Ma, per favore. Se c’è un uomo di partito, un magnifico uomo di partito, questo è Vincenzo de Luca, ex comunista, ex pds, ex ds ed oggi con bassolino ed iervolino membro della direzione nazionale del partito di bersani. Un pdiino doc di fede dalemiana. Domenica va a Scampia insieme alla sua collega e compagna di partito Rosetta e siccome deve avere i voti dei napoletani si guarderà bene dal ripetere ciò che disse qualche anno fà (lo ha opportunamente ricordato il consigliere Salvatore Varriale del pdl), che i napoletani sono “plebei, cafoni e imbroglioni” e Napoli “un caravan serraglio patria di camorristi e delinquenti” vera “palla al piede della campania”. Non lo dirà ma Vincenzo de Luca lo pensa e non ha cambiato idea. E non dirà ciò che pensa della sindaca Iervolino, ciò che in altre occasioni ha invece detto senza peli sulla lingua. Non può farlo per naturale educazione ma sopratutto perché gli elettori della sindaca devono votare per lui. De Luca è un “pitt bull”di razza che può abbaiare ma non mordere, costretto a bluffare perché deve tener conto del pd napoletano che ha espresso bassolino ed Iervolino senza i quali la sua corsa verso la regione è sarebbe già finita. De Luca è stato un buon sindaco di Salerno. Vero, anche se il salernitano Isaia sales lo nega accusandolo di aver messo su un sistema di potere peggiore di quello bassoliniano. Ma un conto è Salerno, un conto la Campania, un conto la seconda regione d’Italia (ed ultima in graduatoria nazionale dopo dieci anni di centro sinistra) un conto un Comune per quanto importante. Si può dire che l’handicap di de Luca è proprio la coalizione che lo sostiene senza cultura di governo, rissosa per natura, inconcludente per vocazione. Questo certo pensa anche lui, ma non potendone fare a meno ne subirà tutti i danni. La coalizione. Mancano Di Pietro, Rifondazione e Comunisti italiani. Sul tema si intravede già la solita cialtroneria politico- mass mediatica, e si capisce che sarà una campagna elettorale di ipocrisie e menzogne. Di Pietro dice che farà l’accordo se De Luca in caso di condanna si dimetterà. Ma cos’altro potrebbe fare se non dimettersi? Piuttosto se vincesse avrebbe bisogno anche lui di un “legittimo impedimento” per non passare i prossimi cinque anni nelle aule di giustizia invece che a Santa Lucia. E, forse, il suo partito che ha gridato allo scandalo per Berlusconi dovrebbe ripensarci. Il “moralista” Di Pietro farà l’accordo con De Luca se gli conviene, ma dopo il congresso perché teme gli strali del suo sodale di partito, il “super moralista” De Magistris. E francamente non si capisce con quale faccia Rifondazione e Comunisti Italiani, “alla fine” potrebbero decidere di far proprio il “modello rosso” di Vincenzo, fatto di ronde e pugno duro contro prostitute ed immigrati, una ricetta leghista che sarebbe difficile far digerire ad un elettorato democratico ancor prima che di sinistra. Sappiamo però che l’estremismo ha occhio vitreo e faccia di bronzo e stomaco di struzzo e per qualche seggio nell’Assemblea regionale sarebbe capace pure di digerire l’indigeribile. Roba da matti. Prc_pdc, cobas,I centri sociali, i grillini, i pacifisti, gli integralisti dell’integrazione, tutti col sindaco sceriffo, un campione della sinistra paraleghista, un originale trovata di una ex sinistra che non sa più cos’è ne cosa vorrebbe essere, che non riesce a rinnovarsi che rincula nella sua crisi mortale e che cerca di rigenerasi rifugiandosi in un “altrove” da se che non esiste. A pensarci bene il de luchismo è solo l’altra faccia del bassolinismo una sorta di continusamo rovesciato, forse un rimedio peggiore del male.
Il pitt bull de Luca campione dell’antipolitica?
Ma, per favore. Se c’è un uomo di partito, un magnifico uomo di partito, questo è Vincenzo de Luca, ex comunista, ex pds, ex ds ed oggi con bassolino ed iervolino membro della direzione nazionale del partito di bersani. Un pdiino doc di fede dalemiana. Domenica va a Scampia insieme alla sua collega e compagna di partito Rosetta e siccome deve avere i voti dei napoletani si guarderà bene dal ripetere ciò che disse qualche anno fà (lo ha opportunamente ricordato il consigliere Salvatore Varriale del pdl), che i napoletani sono “plebei, cafoni e imbroglioni” e Napoli “un caravan serraglio patria di camorristi e delinquenti” vera “palla al piede della campania”. Non lo dirà ma Vincenzo de Luca lo pensa e non ha cambiato idea. E non dirà ciò che pensa della sindaca Iervolino, ciò che in altre occasioni ha invece detto senza peli sulla lingua. Non può farlo per naturale educazione ma sopratutto perché gli elettori della sindaca devono votare per lui. De Luca è un “pitt bull”di razza che può abbaiare ma non mordere, costretto a bluffare perché deve tener conto del pd napoletano che ha espresso bassolino ed Iervolino senza i quali la sua corsa verso la regione è sarebbe già finita. De Luca è stato un buon sindaco di Salerno. Vero, anche se il salernitano Isaia sales lo nega accusandolo di aver messo su un sistema di potere peggiore di quello bassoliniano. Ma un conto è Salerno, un conto la Campania, un conto la seconda regione d’Italia (ed ultima in graduatoria nazionale dopo dieci anni di centro sinistra) un conto un Comune per quanto importante. Si può dire che l’handicap di de Luca è proprio la coalizione che lo sostiene senza cultura di governo, rissosa per natura, inconcludente per vocazione. Questo certo pensa anche lui, ma non potendone fare a meno ne subirà tutti i danni. La coalizione. Mancano Di Pietro, Rifondazione e Comunisti italiani. Sul tema si intravede già la solita cialtroneria politico- mass mediatica, e si capisce che sarà una campagna elettorale di ipocrisie e menzogne. Di Pietro dice che farà l’accordo se De Luca in caso di condanna si dimetterà. Ma cos’altro potrebbe fare se non dimettersi? Piuttosto se vincesse avrebbe bisogno anche lui di un “legittimo impedimento” per non passare i prossimi cinque anni nelle aule di giustizia invece che a Santa Lucia. E, forse, il suo partito che ha gridato allo scandalo per Berlusconi dovrebbe ripensarci. Il “moralista” Di Pietro farà l’accordo con De Luca se gli conviene, ma dopo il congresso perché teme gli strali del suo sodale di partito, il “super moralista” De Magistris. E francamente non si capisce con quale faccia Rifondazione e Comunisti Italiani, “alla fine” potrebbero decidere di far proprio il “modello rosso” di Vincenzo, fatto di ronde e pugno duro contro prostitute ed immigrati, una ricetta leghista che sarebbe difficile far digerire ad un elettorato democratico ancor prima che di sinistra. Sappiamo però che l’estremismo ha occhio vitreo e faccia di bronzo e stomaco di struzzo e per qualche seggio nell’Assemblea regionale sarebbe capace pure di digerire l’indigeribile. Roba da matti. Prc_pdc, cobas,I centri sociali, i grillini, i pacifisti, gli integralisti dell’integrazione, tutti col sindaco sceriffo, un campione della sinistra paraleghista, un originale trovata di una ex sinistra che non sa più cos’è ne cosa vorrebbe essere, che non riesce a rinnovarsi che rincula nella sua crisi mortale e che cerca di rigenerasi rifugiandosi in un “altrove” da se che non esiste. A pensarci bene il de luchismo è solo l’altra faccia del bassolinismo una sorta di continusamo rovesciato, forse un rimedio peggiore del male.