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cap. trenta - Il vedovo -
Post n°33 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82
Stamattina sono arrivata in ospedale in ritardissimo perché ieri sera ho faticato ad addormentarmi per colpa di Gloria che mi sta facendo fare la fame: per cena potevo scegliere fra azuki duri e minestrone di cavolo e broccoli; tutta roba che ti tiene il colesterolo sotto il livello del mare ma ti lascia addosso una fame da Terzo Mondo e per di più ti trasforma l’addome in un aerostato. Se non troverò il coraggio di smaterializzarla dalla mia cucina finirà che ridivento carnivora per reazione. Sogno tonnellate di patatine fritte, vagonate di maccheroni ai quattro formaggi, miriagrammi di crocchette. Quando finalmente sono crollata è stata catalessi e stamattina non ho neanche sentito la Santa delle verdurissime che partiva per la sua crociata quotidiana. Ho trovato il primario che faceva le nuvolette per terra come Basettoni quando deve risolvere un caso difficile. Mi sono cambiata più veloce della luce e mi sono tuffata su una signora col mal di testa mostrandole una dedizione ai limiti con l’eroismo. Le Coccinelle facevano le piacione. Vogliono recuperare il terreno perso a causa di Ginopettodipollo. Ormai sono partite per la crociata del mio accoppiamento e non si fermeranno fin quando non avrò trovato anch’io il mio straccio di coleottero azzurro. Si sono messe in testa di sottopormi un vedovo (che già mi fa senso a dirlo figuriamoci a frequentarlo perché com’è come non è, le femmine come l’erba cattiva non muoiono mai, se muoiono prima del maschio quasi quasi viene da pensare che sia colpa sua - a parte Insonnia d’amore che è tutta un’altra cosa). Stamattina al bar hanno ricominciato con le glorificazioni: “E’ giovanile (il che vuol dire che è decrepito ma s’atteggia), colto (il che vuol dire che con un po’ di fortuna ha letto ‘I promessi sposi’ e qualche numero di Topolino senza tappe intermedie), si è fatto da sé ed è ricchissimo (cioè è un burino coi soldi)…sarebbe davvero un colpo di fortuna per te, davvero…” “OK, lo visionerò anche se già so che non mi piacerà” “Ma perché?!?” ululano all’unisono. “Perché io voglio la magia e un incontro combinato non è magico” Per sfogarmi telefono a Luciano. Anche lui mi spinge a non essere disfattista, a dare una possibilità a questo vedovo ricciutello che potrebbe rivelarsi malioso e conturbante. “Al massimo sarà con turbante” “Non puoi essere sempre bianco o nero,” sbuffa lui, “tutto o niente, senza mezze misure”. Fa la voce da checca: non lo sopporto perché quando ha quella voce non ha la lucidità necessaria. “Posso, invece, perché ne ho viste troppe e ormai so che dopo ‘a’ viene per forza ‘b’” “Ceeettoooo, sora!” (cetto: idiotismo carpinetano che esprime di volta in volta, meraviglia, eccitazione, fastidio; sora: sincope di sorella n.d.a.). Obbedisco ma sono alquanto scettica ed è per questo che mi impunto su un primo incontro mattutino. Prenderemo un aperitivo e poi si vedrà. Ci diamo appuntamento davanti all’ospedale, così se mi viene un accesso di vomito o un infarto, non devo fare molta strada. Io non ti conosco, io non so chi sei… “Ho una Mercedes grigia”, dice lui. “Io ho una Fiesta bianca molto sporca”, taglio corto io ben decisa ad essere tutto fuorchè invitante. “Allora a domani”, gorgoglia tronfio il ganimede. Il mattino dopo indosso una gonna nera e una camicetta bianca in perfetto stile Giovane Italiana e senza un briciolo di entusiasmo mi avvio verso l’ospedale. Lui arriva in ritardo esattamente come Gino (comincio a credere che da queste parti il comportamento da buzzurro sia considerato segno di distinzione), a differenza di Gino si scusa ma lo fa rimanendo seduto in macchina e limitandosi a parlarmi attraverso il finestrino abbassato. Io già penso che taglierò i capelli col tagliaerba alle due stronze che me lo hanno magnificato. Andiamo in un bar alla moda. Lui mi fa entrare per prima ma sono talmente abbacchiata che quasi non ci faccio caso. Ho constatato troppe volte che sono finiti i tempi in cui gli uomini conoscevano il galateo, ora dobbiamo ringraziare il cielo quando non si soffiano il naso nel tovagliolo. In un flash mi appare mio figlio: lui lo sa che nei locali pubblici entrano prima gli uomini. Mi sento orgogliosa di questo. Ganimede corrisponde abbastanza alla descrizione che mi era stata fatta dalle Madrine. Dico abbastanza perchè ha sì i capelli bianchi ricci ma gli occhi sono piccoli e scuri e non verde smeraldo, è davvero robusto fino alla cintola, ma da lì in giù è obeso (rastremato verso l’alto lo avrebbe definito la mia prof. di storia dell’arte), ha un aspetto risoluto ma il labbro inferiore in perpetuo atteggiamento mussoliniano lo rende grottesco (però si accorda col mio abbigliamento). E per concludere ha delle scarpe mostruose (ma questo le Madrine non potevano prevederlo perché se lo avessero previsto avrebbero saputo in anticipo che per un dettaglio del genere le avrei attese sotto casa col vetriolo in mano per uno scrub davvero speciale). Il dux de noantri occupa il breve tempo a disposizione per snocciolarmi un elenco circostanziato delle sue proprietà sottolineando con grande compiacimento quello che già so e cioè che si è fatto da solo. Già che c’era avrebbe potuto farsi meglio, penso, ma dai miei brevi cenni del capo (sembro quegli orrendi cagnolini finti che dondolavano la testa dietro il lunotto posteriore di certe macchine) non sospetta. Mentre centellino un imbevibile caffè freddo, meravigliata che lui non abbia ordinato un tamarrindo penso con preoccupante insistenza all’acido muriatico tra i cui vapori dissolverò le braccine delle mie amichette. Dopo una mezz’ora seduta su un braciere di uggia e animosità, riesco a smarcarmi e a guadagnare l’uscita flautando un “A presto” a cui non crede nemmeno la cassiera.
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