
CAPITOLO 1 DI CARMEN650/CRIZA65
Parte 1
Madrid. Giorni nostri.
Ero felice di tornare a casa un giorno prima, dal viaggio di lavoro a Londra. Certo era stato un viaggio di lavoro entusiasmante e produttivo ma avevo una folle voglia di rivedere il mio uomo, Rodrigo Casalderey.
Poggiai la valigia in un angolo, e vidi le chiavi dell'auto sulla consolle dell'ingresso. Era già a casa. Sorrisi emozionata.
Rodrigo era un giornalista e lavorava in un programma televisivo di intrattenimento e informazione 'El mundo hoy' ovvero 'il mondo oggi'
Lo cercai in cucina e in quel momento sentii la voce di una donna, o meglio la sua risata.
Misi giù il bicchiere, quindi percorsi il corridoio e mi fermai sulla porta della camera. Non si erano preoccupati di chiuderla.
Li vidi così, avvinghiati sul letto. Nudi.
'“Il tuo orgoglio. Non mostrargli le tue lacrime a quel bastardo, non se lo merita' mi rimproverai ma il dolore mi trapassò con un brivido.
- come...hai potuto? '- gli domandai, mordendomi il labbro.
Lui si sollevò a sedere sospirando a fondo. Quindi si infilò i pantaloni, si alzò e mi guardò con aria arrogante.
- ehi, tesoro cosa pretendi da me? Non siamo mica sposati io e te, sai? - mi derise palesamente. Io lottai contro le mie emozioni. Dentro me c’era una diga che stava per crollare. Dovevo farmi forza e fermarla.
Allungò una mano per toccarmi, io, disgustata, mi ritrassi.
- Già, cosa pretendo? Cosa significa non siamo sposati? Pensavo che comunque fossimo una coppia, conviviamo insieme ! Ah, vai all'inferno!-
Conclusi, ormai in lacrime, ferita dalla sua espressione arrogante e impudente. Afferrai la mia valigia e stavo per aprire la porta quando lui mi bloccò, afferrandomi per il polso, attirandomi a sè, Le sue mani intorno alla mia vita. Poi con il suo solito tono suadente, sensuale:
- dai su, non esagerare, non fare la melodrammatica. Veronica è stata solo una distrazione...un'avventura per me. Sesso, solo sesso. Sei tu la donna della mia vita-
- Non più. Non posso stare ancora con te. Non ho più fiducia in te e se manca la fiducia...-
- Dove andrai?- domandò come se le mie parole non l’avessero sfiorato. Ma aveva capito che non volevo più rivederlo? O forse non capivo io che non contavo niente per lui, dopotutto?
- perché?- domandai con un sospiro di malcelata pazienza.
- se voglio riconquistarti ...vorrei sapere dove sei. Dubito che troverai un'altro uomo. Non sei certo una bellezza, non sei più nemmeno più tanto giovane quindi vedrai che mi cercherai -
Io rimasi stizzita dalla sue parole. Come poteva ferirmi ancor di più? Quanto ero stata stupida a non capire che razza di uomo era!
Era vero in parte, non ero certo una bellezza e non ero più tanto giovane, ma da qui a non trovare un'altro uomo era una cattiveria che poteva risparmiarsela.
- scordatelo e ora lasciami, o mi metto a urlare-
Lui, sbuffando, mi lasciò andare.
Aprii la porta e me ne andai. In ascensore lasciai che le lacrime scendessero finalmente libere.
Chiamai un taxi e attesi. Mi voltai d'istinto e vidi lui dietro la finestra della cucina, che fumava e mi guardava con uno sguardo corrucciato Poi vidi lei, che si strofinava contro di lui.
Sollevata vidi il taxi arrivare. Salii in auto e finalmente mi allontanai da lui. Rabbia e dolore si alternavano nel mio animo.
Mi feci portare in stazione. Avevo deciso dove andare. Quel che non mi mancava era la determinazione. Il saper decidere rapidamente cosa volevo. Scesi e pagai l'autista. Quindi entrai nella stazione e mi diressi alla biglietteria.
Attesi paziente in fila e finalmente potei comprare un biglietto per la città catalana.
A Barcellona avevo una villetta vicino al mare. Hada Chale' ovvero Villa di Fata. Era il posto ideale per ricominciare. Adoravo Barcellona. Sarei tornata a Madrid a prendere il resto degli abiti e di altri oggetti, in un secondo momento.
Avevo comunque abiti anche alla villa.
Non vedevo l'ora di riabbracciare le mie due più care e intime amiche Marisa Noguero, la mia vicina di casa e Manuela Cernuda, co-proprietaria della libreria Mariposa. Loro mi avrebbe aiutato a riprendermi.
In più ci sarebbe stata la briosa Consuel Sanchez, un’altra vicina di casa.
Poi il mio lavoro mi avrebbe aiutata moltissimo.
Amavo il mio lavoro di scrittrice e sceneggiatrice. Insomma non capita a tutti la fortuna di svolgere un lavoro che si ama.
Sì, Barcellona era la mia oasi di felicità.
Salii sul treno EVR 570 che mi avrebbe portato in terra catalana in poche ore.
In treno, chiamai Stefania la mia editrice e agente. Era quasi come una madre per me e potevo parlare di tutto, mi aiutava sempre a metter ordine nei miei pensieri, a dissipare i miei dubbi. Provavo un immenso affetto per lei che conoscevo da quando ero un adolescente.
Poi chiamai Marisa. Le dissi solo che venivo a vivere lì, le avrei raccontato tutto appena ci saremmo viste. Era una donna così energica a volte sembrava brusca ma era per darti una ‘sferzata’.
Arrivai così a casa in tarda serata. La mia villetta era posta su un piano, la cui entrata era raggiungibile tramite una breve scalinata in sassi, era un antica hacienda di fine
ottocento ristrutturata .
Era situata in Carrer Sant Carles a pochi metri da San Sebastian Beach.
Era una zona tranquilla e discreta non essendo direttamente sul lungo mare. A pochi passi da lì, si trovava Barceloneta. Nel 18^ secolo si insediarono i primi pescatori, ancora ora ci sono strette strade che danno idea dell’antico villaggio. Di tanto in tanto in tanto, nell’andare in spiaggia, udivo le donne anziane che urlavano da un balcone all’altro mentre i loro mariti se ne stavano seduti davanti alle loro case, con aria impassibile. Come fossero lì da secoli. Ciò mi piace, che tutto sia rimasto come allora.
Sulla spiaggia, quando ho l’occasione di farlo di poter restare tutto il giorno, so molto bene che posso contare su venditori ambulanti da cui si può acquistare di tutto e inoltre passeggiando lungo la riva si possono incontrare i chiringuitos, simili a dei chioschi dove gustare qualche snack gustoso. Il mio preferito si chiama El Chiringuitos Salvador a Barceloneta.
La spiaggia e’ frequentata per lo più da famiglie e turisti. Quell’aria casalinga e semplice mi rilassava sempre moltissimo. Mi faceva sentire meno sola. Era il posto ideale per me per rinfrancarmi, guardare la gente, trarre interessanti spunti per i miei personaggi. Io scrivevo di persone comuni. Non di supereroi inverosimili.
Inviato da: enna68
il 24/02/2012 alle 20:04
Inviato da: chiaracarboni90
il 07/11/2011 alle 17:04
Inviato da: carmen650
il 31/10/2011 alle 14:36
Inviato da: profumo_di_caffe
il 25/10/2011 alle 20:19
Inviato da: sparusola
il 12/10/2011 alle 15:08