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RIECCO LA PERCEZIONE DEL PRECONCETTO

Post n°62 pubblicato il 28 Ottobre 2011 da Blackmoore

Ieri notte, rimasti i nottambuli in MakingMusic, alcuni discorsi mi hanno traghettato nell'antro sibilliaco del mio preconscio. Naufrago nel mio intimo  per pochi momenti sono  Paolo e non Blackmoore. Una frase ...... :

"Sai Black ti dico che stasera mi piaci perchè mostri la tua fragilità e non come sei di solito, antipatico e presuntuoso".

Non è certo la prima volta che mi viene detta  ma la sorpresa che ne deriva per me è sempre stimolante.

Vi dico che secondo me  la verità su ognuno di noi e sulla nostra natura non possa essere "capita" da alcuno se noi stessi non intendiamo condividerla , figuriamoci in una chatroom dove io propendo a non concerdermi mai.
Prima di esprimersi istintivamente,  come in quella frase, bisognerebbe riflettere su quanto sia' prerogativa del  ragionamento deduttivo,  portare la percezione degli altri sul piano delle esperienze personali,  preconcettualizzando.

A questo proposito mi diverto a riportare una mia pubblicazione di molto tempo fa, scritta  per la stessa ragione, dove la parte iniziale, composta con stile volutamente ermetico, stimola o allontana l'attenzione del lettore in funzione del suo "reale interesse" per l'argomento in "sub testo":

Insiemistica - Da Cantor a Blackmoore
Circa nella metà dell'ottocento, con l'analisi delle geometrie non Euclidee, si capì che vi fosse  la possibilità di analizzare dei sistemi geometrici aventi la medesima garanzia di coerenza pur teorizzando ipotesi che sembravano contraddire la comune intuizione. Il momento era rivoluzionario se si tiene conto  che la geometria, così come  l'intera scienza  della matematica, si basasse su assiomi, ovvero su asserzioni evidenti e non confutabili.
Su questi ultimi poggiano e si creano coerentemente, come in una sorta di organigramma, tutti i postulati che ne conseguono. Iniziò in questo modo una revisione del sapere matematico con l'intenzione di dare il massimo rigore possibile alla costituzione di questa disciplina detta successivamente insiemistica. Ovviamente i fondamenti della matematica potevano essere discussi e chiariti solo sulla teoria dei numeri reali.
Dalle origini i matematici si erano trovati a discutere paradossi che derivavano accettando il teorico infinito  per definizione. In tutte le epoche successive si cercò di aggirare questo enorme ostacolo che non pochi problemi creava nella stesura delle dimostrazioni. 
La teoria degli insiemi venne presentata alla fine dell'ottocento in cui si prendeva in esame  l'infinito autentico o attuale. Questo elemento veniva immaginato  come una grandezza "sui generis" e quindi definibile in assoluto. Per definizione teorica esso è un punto in cui tutti gli elementi sono dotati di una corrispondenza biunivoca con quelli di una sua parte detta anche sottoinsieme.
Potrei dilungarmi sulla questione ma il risultato di detto teorema concretizza la primaria ed assoluta constatazione che il mondo è sempre rappresentabile in forma matematica, l'analisi di un punto di esso, definibile anche come semplice persona, va sempre valutato e commisurato nel dualismo dei rapporti.

DI QUALE INSIEME FATE PARTE? E SOPRATTUTTO, DI QUALE SOTTOINSIEME?

*) ed ecco il punto per il quale ho ripubblicato questo scritto)

La discussione su come si comporta l'infinito nella matematica come nel mondo di tutti i giorni non è concluso  ma quello che possiamo trarne è che l'ambito della verità è assolutamente più grande di quello del sapere deduttivo. In  ogni teoria, per quanto esplicitata, esistono rapporti veri che non sono percepibili per deduzione, per quanto possa avere quantità di assiomi e postulati.
Questo invita  a rilevare come il raziocinio umano non abbia la sua eccellenza nel saper ragionare, quanto nell'intuire, immaginare e vedere  LA VERITA'.

Black ........  intellegibilmente mimetico

 
 
 
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