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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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cap.ventiquattro - Love story

Post n°27 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82

Non faccio in tempo a chiudere la porta dietro le spalle di mio nipote che le Coccinelle mi piombano in casa a sorpresa. Elisabetta piangeva, Francesca scuoteva la testa in segno di dissenso.

Il momento sarebbe stato giusto per dare fondo a quello che restava delle girelle ma mi è mancato il coraggio di affrontare il rischio del disdoro visto che la Beata si materializza a sorpresa e così mi sono limitata ad un igienico tè verde con accompagno di biscottini al cocco senza zucchero.

Riassunto. L’andromerdoide di Betta ieri pomeriggio si è presentato a casa di lei per la scopatina d’ordinanza. Betta, che era in versione domenicale cioè rilassato-catodico-calzettonato, lo ha mandato in bianco col seguente discorso: “Non puoi presentarti qui quando ti va, farti una botta e sparire fino alla prossima volta. Non ci sono le lanterne rosse fuori dalle mie finestre!”

Lui, ovviamente, non ha condiviso il legittimo incazzo di Betta e soprattutto non ha capito l’allusione cinematografica perché è: “Un provincialotto con delle scarpe raccapriccianti. Espiantalo, portalo a Roma e vedi come finisci in tribunale per il crollo delle azioni della dolce Euchessina”,  dico infuriata perché davvero Andrea è paradigmatico di tutte le caratteristiche negative del maschio meridionale. 

“Non ha capito che non è questo il modo di comportarsi”, si lamenta Betta. “L’ha messa sul piano che se si diverte lui mi diverto pure io, che lui non sfrutta la situazione ma semmai insieme approfittiamo dei suoi momenti disponibili”.

“E’ tragicamente convinto di dover prendere tutto senza dover offrire niente in cambio e in più soffre di un terrificante blocco emotivo”, ruggisco e senza darle il tempo di replicare domando: “Ti ha mai detto che ti ama?”

“Figurati! Paroloni!”

“O che ti vuole bene o che prova per te lo stesso grato sentimento che prova per il divano di casa sua?”

“No”

“Questo si chiama blocco emotivo. Le persone che ne soffrono sono incapaci di comunicare con gli altri. Elimina ‘sto file, dammi retta”

“Adriana ha ragione”, concorda Francesca. “E poi, senti, uno che le rare volte in cui non parla di medicina ti descrive la sua casa, dai!” Elisabetta la guarda incredula. “Lo fa, parola mia, qualsiasi pretesto è buono per fargli magnificare il salone con vista sul mare”

“Non è difficile, Betta, clicca sulle forbicine rosse e poi fai enter”.

Lei assume un’espressione vacillante. “Ho avuto sciacalli, sciamannati, scialacquatori, tutti gli ‘scia’ possibili tranne quello che avrebbe potuto cambiare davvero la mia vita: lo scià di Persia”, dice mogia, pescando l’ultimo biscottino al cocco. Mi scompiscerei dalle risate se non avesse una faccia troppo mesta.

Dopo un po’ vanno via. Elisabetta ha circa cinquecento calorie in più e una gran confusione in testa. Francesca, come sempre, ha la testa alla famiglia. Recuperare i figli in piscina, pianoforte, inglese, catechismo, decoupage e lavorazione della creta la sfinirà per le prossime due ore.

Decido di staccare la spina dalle problematiche amicali. Vado a lavare un chilo di spinaci con Paolo Conte come sottofondo musicale e olio di cannella nel bruciatore per riposare la mente.

Il ricordo di Luca mi colpisce a tradimento appena partono le prime note di Bye, music. Ho commesso l’imperdonabile errore di mettere su il cd che ascoltavamo insieme e mi viene una mappazza da premio Oscar.

Diavolo!, l’ho lasciato io perché fumava troppo e anche perché…ma in fondo perché l’ho lasciato? per un litigio idiota che ho fortemente cercato perché avevo bisogno di esasperarlo per metterlo alla prova.    

Però se lui mi avesse amato davvero avrebbe fatto qualcosa per riconquistarmi, avrebbe dovuto almeno telefonarmi.

Ma lui mi ha telefonato.

E io mi sono comportata da Barbie e l’ho trattato con sufficienza perché volevo la resa incondizionata perché a noi femmine quando ci piglia il trip sovietico non ci ferma nessuno.

E lui che ha le palle e non intende farsi trattare da mugico si è dileguato.

Bello sbaglio! come dice Pretty woman alla commessa bionda che non aveva voluto venderle un vestito il giorno prima.

Proprio un bello sbaglio! Quando si sta a seicento chilometri di distanza bisognerebbe tenere a freno la lingua e soprattutto collegare sempre il cervello. Le incomprensioni sono più facili da chiarire quando si vive nello stesso quartiere. Ti fai trovare per caso all’angolo con addosso il vestito che lo fa impazzire e il gioco è fatto. Ma quando sei lontano al massimo gli puoi mandare una maila e una foto e si sa che gli uomini odiano stare lì a leggere le sdolcinature che scriviamo noi.

Finisco di lavare gli spinaci con le mie lacrime. “Non me ne importa niente di lui”, spiego a Gloria che si è concretizzata appena mi ha sentito tirare su col naso, “è che mi fa incazzare. Tutto qui, mi fa incazzare da morire. Se mi amava veramente avrebbe dovuto volare quaggiù e implorarmi di fare pace”

“Vuoi un uomo o uno spazzolino per pulire il water?”

“Nei film lui va sempre ad implorarla”

“In quelli che continuano a farci sognare, no. Bogart non implora la Bergman e Rhett non implora Rossella”

“Ma Billy Cristal straimplora Meg Ryan!”, esclamo trionfante.

“Perché appartiene alla nuova generazione, quella che concilia lavoro e casalingato, che opera a cuore aperto e poi corre a cambiare pannolini, perché è uno di quegli uomini ‘positivi’ che fanno la fortuna dei manuali di autoaiuto. Per intenderci, un uomo così è come quei poveri gatti a cui vengono tagliate le unghie affinchè non graffino i mobili e i testicoli affinchè non lascino in giro cattivi odori. Se ci fosse un seguito di Harry ti presento Sally, vedresti che lei lo lascia perché quel genere di uomo è insopportabilmente melenso e altrettanto prevedibile e dopo un po’ stanca”.

“Aaaaaahhhhhh!!!!!! Mi stai dicendo che mi sono fatta scappare l’unico vero uomo che abbia mai incontrato?!?”.

“Fossi in te gli farei almeno una telefonata”

“Ci siamo sentiti un casino di volte dopo la tempesta ma ogni volta che ho provato a proporgli di incontrarci ha sempre preso tempo”

“Questo è un buon segno”

“?!?”

“Vuol dire che prova ancora qualcosa…forse rabbia, ma certo non gli sei indifferente. Fai un altro tentativo, tipo auguri di Natale o compleanno…hai capito il genere, no?”

“Al solo pensiero le budella mi vanno in corto. Ogni volta che lo chiamo sto male tre giorni prima e tre giorni dopo e quando gli parlo mi esce la voce con l’affanno che lo capirebbe pure un idiota che ho un’ansiorragia”

“Prendi dosi massicce di bardana e tiglio e poi buttati! La vita è tutta in questi momenti di grande emozione, il resto è…”

noia, no, non ho detto gioia ma noia noia noia

 

 
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