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NON GIOCARE CON ME CAP 1 TERZA PARTE

Post n°143 pubblicato il 21 Marzo 2011 da carmen650
 

terxze

CAP 1 TERZA PARTE

 

Manuela Cernuda era una ragazza dolce,
sognatrice. Era anche terribilmente in
gamba con i numeri, teneva lei la contabilità
del negozio, aveva una mente molto analitica.
Insieme cinque anni prima, avevamo rilevato
il negozio diventando socie oltre che ottime
amiche. Mi era spiaciuto lasciarla sola ma
ora eravamo di nuovo insieme e molto a lungo,
anzi per sempre. Mai sarei tornata a Madrid.
La sua apparenza modesta era tutta una facciata,
era tutt’altro che timida, la sua prolissità era
ormai leggendaria, il più delle volte non mi dava
tempo di rispondere che mi rispondeva con altre
domande. Non mi toglieva ma era anche molto
divertente. Ci eravamo conosciute cinque anni
prima. Stefania, la mia editrice, era amica di
sua madre. Insieme le due donne avevano deciso
che il negozio sarebbe stata la ‘sede’ spagnola
per pubblicizzare i miei libri, incontrare i miei
fan. La madre di Manuela era l’editrice che pubblica
i miei libri in lingua spagnola. Da lì da quella
collaborazione di lavoro alla nascita di una straor-
dinaria amicizia il passo era stato assai breve.
- che bello rivederti ! -
- ho chiuso con Rodrigo. Ora vivrò qua- sentenziai.
- Oh tesoro mi dispiace...
- come, ti dispiace che vengo qua?-
La mia ironia era sempre molto spiccata, a volte io
e lei iniziavamo un’intricata schermaglia di parole
e battute.
- no, sciocca! Volevo dire…
- sì, ho capito-
- Poi con calma mi racconterai vero?-
- Certo. Tu come va?-
- Oh...non ho ancora incontrato il mio uomo
ma non importa. E' un momento di calma ci
prendiamo un caffè?-
- ottimo-
Già, dovete sapere che in Barri Eixample era
molto accentuata la cultura del caffè, ve ne
erano moltissimi di caffè.
Così, Manuela aveva suggerirlo di allestirlo nel
nuovo spazio acquisito. Mi sedetti comoda e lei
mi preparò un caffè sublime. Miguel, il barman,
stava servendo una coppia.
Il mio caffè era terribile, aveva proferito più volte,
così mi proibiva di prepararlo.
- ho un pò di posta da darti...- mi informò.
- wow...- e guardai la pila di buste che mi depose
sul tavolo. Un paio mi caddero. Una di esse mi
lasciò sbalordita. L'aprii.
- ambasciata inglese! Ah sì, ricordo, sull'aereo
per andare a Londra ho conosciuto la moglie di
un diplomatico. Lei è stata molto carina con me
e io con lei...le ho firmato il libro che stava leggendo,
il suo libro preferito è il primo, ' così inglese' Ha
commentato con un sospiro. Così mi ha invitato.
Mai stata in un'ambasciata, dovrò comprare un abito
adatto-e sorrisi ma ovviamente con un pizzico di
amarezza.
- Che meraviglia! Magari conosci qualche bel tipo ! -
incalzò lei.
- Magari. Questo invece? - aprii e trovai dentro due
biglietti per il Camp Neu, per vedere una partita del
Barcellona.
- oddio, questo è meglio dell'altro invito! -
- come può una donna di classe come te...preferire
il calcio a una serata di gala, non lo so proprio.-
replicò con un simpatico broncio.
- vuoi mettere? 22 uomini in calzoncini che corrono
e...insomma, trasudono mascolinità. -
Già, spesso i cocktail mi annoiavano, molte persone
erano presenti più per dire ‘c’ero anch’io’ che per
voler conoscere persone interessanti. Quasi sempre,
erano gli uomini ad essere interessati a ciò che raccon
tavo, erano affascinati dalla mia variegata cultura.
Così, se non avevo proprio voglia di uscire, mi
rilassavo e mi divertivo a guardare una partita di calcio,
l’intricate manovre delle loro gambe, i loro fisici, a
volte non erano straripanti anzi molto modesti eppur
erano molto maschi. Era uno sport che mi intrigava e
mi trascinava.
- in effetti...che partita è? -
- il derby catalano. Sto cercando di capire chi me
lo manda...ah, sì ecco. Il produttore della serie di
cui scrivo la sceneggiatura. Sai,
El tiempo de olvidar.
Il se

ņor Francisco Ortega scrive che ha un'altro
impegno famigliare e non può. Siccome sa che
sono accanita tifosa, ha pensato a me. Due biglietti.
Vieni?-
- Non mi piace lo sai...prova a chiedere a Marisa...-
- oh, anche lei detesta il calcio. No, lo chiedo a
Consuelo. Ma ora torniamo al lavoro...-
Ripresi a leggere tutte le missive. Fan e associazioni
culturali, o altri inviti.
Fra una missiva e l'altra firmavo un romanzo.
Il lavoro era una medicina straordinaria. Per tutta la
mattina non pensai un secondo a Rodrigo. Fui
sollevata che il ricordo di quel momento orribile
del tradimento mi lasciasse in pace.
Durante la pausa pranzo, chiamai Consuelo che
abitava sull'altro lato della strada dove abitavo.
Era come me, scatenata quando vedeva giocare gli 'azulgrana'.

 
 
 
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