“Che gli faresti a uno così?” sospira Elisabetta dopo il cappuccino, sbavando sulla foto di un pilota rosso di capelli e verde di occhi che occhieggia dal tavolino del bar dell’ospedale. Che gli farei? Gli direi tre parole sole: trasformami in purè! Nello stesso, maledetto, preciso momento in cui io sospiro sognante, entra Culapponte e pensando che stiamo parlando di lui ci rivolge uno sguardo indulgente e superiore che ci fa tornare su il cannoncino alla nutella appena ingurgitato.
Culapponte è un collega che sta nella strozza a tutte e tre perché pur non avendo di che, se la tira così tanto che potrebbe farne una cravatta. E’ un pallone gonfiato, soprattutto nella zona posteriore – da cui il soprannome. Ha un culo formato bmp, per farlo stare dentro le mutande ogni mattina lo riduce in jpg. Lui ci odia perché non subiamo il suo fascino. E lo dice pure. Con gli occhietti da cui zampilla luce paralizzante chiede: “Come posso non piacervi io che sono bellissimo?!?”.
Ora ha una nuova fidanzata, una poveretta che ieri mattina è scesa giù in Pronto Soccorso in estasi per raccontare a tutti che Mister Natica Larga l’ha portata in treno a Sapri per il week-end.
“Almeno era un Eurostar?” ha domandato un’infermiera che la sa lunghissima.
“No,” ha risposto l’innocente sgranando gli occhioni color cannella. Appena è uscita dalla porta a vetri, Francesca ha alzato la mano destra e ha disegnato in aria un segno di croce.
“Quanto tempo le concediamo prima che venga giù sfatta ad elemosinare Compendium?” ha chiesto Elisabetta.
“Ma come facciamo noi donne a prendere simili cantonate?!?” domando a nessuno in particolare. “Un taccagno culone la porta in treno e questa accende ceri a Maria Vergine manco avesse fatto un cinque più uno”
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il 27/09/2009 alle 15:50
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il 28/08/2009 alle 17:09
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