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Post N° 42

Post n°42 pubblicato il 21 Gennaio 2007 da Ch.Brown

- Ascoltami... tu ce l’hai un'idea di dove andrai a fi­nire?

- A finire?

- Voglio dire... perché fai tutto quello... e cosa suc­cederà dopo...

- Dopo cosa?

Richiuse gli occhi, il vecchio Andersson. Aveva ad­dosso una stanchezza bastarda, una stanchezza.

- Sai una cosa, Dann?, alla fine quando tutto sarà fi­nito non ci sarà nessuno da queste parti che avrà messo insieme tante puttanate come te.

- Non finirà niente, Andersson.

- Oh sì che finirà... e tu te ne starai lì, con una sfilza di errori addosso che nemmeno te l'immagini...

- Cosa dici, Andersson?

- Dico.... vorrei dirti.... non smetterla mai.

Alzò la testa, il vecchio Andersson, voleva parlare che si capisse bene, tutto, proprio bene.

- Tu non sei come gli altri, Dann, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. Io non so... a me la vita sembrava già così difficile... sem­brava già un'impresa viverla e basta. Ma tu... tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida... sem­bra che devi stravincerla... una cosa del genere. Una ro­ba strana. È un po' come fare tante bocce di cristallo... e grandi... prima o poi te ne scoppia qualcuna... e a te chis­sà quante te ne sono già scoppiate, e quante te ne scop­píeranno....... Però...

Non è proprio che riuscisse a parlare, il vecchio An­dersson, gli riusciva giusto di mormorare. Ogni tanto qualche parola spariva, ma c'era, da qualche parte c'era, e il signor Rail sapeva dove.

- Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato... e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ri­cordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita... non sono quelli gli erro­ri... quella è vita.... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spac­ca........ io questo l'ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro... le sue piccole tristi biglie infrangibili... e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo... so­no belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino... ci si vede dentro tanta di quella roba... é una cosa che ti mette l'allegria addosso... non smetterla mai... e se un giorno scoppieranno anche quel­la sarà vita, a modo suo... meravigliosa vita.

Il signor Rail aveva due calici di cristallo in mano. Orlo turchese. La moda di allora. Non disse nulla. Taceva anche il vecchio Andersson. Se ne rimasero lì, a parlarsi in silenzio, per un tempo infinito. Era ormai buio pesto e non ci si vedeva più nulla quando la voce di An­dersson disse

- Addio, signor Rail.

Un buio nero, da non vederci a bestemmiare. - Addio, Andersson.

(Alessandro Baricco - Castelli di Rabbia)

 
 
 
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