NormalitàCerte volte, mi capita di sentirmi un pesce fuor d’acqua,proprio come quando avevo sedici anni.Devo confessare che non mi costa starmene da sola,non perché ami stare sola, ma perché preferisco la solitudine,piuttosto che deprimermi della compagnia di persone superficiali,disattente, banali, prive di sensibilità.Con loro non si instaura un minimo canale di comunicazione.Le solite frasi dette.Si parla, ma non si dice niente.E tu stai lì a decifrare quel niente.A inventarti qualcosa che sappia di niente.Per rispondere al niente.E quando non è il niente, è peggio.È la volgarità.O l’idiozia pura.E io proprio non ce la faccio ad essere idiota.O volgare.Non mi riesce.E soprattutto non voglio.Perché non lo sono.Sarò anormale?Accade che mi senta sola, quando sto in mezzo ai "normali".Sento che mi manca l’aria.Mi dà quasi sollievo andare via.Respiro finalmente.Eppure mi piace stare in compagnia, avere amici.Riesco ad amarli, senza fatica.Sono diversa, anormale? Se essere sincera, gentile, rispettosa degli altri, sensibile, se aiutare i deboli, non deriderli, se incantarsi davanti ad un tramonto, o sciogliersi per lo sguardo di un bambino, significa essere diversa,o essere giudicata diversaVoglio esserlo, io, diversa.Per mia scelta.Ne sono felice.Dai normali... scappo.Ma poi, chi ha deciso chi sono i normali ?E che cos’è la normalità? Esistono i normali, o esistono solo i diversi?O i normali, per sentirsi normali, hanno bisogno dei diversi?I normali pensano di essere normali, se si comportano solo secondo la normalità che altri normali hanno inventato.Si imitano tra loro e hanno paura di uscire da quella normalità. Temono di essere anormali, o di essere giudicati anormali da altri normali. Quando incontrano un “diverso” quasi se la prendono con lui, perché ha il coraggio di non essere “normale”.