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Cattedrali di sale

Post n°37 pubblicato il 29 Settembre 2010 da ilsitodelmistero
 

tratto da avvenire del 26 settembre 2010
 
Cattedrali di sale

di Leonardo Servadio

Da fuori si vede ben poco ma, come in una moderna catacomba, sotto il suolo si respira un’aura di intensa spiritualità, segnata da figurazioni e statue, da piccole e grandi chiese che si aprono come sprazzi di luce nel dipanarsi degli oltre duecento chilometri di cunicoli. Gli scavi sono cessati da una ventina di anni e le antichissime miniere sono diventate un’attrazione per migliaia di visitatori: le espressioni di fede, intensa e vissuta, restano il loro aspetto più forte e costituiscono i principali poli di attenzione, oltre a essere luoghi di culto attivi.

Siamo nelle cave di sale di Wieliczka, nella periferia della Cracovia odierna. Sono antichissime: risalgono al XIII secolo e la loro profondità raggiunge i 327 metri. Nel 1978 sono state dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ma già da secoli sono oggetto di attenzione internazionale: i loro tunnel furono percorsi da Copernico, così come da Goethe e Von Humboldt. Il fatto che oggi, oltre alle celebrazioni ecclesiali nelle loro tante chiese, si svolgano anche esposizioni d’arte, concerti, manifestazioni teatrali e persino sportive nelle loro molteplici altre sale "profane" non sminuisce quell’aura di austera sacralità che deriva al sito dalla diuturna fatica che vi hanno svolto generazioni e generazioni di operai, la cui testimonianza non è solo impressa nelle pareti scavate, ma anche in tanti, piccoli e grandi monumenti che sono stati realizzati durante le ore di riposo, allo scopo di rendere più accogliente l’ambiente e, soprattutto, di elevare un canto di fede: sono vere opere d’arte, espressione di una speranza profonda.

I luoghi e le testimonianze della fede stanno accanto, anzi sono intimamente fuse con i luoghi del lavoro e dalla fatica, m anche dell’ingegno umano: essendo le più antiche, queste miniere ospitano il più completo museo di attrezzi da scavo esistente al mondo. Noi siamo abituati ad attingere il sale direttamente dal mare, ma nel mondo vi sono anche decine di miniere di salgemma, dovute ad antichi mari scomparsi. Nella zona di Wieliczka il deposito si formò circa tredici milioni e mezzo di anni or sono, all’epoca in cui si costituì la catena dei Carpazi. I movimenti tettonici diedero luogo a una depressione che fu riempita da acqua marina, successivamente evaporata. È qui che nel Basso Medioevo si cominciò a scavare. I cristalli di sale hanno una tonalità grigiastra ma, puliti e levigati, possono assumere un’apparenza simile a quella del cristallo. Alcune delle stanze oggi visitabili (il percorso aperto al pubblico è di circa tre chilometri, una frazione minima del vasto complesso ipogeo) sono illuminate da lampadari a goccia, di barocca complessità e ricercatezza: ma è tutto di sale.

I più importanti tra questi spazi "aperti" nel sottosuolo sono cappelle votive e chiese: la maggiore delle quali è dedicata a santa Cunegonda, protettrice della Polonia; si trova a centoun metri di profondità e, per le sue dimensioni e il suo splendore c’è chi la chiama "cattedrale". Ricavata da un unico blocco salino divenne luogo di culto nel 1896 e da allora è stata arricchita sempre di più. Dalla fine dell’800 al 1963 vi lavorarono in particolare tre minatori, autodidatti in campo artistico: Jozef Markowski, Tomasz Markovski e Antoni Wyrodek. Hanno lasciato diverse scene neotestamentarie: accanto ai grandini dell’accesso si distinguono i bassorilievi di Gesù davanti a Erode e del Massacro degli innocentie, al di sopra, una Natività.

Quindi la cappella della Madonna col Bambino, che reca in alto una pittura di Dio Padre e altre immagini riguardanti la Fuga in Egitto e Cristo che cade sotto la croce... Pitture e statue si susseguono come se cercassero di occupare ogni luogo possibile in un proliferare di presenze che quasi con ansia ricordano come negli interminabili budelli sotterranei si elevassero preghiere, e si nutrissero speranze: e si cercasse la luce.

Accanto all’altare, l’Ultima cena rimemora a bassorilievo quella leonardesca, e vicino all’uscita sta un statua di Giovanni Paolo II, l’unica al mondo scavata nel sale, eseguita nel 1999 dal minatore scultore Stanislaw Aniol con l’aiuto di Pawel Janowski e Piotr Starowicze, come espressione di gratitudine per la canonizzazione della beata Cunegonda. Tra le tante altre cappelle, la più antica è quella dedicata a Sant’Antonio, a sessantatré metri di profondità, con sculture che risalgono al XVII secolo. Molte altre cappelle sono scomparse: crollate o semplicemente dilavate dall’umidità.

Un rischio sempre in agguato: a novantun metri di profondità una cappella votiva rende grazie perché un’infiltrazione d’acqua potenzialmente disastrosa a metà del XIX secolo fu contenuta e non causò danni. Le miniere di Wieliczka sono un mondo a parte, qualcosa di lontano dall’esperienza comune. La dimostrazione di come si possa vivere e operare, con identico impegno e intatta fede, in qualsiasi condizione ambientale. I flussi turistici, da cui oggi sono percorse, non ne sminuiranno il valore.

 
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