uno che sia ancora più bello. Le esploratrici sorvolano tutto il bosco fin nei luoghi più lontani.

Qualche volta succede che i Geni dei boschi tengano un luogo segreto e poi, un bel giorno permettano che venga scoperto. Una sera al tramonto già un po’ stanche e scoraggiate, s' imbattono in un gran prato a ridosso della collina. Sembra fatto apposta! La collina crea un anfiteatro naturale, pini e larici lo incorniciano ed una piccola e fresca cascata finisce nel ruscello che attraversa il prato. Il suo mormorio è gia una musica.

Le esploratrici tornano a casa felici; mentre si avvicinano alla comunità dove le sorelle le attendono, annunciano a gran voce: “Abbiamo trovato il luogo per il concerto, è bellissimo!”

Tutte vorrebbero correre subito a vederlo.

L’indomani lo gnomo fa la sua supervisione.

E' pomposo e pieno di sussiego per la responsabilità. Comincia a girare per il prato con le braccia dietro la schiena e il petto in fuori, sembra un generale a quattro stelle. Inizia a criticare e sospira:

“ Tutti gli anni la stessa storia, non si riesce mai ad avere un posto che sia all’altezza della situazione e io mi devo ammazzare per riuscire a mettere in scena uno spettacolo decente.” Lo gnomo è un gran brontolone però con questi modi cerca di nascondere un carattere bonario.

Le fate lo seguono preoccupate, sanno che alla fine affermerà che va benino.

Adesso che lo gnomo a dato il suo benestare comincia il gran lavoro.

Un gruppo setaccia il bosco in cerca di strumenti musicali: le canne dello stagno saranno degli ottimi flauti, i fili d’erba, quelli più lunghi e resistenti saranno dei perfetti violoncelli, Il gran tronco cavo farà da tamburo e i violini? Useremo i grilli i più intonati naturalmente!

Lo gnomo indaffaratissimo supervisiona, ascolta, scarta, approva.

E poi……..” Ragazze domani iniziamo le prove!”

Le ballerine iniziano a provare le coreografie, ma se danzano nell’aria allora sono aerelline, certamente!

E l’illuminazione? Sorpresa!

Vengono diramati gli inviti:

“ domani gran concerto di fine estate dopo il tramonto quando inizia a fare buio.”

Certo come ora è un po’ vaga, ma le fate non hanno orologi, si regolano col tempo della natura.

Il palco è allestito e ornato in modo meraviglioso, l’illuminazione è montata. Vi ricordate le boccette di vetro che lo gnomo prepara per fata medicina? Sono posate sui rami degli alberi e, non appena farà buio, una fata entrerà in ognuna di esse e brilleranno come gemme preziose.

E’ il grande giorno, l’emozione è alle stelle e tutti sono molto agitati.

 

Le fate sono preoccupatissime. Qualcuna sussurra: “ non c’è la faremo mai!”

Lo gnomo per una volta fa finta di essere calmo e intanto pensa che nulla funzionerà a dovere.

Gli esseri del bosco cominciano ad arrivare.

Le fate assegnano i posti: gli animali più grossi al fondo del prato e i piccoli davanti.

“ Presto bambini, venitevi a sedere in mezzo agli animali, altrimenti non troviamo più posto! Silenzio, fate piano: oh! Chi mi fa il solletico? Guardate mi sono seduta vicino ad un procione, mi sta annusando e mi solletica coi baffi; che musino simpatico!”

Gran pienone tutto esaurito!!

Il sole sta tramontando; le poche nubi nel cielo sono rosse. Il buio scende sempre più profondo, ora è morbido come velluto, in cielo si accendono le stelle………Le fate accendono le loro luci palpitanti, è un’incanto. Lo Gnomo prende posto davanti al palco, elegantissimo nel suo abito delle grandi occasioni.

Alza la bacchetta; il silenzio è profondo; nessuno fiata.

La musica sgorga dall’orchestra delle fate come un fiume meraviglioso. Riempie l’aria di magia, bambini, avete mai sentito niente di più bello? La musica è viva, respira è potente, dolce. 

Così come è cominciata la musica finisce. Lo Gnomo si gira lentamente e……l’applauso più fragoroso che abbiate mai sentito riempie l’aria dove prima c’era la musica. Bravi, bravi, bravi, bis, bis!!!!

E ora, come mai c’e di nuovo silenzio?

Guardate……… le fate lo Gnomo, gli animali del bosco, si stanno tenendo per mano, per la zampina, cosa fanno? Stanno ringraziando Madre Natura per tutti i doni che hanno ricevuto.

Ringraziamo anche noi, riconoscenti per tutto ciò che abbiamo!

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°39 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da lauravaccarino

 

 

 

 

 

 

                                        Primavera

Finalmente è arrivata la primavera nel bosco! Gli alberi stanno rapidamente coprendosi di nuove foglie, il sole scalda dolcemente e, se ascolti bene, puoi sentire la linfa che scorre in ogni essere vivente.

Tutti gli animali stanno preparando la tana per l’arrivo dei loro cuccioli, ogni uccello prepara il nido e lo fodera di morbido piumino nell'attesa delle uova che saranno deposte tra breve. Ogni albero è fiorito, i ciliegi selvatici e i meli sembrano nuvole bianche e quando soffia una leggera brezza i petali si staccano e piovono a terra come una lieve nevicata profumata.

Beate le fate! In questo periodo dell’anno sono piene di vita e di gioia, specialmente le più giovani.

Vi ricordate di Neve e Frillina? Adesso sono amiche più che mai e la primavera mette loro addosso l’argento vivo.

Questa mattina sono andate come al solito a vedere se dovevano fare qualche lavoretto per la comunità, ma la fata incaricata di distribuire i lavori le guardò con tenerezza, disse che non c’era proprio nulla da fare e che potevano passare la giornata come volevano.

Si ricordava anche lei dell’effetto che le faceva la primavera quando era una giovane fata!

Incredule della loro fortuna Neve e Frillina si misero a volteggiare per il bosco come matte, facevano capriole nell’aria ridendo. Scherzavano con ogni insetto o uccello e qualsiasi avvenimento era motivo d' allegria.

Si divertirono come pazzerelle vedendo un bel bruco verde e grassoccio che strisciava su di una foglia, cercarono di imitarne l’andatura e le mosse buffe che fecero per scimmiottarlo erano un vero spasso.

Il bruco le guardò un po’ risentito e disse:

“Mie care, non capisco proprio perché ridete di me; io sono un bruco e so fare perfettamente il bruco, per cui non vedo cosa ci sia di così buffo nel mio modo di muovermi. Se avrete pazienza, fra qualche tempo, vedrete che anche un bruco può fare altro e quando mi sarò trasformato in una splendida farfalla, potrò volare con voi e non mi troverete più così goffa.”

Le fatine si vergognarono un pochino a questa ramanzina, si scusarono e filarono via veloci come razzi.

Ebbero un’idea.

“ andiamo a trovare la signora cardellino, forse a gia deposto le uova!”

La trovarono accovacciata nel nido: “Buon giorno, ” dissero educatamente le due fatine, “ come sta signora?” mamma cardellino si spostò leggermente per mostrare le uova che aveva appena deposto, quattro piccole uova che adesso doveva accudire con amore perché ne nascessero i suoi uccellini.

Fece capire che la visita era gradita ma aveva da fare ed aveva bisogno di tanta tranquillità per covare.

Le fatine dissero: “ Torneremo quando saranno nati i suoi piccoli a farle visita..” “cip, cip” (grazie in cardellinese.)

Si diressero verso lo stagno, uno stagno bellissimo circondato da un fitto canneto che permette a rane e raganelle di abitarvi tranquille.

Nell’acqua vivono carpe e tinche e, in superficie fioriscono le ninfee.

Neve e Frillina fecero grandi salti con le rane, ma come direte voi, le fate non volano forse? Certo, ma è molto più bello saltare stando sulla schiena di una ranocchietta.

Quante risate!

Le fatine quando ridono fanno un suono come di campanellini d’argento, cascate di campanellini si sentirono tutto il giorno nel bosco e ogni essere ne fu rallegrato.

Scivolarono sull’acqua a bordo di foglie di ninfea, si tuffarono all’inseguimento di frotte di pesciolini e infine, stanche di avere giocato tanto si sdraiarono su di una foglia e si incantarono a guardare il cielo. Vi è mai successo bambini, di sdraiarvi sull’erba e di osservare quelle nuvole bianche e leggere che sono rapidamente trasportate dal vento? Penso che questo gioco lo abbiamo fatto proprio tutti.

Il sole comincia a tramontare, la luce sul bosco diventa morbida e rosata; le fatine si riscuotono dall’incanto delle nuvole, si rendono conto che è ora di cercare un posto per dormire. Un fiore è proprio adatto, ne trovano uno di un bel colore blu che concilia il riposo, si coricano nel calice e, abbracciate cadono di botto in un sonno profondissimo

.

Che giornata ragazzi! Buon riposo a tutti.

 

 
 
 

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Post n°38 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da lauravaccarino

                                            Fate a scuola

 

E’ settembre e la campanella della scuola suona anche per le fate.

Nella radura è raccolto il gran consiglio con a capo fata Saggia.

Sono state convocate le fate più giovani: d’ora in avanti comincia la loro istruzione, come sarà la scuola per le fate?

Andranno anche loro in cartoleria o al supermercato a comprare zainetti, portapenne o quaderni con gli eroi del momento sulla copertina?

Non credo proprio, le fate non conoscono tutte le carabattole di cui noi ci

circondiamo e vivono benissimo lo stesso.

Quando tutte le sorelline sono presenti, fata Saggia comincia a parlare:

“ Care piccole amiche; fino ad ora la vostra vita è stata soprattutto gioco, ma ora dovete andare a scuola per conquistare la responsabilità di usare la bacchetta magica. ”

Un fremito d'emozione corre tra le fatine: “ La bacchetta magica! “

Finalmente anche loro potranno fare magie.

Non si può avere un potere così grande se prima non si dimostra di saperlo usare!

Naturalmente ci vuole un'adeguata istruzione; la Gran fata continua:

“ Ognuna di voi avrà un compito. Dovrete osservare tutto quello che accade in una zona a voi assegnata, ma senza intervenire. Cercherò di spiegarmi meglio: nella natura tutto è perfetto, ed è come la Grande Madre lo ha voluto; anche un’aquila che rapisce una marmotta per nutrirsene è cosa giusta. Non dovrete tentare di salvare gli animali dai predatori perché altrimenti i loro piccoli morirebbero senza cibo.”

“ Sappiamo di chiedervi un grande sacrificio; siamo consapevoli che ognuna di voi in varie occasioni, ha salvato un cerbiatto dal lupo o un uccellino dalla volpe. Ora però dovrete imparare ad osservare senza farvi tentare dal cambiare la natura delle cose.

Ora andate e…..- mi raccomando, tra ventun giorni vi aspettiamo con un dettagliato resoconto di ciò che avete visto!”

 

Bambini indovinate un po’ chi c’e tra le fatine? Ma le nostre amichette Neve e Frillina.

Allontanandosi dalla radura parlano  tra loro un po’ preoccupate:

“ Come faremo a non aiutare gli animali? Abbiamo imparato ad essere utili a tutti quelli che sono in difficoltà; sarà difficile non farlo.”

Il loro compito è osservare lo stagno.

Volteggiano sull’acqua cercando un punto d'osservazione riparato e comodo.

Con gran soddisfazione trovano un nido di picchio scavato nell’albero.

Una grande quantità di rane gracida tra le canne o riposa sulle foglie delle ninfee. Anitre di ogni  razza sono scese sul lago per fare i nidi nel canneto.

Gli aironi camminano sulle lunghe zampe, eleganti e compunti nell’acqua bassa; una coppia  di cigni reali naviga a vele spiegate sul lago, con al seguito tre bellissimi pulcini coperti di morbidissimo piumino grigio. Chi ha raccontato che i piccoli dei cigni sono brutti?

L’aria è piena dei voli delle libellule, di mosche di ogni tipo, di farfalle dai colori sgargianti e…….di zanzare.

A pelo d’acqua scivolano leggere le zattere, ogni tanto una tinca o una carpa saltano in superficie per rimpinzarsi di insetti,

Il caldo del pomeriggio spinge gli animali a nascondersi in luoghi freschi.

Il silenzio è rotto solo dal gracidare delle rane e dal frinire delle cicale.

La calura pesa su tutto lo stagno; anche le fatine sentono il bisogno di schiacciare un pisolino.

Il fresco della sera torna a rendere attive tutte le creature e il canneto stormisce dolcemente al venticello che si è levato.

I germani reali nuotano con al seguito la loro  numerosa famiglia, gli anatroccoli si tuffano nell’acqua e giocano. Un piccolo si allontana dai genitori…….. L’ombra del falco si riflette sul lago: “ attento!! “ se ti allontani potresti diventare la sua prossima preda! Le fatine fremono…….

Le rane si cibano di insetti e larve di libellule, gli aironi setacciano il fondo del lago in cerca di gamberetti e si nutrono di piccole rane; ogni animale si ciba di altre forme di vita, anche l’erba che mangiano le anitre è un essere vivente.

Un martin pescatore dalla sgargiante livrea, si tuffa nell’acqua e ne esce con un piccolo pesce nel becco.

La vita trascorre tranquilla nella perfetta pace della natura.

Finche una volta…….

Non è ancora giorno, dall’acqua si alza una leggera nebbiolina che avvolge ogni cosa.

Tutto è ancora sospeso tra la notte e il giorno ed il cielo a est inizia a colorarsi di viola.

Le fate sentono un suono sconosciuto che le allarma.

Sull’acqua scivola una barca, al suo interno un uomo scruta l’orizzonte, ha in mano un bastone. Le due amiche ricordano immediatamente i racconti

narrati da altre fate: quel bastone  è molto pericoloso e può uccidere da lontano con un terribile rumore di tuono.

“Questo non può avvenire nel nostro stagno, ” pensano Neve e Frillina.

“ non permetteremo che venga usata un’arma.”

“ Come faremo a neutralizzare questo pericolo se non possiamo intervenire?“
Ma ecco che in un baleno gli abitanti dello stagno hanno escogitato un piano. ( ricordate? Le creature della natura si parlano con la mente.)

Cosa sta succedendo? Guardate……….
Improvvisamente l’acqua intorno alla barca brulica di pesci che fanno una gran confusione, i cigni selvatici, ad ali spiegate volano pericolosamente vicino alla testa del cacciatore, le anitre nuotano come forsennate per agitare quanta più acqua possibile. La barca comincia ad ondeggiare violentemente, il cacciatore perde l’equilibrio; spalanca le braccia e lascia cadere il fucile nell’acqua. La melma del fondo si incaricherà di farlo arrugginire.
L’uomo, pensando a qualche misteriosa magia, fugge con i capelli dritti per il terrore.
Gli animali e le fate gioiscono e si abbandonano a canti e balli.

La pace è ritornata, persino il gufo che stava dormendo sodo ed è stato svegliato dal gran fracasso, è felice di avere assistito a questo avvenimento.
I giorni successivi, sembrano a tutti particolarmente sereni.

Il tempo passa, è ora di tornare. Un po’ preoccupate le fatine pensano a come verrà giudicato il loro intervento. Chissà se avranno meritato la bacchetta magica!
Tutto è pronto.
Le giovani fate arrivano a frotte e, librandosi sulla radura attendono di essere ammesse al cospetto del consiglio.
La Grande fata le invita a scendere; sa che le giovani sorelle hanno fatto del loro meglio e conosce tutto quello che è accaduto.
Guarda con amore ogni allieva e dice: “Vi siete comportate tutte benissimo, sono molto orgogliosa di voi. Avete meritato la bacchetta magica per la saggezza e l’amore dimostrato”.

Neve e Frillina si guardano le mani: dal palmo di ognuna fiorisce una piccola luce è la loro nuova bacchetta, bianca come un fiore di narciso.
Una profonda emozione le coglie. Salutano con tanta gratitudine e volano nel profondo del bosco per meditare in pace su questo dono prezioso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°37 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da lauravaccarino

 

                                           L’aura delle fate

 

Avete mai visto una fata? No? Allora vi devo raccontare come sono fatte; altrimenti, se vi capiterà di incontrarle non le riconoscerete.

Le fate hanno un corpo lieve come quello di una farfalla e, intorno a loro brilla una corona di luce che si chiama aura.

L’aura è di diversi colori e si modifica ogni volta che cambia lo stato d’animo delle fate. Se sono felici sarà rosa oppure azzurra, se sono un po’ tristi:

“le fate non sono mai troppo tristi “, avrà sfumature grigine ma quando giocano, intorno ad esse si può ammirare una girandola di colori stupendi che frulla e schizza in ogni direzione come una cascata di fuochi artificiali.

Oggi vi racconterò la storia di Frillina, una giovane fata che si è arrabbiata veramente molto e va in giro con  l’aura infiammata di un colore rosso.

L’ira è di questo colore; le sorelle fate, quando la incontrano si tirano da parte, non vogliono avere niente a che fare con la sua collera e le chiedono:

“ cosa ti è successo questa mattina Frillina?” lei risponde in modo veramente antipatico.

Credetemi, ve lo dice una che conosce le fate, è molto raro vederne una così arrabbiata, succede soprattutto a quelle molto giovani.

Le si avvicina una sorella e le suggerisce: “Perché non vai a trovare fata Saggia e ti fai consigliare da lei?”

Fata Saggia è una fata vecchissima, così vecchia che nessuno ne ricorda più il nome.

Essa è la consigliera della comunità che segue con rispetto i suoi suggerimenti.

Abita nel cavo lasciato libero a suo tempo da una famiglia di scoiattoli, nella grande quercia del bosco; un albero vetusto e pieno di conoscenza.Nella sua abitazione si possono trovare libri molto antichi che essa è sempre intenta a leggere e meditare.

Frillina bussò all’uscio, era molto intimidita all’idea di andare a parlare con questa: “ leggenda vivente del bosco “.

Una voce molto dolce disse; “vieni piccola, entra: ”

Entrò, si guardò intorno e rimase colpita dall’atmosfera serena che regnava nella stanza; fata Saggia la guardava sorridendo. Intorno a lei levitava una magica luce dorata e, all’altezza del cuore scaturiva un raggio di luce rosa.

L’aura fiammeggiante della fatina si sbiadì persino un po’.

Fata Saggia aspettò che Frillina si mettesse  a suo agio, infine le chiese:

“ cosa ti è successo?” La piccola iniziò a raccontare.

“ Grande Fata, ho litigato con la mia amica Neve, abbiamo discusso animatamente sulla tonalità di verde dei pini e lei sostiene che è molto più scuro di quello dei cipressi. “ Secondo me non capisce assolutamente niente di colori, per giunta vuole sempre avere ragione e questo mi fa infuriare.”

“ Cara “ disse la fata, “ vuoi davvero bene alla tua amica?”

“ si, molto! “

“ Allora non è molto più facile perdonarla che portarti in giro questa rabbia fiammeggiante? E’ proprio così importante per te avere ragione? Lo sai che ognuno di noi ha una sua personale visione della realtà! Un giorno scoprirai che quello che per te è verde per altre fate può essere giallo e per loro è giusto così. Vai dalla tua amica e dille che le vuoi bene e che nessuna stupidaggine vi dividerà più. “

Frillina baciò fata Saggia e la ringraziò commossa.

Uscendo la sua aura era diventata di un bell’azzurro. Volò veloce dalla sua amica Neve, impaziente di fare la pace.

Bambini, è molto più bello, per essere felici perdonare qualche piccola mancanza dei nostri amici che fiammeggiare di rabbia.       

         

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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Post n°36 pubblicato il 28 Ottobre 2009 da lauravaccarino

 

 

                                                          Fate

 

Le fate sono piccoli esseri magici che vivono in mezzo alla natura.

La loro casa può essere il calice di un fiore,  l’accogliente nido lasciato vuoto da un uccellino, oppure il largo cappello di un fungo che nessuno raccoglierà.

Sapete quei grandi funghi rossi, picchiettati di bianco, che ornano il sottobosco in autunno.

Le fate tra loro si chiamano “sorelle” perché essere fate e sorelle è bellissimo.

Le sorelle si conoscono profondamente e sono amiche tra  loro; sono magiche sorelle buone.

Adesso vi racconterò la storia della fata cuoca e dei funghi.

La piccola fata Gaia era di turno in cucina. Ogni settimana ciascuna fata impara a fare un lavoro diverso, anche quelli che a prima vista sembrano noiosi, ma che eseguiti in allegra compagnia, volano via che è un piacere.

Gaia scrisse il menù del giorno e lo appese ad una campanula che era cresciuta proprio vicino alla cucina: “ Oggi funghi al funghetto”.

Le fate che stavano volando da quelle parti commentavano: “ chissà che bontà! Non vediamo l’ora di assaggiarli!”.

Gaia andò nel bosco per cercare quei bellissimi e golosi funghi che si usano per cucinare: i porcini s’intende.

Dopo aver girato e volteggiato per tutto il bosco, si rese conto che quella notte, di funghi mangerecci non ne era spuntato neanche uno, in compenso il bosco era pieno di quei bellissimi funghi rossi picchiettati di bianco che, come si sa, sono velenosi.

Povera gaia! Come avrebbe fatto a dire alle sorelle: ” Oggi niente funghi al funghetto!”  Sospirò una volta, sospirò due volte e, al terzo sospiro si disse  E’ inutile che stia qui a lagnarmi, troviamo una soluzione per il pranzo di oggi.

Ricominciò a sorvolare il bosco osservando tutto quello che poteva offrire cibo:

le nocciole non erano ancora mature, nemmeno le castagne; invece i rovi delle more erano pieni di frutti neri e sugosi e nel sottobosco rosseggiavano deliziose fragoline.

Gaia raccolse moltissimi di quei frutti e li portò nella cucina delle fate.

Preparò una gigantesca macedonia di frutta e come condimento mise dell’ottimo miele chiesto gentilmente alle api; infine scrisse un cartello:

“Per cause di forza maggiore il menù è cambiato, avremo per pranzo un'insalata di frutti di bosco.”

A mezzogiorno le fate arrivarono puntuali e furono assai felici della sorpresa.

Ringraziarono Gaia e il bosco per l’ottimo pranzo e invitarono al banchetto gli insetti.

Le fate sono tali perché vivono con gioia ogni aspetto della vita, non si lasciano spaventare dagli imprevisti e vivono ogni cosa come un grande dono fatto loro da Madre Natura.

 

 

 

                                           

 

 

 

 

                                                   

                                                                 

 

 

                                           

 

 

 

 

                                                   

                                                                 

 
 
 
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