Il sindaco sceriffo, partito in quarta, è ormai a corto di argomenti e ripete slogan senza senso. A piazza Plebiscito si è lasciato andare ad un comizietto paesano, stile anni cinquanta, riversando volgarità e banalità agli avversari. Il frutto di una sinistra in crisi terminale che per nascondere il fallimento di oltre dieci anni (con Napoli quindici) ha presentato un candidato intento a negare le sue origini politiche (nel Pci), la sua militanza attuale (nel Pd), la sua identità (di sinistra) e la sua convivenza partitica con la Iervolino e Bassolino. “Uomo al di sopra di tutti”, ”uomo nuovo”, “sindaco del fare”, pure mistificazioni per un ex funzionario comu nista, dirigente pdiessino e diessino, membro della direzione del Pd, dalemiano doc ed antibassoliniano per pure esigenze di leadership interna. Se la sinistra si è ridotta a questo, se incapace di autocritica è costretta a negare se stessa ed i quindici anni in cui ha governato per evitare il linciaggio elettorale, allora è ad uno stadio terminale. Il fallimento del centro sinistra nel mezzogiorno è senz’appello. In Campania in questi anni si sono persi più posti di lavoro che altrove, il pil è sceso più che nelle altre regioni del sud, il fiume di fondi Ue sperperato, la Sanità sfasciata, la tutela ambientale inesistente, la povertà cresciuta, il ceto medio sdrenato, la formazione professionale un carrozzone, legalità e ordine pubblico un miraggio con il territorio e gran parte dell’economia in mano a cosche ed a clan. Senza parlare del disastro dell’immondizia che continueremo a pagare per i prossimi decenni, un disastro di proporzioni colossali che ha prodotto danni materiali, morali e di immagine senza precedenti in Europa . Ancora non si sa come smaltire i sette milioni di tonnellate di eco balle, una bomba ecologica con cui siamo costretti a convivere, per dirne una. E poi inefficienza, burocratismi, assistenzialismo, clientelismo. Solo nei trasporti l’attività regionale ha raggiunto la sufficienza e questo per l’esistenza di un parco progetti lasciati in eredità dagli anni ’90 e per i meriti di Ennio Cascetta. Se il Pd avesse scelto l’ex assessore ai trasporti come candidato governatore avrebbe fatto una scelta coraggiosa, dignitosa, comprensibile, una scelta riformista, sull’unico versante spendibile del decennio bassoliniano, quello appunto dei Trasporti. Invece ha scelto un vecchio comunista, un po’ guascone e un po’ squadrista, travestito da leghista che dà la caccia a puttane e immigrati col manganello sul lungomare di Salerno. Vedere ciò che oggi si definisce “sinistra” ridotta in queste condizioni, è una pena per il cuore.
La bollicina mediatica De Luca si sta sgonfiando.
Il sindaco sceriffo, partito in quarta, è ormai a corto di argomenti e ripete slogan senza senso. A piazza Plebiscito si è lasciato andare ad un comizietto paesano, stile anni cinquanta, riversando volgarità e banalità agli avversari. Il frutto di una sinistra in crisi terminale che per nascondere il fallimento di oltre dieci anni (con Napoli quindici) ha presentato un candidato intento a negare le sue origini politiche (nel Pci), la sua militanza attuale (nel Pd), la sua identità (di sinistra) e la sua convivenza partitica con la Iervolino e Bassolino. “Uomo al di sopra di tutti”, ”uomo nuovo”, “sindaco del fare”, pure mistificazioni per un ex funzionario comu nista, dirigente pdiessino e diessino, membro della direzione del Pd, dalemiano doc ed antibassoliniano per pure esigenze di leadership interna. Se la sinistra si è ridotta a questo, se incapace di autocritica è costretta a negare se stessa ed i quindici anni in cui ha governato per evitare il linciaggio elettorale, allora è ad uno stadio terminale. Il fallimento del centro sinistra nel mezzogiorno è senz’appello. In Campania in questi anni si sono persi più posti di lavoro che altrove, il pil è sceso più che nelle altre regioni del sud, il fiume di fondi Ue sperperato, la Sanità sfasciata, la tutela ambientale inesistente, la povertà cresciuta, il ceto medio sdrenato, la formazione professionale un carrozzone, legalità e ordine pubblico un miraggio con il territorio e gran parte dell’economia in mano a cosche ed a clan. Senza parlare del disastro dell’immondizia che continueremo a pagare per i prossimi decenni, un disastro di proporzioni colossali che ha prodotto danni materiali, morali e di immagine senza precedenti in Europa . Ancora non si sa come smaltire i sette milioni di tonnellate di eco balle, una bomba ecologica con cui siamo costretti a convivere, per dirne una. E poi inefficienza, burocratismi, assistenzialismo, clientelismo. Solo nei trasporti l’attività regionale ha raggiunto la sufficienza e questo per l’esistenza di un parco progetti lasciati in eredità dagli anni ’90 e per i meriti di Ennio Cascetta. Se il Pd avesse scelto l’ex assessore ai trasporti come candidato governatore avrebbe fatto una scelta coraggiosa, dignitosa, comprensibile, una scelta riformista, sull’unico versante spendibile del decennio bassoliniano, quello appunto dei Trasporti. Invece ha scelto un vecchio comunista, un po’ guascone e un po’ squadrista, travestito da leghista che dà la caccia a puttane e immigrati col manganello sul lungomare di Salerno. Vedere ciò che oggi si definisce “sinistra” ridotta in queste condizioni, è una pena per il cuore.