corvo rosso

La rottura tra Fini e Berlusconi, tutti gli strascichi del dossier aggio antiCaldoro non dovrebbero incidere


...sulla capacità del Governatore e della sua Giunta di rimettere la Campania sul binario della crescita. Come lo stesso Caldoro ha avvertito, la prima emergenza è il lavoro ed è in quella direzione che bisogna muoversi con provvedimenti urgenti, né clientelari né assistenziali. I soldi ci sono nel senso che Bassolino, per fortuna, non ha fatto in tempo a bruciare tutte le risorse ed i tre miliardi disponibili possono (e devono) essere concentrati su progetti strategici , grandi opere infrastrutturali in grado di promuovere sviluppo e occupazione. Ci sono i soldi , vi è la possibilità di riprogrammarne l’uso, c’è la cultura di governo necessaria per inquadrare e finalizzare la spesa verso obiettivi interregionali, vi è la consapevolezza di una indispensabile cooperazione tra le regioni meridionali e la conseguente necessità di una regia nazionale che non significa rinuncia alla propria autonomia. Le condizioni per passare dalla fase ricognitiva dello stato comatoso in cui il centro sinistra ha ridotto la Campania a quella degli investimenti, della crescita e dell’occupazione ci sono tutte ed è altamente probabile che alla ripresa la necessaria azione di riqualificazione della spesa e di contenimento dello spaventoso disavanzo possano coniugarsi con una forte spinta espansiva della economia regionale. Tutto ciò insieme ad un piano per l’emergenza lavoro in preparazione presso l’assessorato regionale al lavoro in sintonia con quello delle attività produttive che, a partire dall’autunno, dovrebbe aprire nuove prospettive occupazionali. Insomma la Giunta, nonostante le difficoltà interne al principale partito della coalizione, mostra di voler solcare il mare agitato delle infinite emergenze  senza perdere di vista l’obiettivo di uscire dalla crisi ed affermare nuovi modelli di sviluppo. In questi ultimi mesi la Campania, ed il dato non è stato adeguatamente valorizzato sotto questo aspetto, ha fatto da battistrada ad un processo di profonda innovazione nel sistema delle relazioni industriali. Mi riferisco al caso- simbolo Fiat-Pomigliano ed in particolare al referendum col quale i lavoratori, sia pure con una maggioranza inferiore alle aspettative, hanno approvato il piano Marchionne per lo stabilimento intitolato a Vico. A parte l’importanza di riprendere la produzione di  automobili, di investire settecento ml.ni di euro, di far rientrare dalla cassa integrazione cinquemila lavoratori, di riaccendere un indotto per altri diecimila, è rilevante che a Pomigliano, per merito della maggioranza dei lavoratori e di Cisl ed Uil, è stato compiuto un primo passo di un nuovo cammino nel sistema delle relazioni industriali. Forse la politica ha sottovalutato la volontà della Fiat di Marchionne di vincere a Pomigliano con il consenso della maggioranza dei lavoratori la sfida dei 18 turni e dello straordinario aggiuntivo contro il quale non sono ammessi scioperi, della lotta all’assenteismo e ai finti malati, di un nuovo contratto di lavoro, che impegni l’azienda da una parte e tutti i lavoratori esplicitamente consenzienti dall’altra. In realtà a Pomigliano è stato sconfitto il conservatorismo ideologico di un vecchio e polveroso sindacalismo ed è stata compiuta una scelta che potrebbe avere un’importanza storica non solo per la Fiat ma nell’intero rapporto tra aziende e lavoratori nel nostro Paese, finalmente con l’occhio fisso al mondo che cambia invece che solo attento a preservare forme e riti di un passato che non regge più all’impatto dei mercati internazionali. In Campania questa utile rivoluzione ha fatto il primo passo. Per una volta siamo i primi in un processo virtuoso che, come è emerso dall’incontro Governo- Sindacati- Fiat mercoledì scorso, è un tassello della modernizzazione del Paese.