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TORNIAMO SERI....ECCO LA SECONDA PARTE DEL PRIMO CAPITOLO

Post n°114 pubblicato il 14 Marzo 2011 da carmen650
 

ELDK

Così nell’aprire la porta, vidi arrivare dal vialetto la mia amica Marisa. Dall'auto scesero i suoi due bambini Marina e Julio.
-zia Cristina!- mi salutarono con grande entusiasmo. Io li abbracciai poi sua madre reclamò anche lei un abbraccio da me.
- ciao tesoro! Che bello rivederti anche se dai tuoi occhi capisco che non è stata una decisione facile-
Decidere di venire a Barcellona era semplice ma ciò che aveva provocato tale decisione, era doloroso.
- già...-e sospirai.
- questo sacchetto è per te. Ti ho preso un pò di cibo-
- grazie tesoro! Pensavo già di autoinvitarmi-
- ah, sai che ci fa piacere averti per cena. Dai, facciamo così, ti sistemi un pò, e poi vieni da noi a cena intesi?-
Marisa aveva sempre molto tatto, non era una persona invadente, mi lasciava sempre la possibilità di ribattere e in quel caso, invece, mi dava una scossa per reagire e mi invitava a casa sua per farmi capire che non intendeva nemmeno lasciarmi sola. Quando mi vedeva titubante, lei mi dava tempo per venirne fuori poi un mio sguardo di muta richiesta le faceva capire che avevo bisogno di aiuto.
- perfetto- e sorrisi con un altro sospiro.
Entrai in casa. La trovai in ottimo stato.
Mi recai in camera da letto, disfai la valigia e smistai gli abiti da lavare. Quindi mi buttai sotto la doccia.
Dalle finestre della mia camera e di quella della cucina potevo vedere il mare. Sospirai deliziata, mi sentivo già meno oppressa. Quella vista mi sollevava sempre il morale, il profumo del mare, l’aria salmastra, erano una vera panacea per il mio umore.
Indossai un miniabito, dei leggins e andai a bussare dai Noguero.
Fu una cena simpatica come sempre. Fernando, il marito di
Marisa era un brav'uomo, semplice e ricco di humor.
Poi ci trovammo io e lei da sole.
Conobbi Marisa sette anni fa, in spiaggia. Lei stava leggendo un
mio libro. Mi aveva subito riconosciuto nella foto sul retro della copertina. Aveva iniziato a parlare come se ci conoscessimo da sempre, il che è ideale per una persona timida come me. Era nata subito un ottima intesa, di complicità di idee e di spiccato senso dell'umorismo venato di ironia. Poi, due anni dopo, mi ero trasferita a Madrid e avevo rivisto Marisa solo in occasione delle vacanze estive, mi rendevo conto ora di quanto mi era mancata la sua amicizia. Il nostro rapporto era immutato, anzi, si era rafforzato nonostante la distanza. Ci eravamo sentite per telefono ogni settimana, ora eravamo di nuovo insieme. Come due sorelle.
Le raccontai ogni cosa. Lasciandola senza parole.
- Cosa farai? -
Avevo avuto modo di pensarci molto in treno, mentre raggiungevo Barcellona, e avevo capito che dovevo reagire subito e soprattutto non ne valeva la pena per una persona arrogante ed egoista come Rodrigo Casalderrey. Così, rassicurai subito la mia amica, che aveva le sopraciglia corrugate per la preoccupazione.
- Risalgo subito a cavallo, ragazza, lavoro e ...mi rimetterò in vetrina per conoscere qualcun'altro. Un bel catalano doc stavolta. I madrileni non fan per me -
Non mi piacevano i cittadini della capitale, avevo avuto più volte scontri verbali sgradevoli, molto violenti in alcune occasioni, erano troppo supponenti e arroganti e forse ero stata molto sfortunata ad incontrare persone così. Mentre non avevo mai avuto problemi con i catalani. Ero una persona che amava vivere per conto mio, e loro, con il loro modo discreto di vivere, mi rasserenavano. Era il mio mondo ideale.
Non avevo timore a gettarmi nella ‘fauna’ e il tempo scorreva, non ero più una ragazzina, se non avessi reagito subito, sarebbe stato molto difficile ricominciare perché la paura di venire ferita nuovamente mi avrebbe bloccata.
-brava, così mi piaci! Con il tuo lavoro vedrai che ne incontrerai anche migliori di Don Rodrigo-
- Pensa, il regista del programma mi ha fatto una corte serrata...quindi non sono così male-
Se mi guardavo allo specchio, non mi dispiaceva ciò che vedevo,
i miei capelli di un caldo castano mogano mi sfioravano le spalle con morbide onde, i miei occhi castano chiaro erano luminosi come due topazi, come mi diceva sempre Stefania quando ero ragazzina, la mia bocca piena aveva una forma a cuore quando ero seria o imbronciata ma si apriva in un ampio sorriso quando tornavo serena. Ero alta poco più di un metro e settanta e piuttosto formosa. Il regista dello sceneggiato per il quale scrivevo, era attratto dalla mia procacità tutta italiana. Era piacevole, dal momento che nel mondo dello spettacolo vigeva il fisico longilineo, in alcuni casi portato all’estremo.
- ma certo! Rodrigo è un arrogante. Dai, raccontami del viaggio.-

Il mattino dopo, scesi dall’autobus e attraversai la Rambla de Catalunya, mi trovavo in Barrio Eixample, Era una zona molto elegante, residenziale e ricca di capolavori d’architettura. Infatti, mentre raggiungevo Carrer de Balmes, potei rimirare nuovamente la bellezza di Casa Battlo con la sua originalissima facciata dipinta e strutturata con elementi architettonici innovativi, opera di Gaudì. Erano opere che mi lasciavano sempre estasiata per la loro bellezza, perché a volte una luce particolare dava loro una nuova veste.
Per quello amavo moltissimo quella zona.
Era difficile perdersi in quelle vie, persino io che non avevo il
benché minimo senso dell’orientamento, eh sì, l’ingegnere Cerdes l’aveva pensata giusta a organizzare quelle vie dalle linee rette, formando così una griglia. Lo ringraziai mentalmente mentre entravo nella libreria, dopo aver buttato un occhio su un abito in una vetrina di una boutique di una nota stilista. Del resto, la zona era rinomata per lo shopping d’alta classe, a cui facevo ricorso solo se dovevo intervenire ad un evento mondano. Altrimenti mi recavo nelle piccole boutique di Calle Avinyo nel Barrio Gotico o in El Raval dove potevo acquistare abiti originali a prezzi contenuti.
- buongiorno, vorrei l'ultimo libro di Cristina Lancetti...- esortai alla donna alla cassa, cercando di non mostrare il mio viso.
Lei rimase un' attimo interdetta poi uscì dalla sua postazione e mi riconobbe, emettendo un gridolino di sorpresa.

 

 

 
 
 
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