25. Come zattere sopravvissute
al naufragio

5. Passato
Se poi c'è una cosa che fa imbestialire la civiltà, è il tipo di rapporto che i
barbari intrattengono con il passato. Non tanto con la storia passata: con
la cultura del passato. E quella è una faccenda interessante.
In genere, la civiltà si regola ancora con i precetti di monsieur Bertin:
la cultura del passato rappresenta il luogo delle nostre radici e quindi è, per antonomasia, il luogo del senso. Che so: Dante, la cattedrale di Reims,
le sinfonie di Haydn. Per accedervi bisogna fare una grande fatica, risalire
la corrente del tempo e diventare padroni delle lingue in cui, lì, il senso
è pronunciato: il minatore diventa archeologo e traduttore, e, con una
cura infinita, scava per recuperare il reperto antico, stando molto attento
a non spaccarlo. Poi lo pulisce, quando è necessario rimette insieme i
pezzi, lo studia, e lo mette in un museo. E' il genere di trafila per cui
monsieur Bertin andava matto. Oggi è il protocollo ufficiale del nostro
rapporto con il passato. Legioni di sacerdoti e vigilantes intellettuali si
danno la pena, ogni giorno, di tramandarlo. Somme sorprendenti di
denaro pubblico sono spese, senza fare una piega, per assicurarsi che
la gente lo rispetti. Lo riassumerei così: il passato è uno dei luoghi
privilegiati del senso: bisogna capire che non è mai finito, e rivive in
ogni gesto che sa suscitarlo dall'oblio. Saperlo suscitare dall'oblio è
una faccenda di fatica, rigore, studio e intelligenza. Voilà.
L'idea dei barbari, al proposito, è radicalmente opposta. La riassumerei
così: il passato, come dice la parola stessa, è passato. Fine della discussione.
E, fin qui, c'è da mettersi le mani nei capelli. Ma proviamo ad andare avanti.
A ben vedere, il passato è tutt'altro che assente dall'immaginario collettivo
dei barbari. Diciamo che è presente, e molto, ma in una forma particolare.
Il passato sta nella mente dei barbari come le cose vecchie o antiche
stanno nei fumetti e nei film di fantascienza. Come un monocolo sul
volto di un alieno che sta per invadere la terra. Come un arco gotico
nel palazzo del re dei cattivi. Come l'impugnatura di legno della pistola
disintegrante. Sì, dice, va bene, ma cosa significa, esattamente? Provo a
spiegarlo. Per i barbari il passato è una discarca di rovine: loro vanno,
guardano, prendono quel che gli è utile e lo usano per costruirsi le loro
case. Sono come quelli che tiravano su basiliche cristiane usando le
macerie di un tempio pagano andato in rovina: e rimettevano insieme
pezzi di colonne per far star su tetti che quelle colonne non si sarebbero
mai sognate. Cominciate a capire? Per il modello di monsieur Bertin, quello
che avresti dovuto fare era tirare su di nuovo il tempio pagano, esattamente
com'era! E invece quelli: un pezzo qui un pezzo là, ed ecco qua una bella
basilica cristiana. Non c'erano vigilantes a vigilare e non esistevano ministeri
dei beni culturali!
Lo si può dire anche così: i barbari lavorano su schegge del passato
trasformate in sistemi passanti. Mentre per il nostro modello culturale il
passato è un tesoro sepolto, e possederlo significa scavare fino a trovarlo,
per il barbaro il passato è ciò che, del passato, risale in superficie e entra in
rete con schegge del presente. Sono come zattere sopravvissute a un
naufragio, e arrivate fino a noi tenute a galla dalla corrente indecifrabile
del sentire collettivo. Sono sempre schegge, relitti, frammenti: non è mai
la solennità compiuta di una nave intera che sfugge alla tempesta del tempo:
ma una polena, un paio di scarpe, la scatola di un cappello. Ishmael fu l'unico
a salvarsi, ricordate? Lo trovarono appeso a una bara galleggiante.
Bare galleggianti, portate dalla corrente, ecco cos'è il passato, per i
barbari.
Un corollario affascinante di una simile posizione è questo: il passato
è allineato su una sola linea, definibile come ciò che non è più. Mentre per
la civiltà proprio il misurare ogni volta la distanza dal passato, e colmarla,
e capirla, è il cuore della faccenda, assolto dalla sublime perizia dell'
archeologo e dell'esegeta, per il barbaro quella distanza è standard: la
colonna greca, il monocolo, la colt e la reliquia medievale sono allineati su
un'unica linea, e accatastati nella stessa discarica. In certo modo, sono
anche immediatamente reperibili: non c'è bisogno di risalire un bel niente:
allunghi la mano e sono lì.
La cosa può anche far schifo, ma non dimenticate che un rapporto simile
con il passato non è inedito, per gli umani occidentali, e ha i suoi nobili
precedenti.
Lo so che non ci crederete, ma è vero: gli eroi dell'Iliade, ad esempio, non
erano la ricostruzione filologica di una qualche civiltà reale, ma l'immaginario assemblaggio di passati stratificati e tutti riallineati su un'unica linea
assurda:
per il pubblico dell'ottavo secolo a. C. immaginare Achille scendere in
battaglia doveva essere come, per noi, immaginare un supereroe vichingo
al volante di una Ferrari senza benzina tirata da otto cavalli, armato con un
arco in
tungsteno, l'Ipod nella tasca della tunica da crociato (in audio: canto
gregoriano e sax): quando parla, parla in latino. Quando canta, canta la
Marsigliese. Per dire: vi farà schifo, ma è già successo. E ci facevano i poemi
omerici, con idee strampalate del genere. E d'altronde: perfino ai tempi di
monsieur Bertin, cos'era Ivanhoe se non un assemblaggio di quel tipo?
E vogliamo ricordare l'antico Egitto dell'Aida? Monsieur Bertin dettava la
linea, ma poi, sotto sotto, quelli facevano quel che gli pareva, fieri di una
schizofrenia che, come vedremo, abbiamo erditato allegramente.
Così, riassumendo, la civiltà insegna un discesa consapevole e colta nel
passato, con l'obiettivo di riportarlo in superficie nella sua autenticità.
I barbari costruiscono con le macerie, e aspettano zattere galleggianti
con cui costruirsi la casa e decorarsi il giardinetto. E' talmente faticosa la
prima soluzione, e ludica la seconda, che gli organi di controllo della civiltà
(scuola, ministeri, media) hanno il loro bel da fare per impedire alla
collettività tutta di scivolare giù per la china della barbarie. Per cui la disciplina
si è
ormai irrigidita a culto, e la vigilanza è ostinatissima. Quotidianamente
viene ripetuto l'assioma per cui l'uso del passato che fanno i barbari sta
a quello che ne fa la civiltà, come un hamburger di McDonald's sta a un
brasato al barolo. La gente fa finta di crederci. Ma sotto sotto sa che
l'assioma vero è un altro: il passato dei barbari sta a quello della civiltà
come mangiare un hamburger di McDonald's sta a guardare un brasato
al barolo. In questa intuizione, la gente registra la convinzione, tipicamente
barbara, che il passato è utile solo quando e dove può diventare,
immediatamente, presente. Quando lo puoi consumare, mangiare,
trasformare in vita. Non è un principio estetico, il rapporto col passato,
non è una forma di eleganza: è la risposta a una fame. Il passato non
esiste: è un materiale del presente. Sarà probabilmente vero, pensa il
barbaro, che il brasato al barolo è più buono di questo orrendo hamburger:
ma io ho fame qui e adesso, e se devo andare fino nelle Langhe per
mangiare quello splendore, io là ci arrivo morto. Specie da quando la
strada per le Langhe è diventata un viaggio lunghissimo, selettivo,
sofisticato, elitario e pallosissimo. Quindi mi fermo qua. E mangio il
mio hamburger, sentendo nel mio Ipod le quattro stagioni di Vivaldi
versione rock, leggendo intanto un manga giapponese, e soprattutto
mettendoci dieci minuti dieci, così me ne esco di nuovo fuori, e non ho
più fame, e il mondo è lì, da attraversare. E' una posizione discutibile.
Ma è una posizione: non è una follia.
Forse, la vera linea di resistenza al saccheggio barbaro del passato
la troverebbe una civiltà che invece di contestare ossessivamente la
legittimità di quel gesto, si spingesse a giudicare quel che i barbari
fanno col bottino della loro ruberia. Alla fine, quel che dovrebbe essere
importante è cosa se ne fanno, di quelle macerie. Un conto è costruire
basiliche, un conto è usare capitelli corinzi per farci il barbecue. Dato
che spesso ci fanno il barbecue, ci sarebbe largo spazio per una critica
utile e salvifica. Ma in genere devo registrare che la civiltà preferisce
arroccarsi al di qua di un simile confronto, dietro alla sua personale
muraglia cinese: continuando maniacalmente a pretendere che con
quelle pietre si ricostruisca il tempio ad Apollo, e nient'altro.
E' una battaglia sensata, me ne rendo conto. Ma nel momento in
cui ti accorgi di averla persa, rimane sensato continuare a combatterla?
Inviato da: Vous êtes un chef
il 16/08/2013 alle 10:30
Inviato da: puzzle bubble
il 04/05/2012 alle 14:08
Inviato da: Anonimo
il 25/03/2008 alle 23:39
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 10:58
Inviato da: casaacciaroli
il 15/03/2008 alle 10:17