Negli anni 20’, mentre al Nord, soprattutto a Torino e a Milano, le lotte dei lavoratori mettevano in crisi il governo liberale con le proteste contro l’applicazione dell’ora legale, in Calabria specialmente nella provincia di Cosenza, le tendenze
politiche non si esprimevano con chiarezza.
Ancora non si erano create reti organizzative a livello provinciale a favore dei comunisti o a favore di nuove tendenze.
Giovanni Arena,giovane fabbro, nato a Fagnano Castello nel 1898, faceva parte del nucleo socialista e per lasciarsi alle spalle la confusa realtà cosentina, preferì partire per Torino.
Qui rimase fino al 1928, gestendo una fabbrica di cartoline.
A Torino fu legato da intima amicizie con vari deputati.
Così Giovanni divenne fiduciario del partito socialista di Torino.
Ma quanto egli stesso si senti sorvegliato dalle autorità del P.S. non scelse l’esilio volontario, ma fece perdere temporaneamente le sue tracce, andando a Milano dove altri avevano costituito un’efficiente nucleo operativo.
L’Arena a Milano fece parte di un circolo culturale, dove conobbe eminenti personalità.
Il prefetto lo rimpatriò a Fagnano Castello, paese d’origine, con l’ordine di non allontanarsene.
Nel 1931 con regolare passaporto si trasferì con la moglie a Chicago, dove diventa direttore del quotidiano ‘’L’Italia’’, e nella qualità di direttore dell’importante giornale fu ricevuto in Italia in udienza speciale dal pontefice.
Ritornando a Chicago accecato dal suo successo, commise un errore fatale: presentò al consolato generale italiano della Città una richiesta di riabilitazione morale e politica.
Il console chiese subito al prefetto di Cosenza il parere, ed espresse parere negativo, visto i suoi precedenti.
Così fu costretto a lasciare il giornale L’Italia e prese un giornale minore ‘’La tribuna’’
e cominciò a scrivere contro il suo vecchio quotidiano, così si accorse che il giornale ‘’L’Italia’’ era sostenuta dagli emissari fascisti del consolato.
Così l’Arena a quel punto si accorse che la disputa era politica e dal suo giornale rispose con dichiarazioni chiaramente antifasciste.
Addirittura non potendo competere col potente quotidiano, affidò al ‘’Chicago Daily News’’ una dichiarazione in cui tra l’altro affermava che gli stati uniti dovevano prepararsi contro l’attività del fascismo e del nazismo.
Con quelle dichiarazioni l’Arena provocava su di sé un complotto politico.
Infatti il 16 aprile 1941 incogniti lo assassinarono.
Si chiudeva così la vita di un fabbro,giornalista e antifascista, nato come noi a Fagnano Castello!