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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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Post n°58 pubblicato il 25 Agosto 2009 da sareva82

 

“Mangia, rinforzati, e prendi i fiori di Bach”, suggerisce Gloria. “Comincia con Jerusalem rose. Lo devi preparare tu: ne compri una bottiglietta e ci aggiungi un dito di brandy bada bene non cognac e poi te ne metti dieci gocce sotto la lingua. Ti sentirai un’altra. E compra pure il Five rescue remedy che si vende già pronto. Di quello puoi prenderne fino a quaranta gocce. Ti rimetterà in sesto”.

“Non riesco a fare altro che parlare di lui”, singhiozza la ripudiata, sorda ai suggerimenti agrobiologici. “Parlo d’amore con chiunque e chiedo consigli. Più interrogo la gente sull’amore, più mi accorgo che è l’argomento che sta a cuore a tutti e in un certo senso sto meglio perché provo un confortante senso di appartenenza. Appartengo al battaglione degli infelici per amore”.

“Prendi il Seroxat”, sentenzio sempre più preoccupata sia per l’accuratezza che per il contenuto dei discorsi. ”All’inizio non fa ma dopo quindici giorni vedi il mondo di un altro colore”, aggiungo sempre più determinata a risolvere il problema. Poi pesco dalla cesta in cui tengo i liquori una bottiglia di tequila e vado a preparare margaritas robusti per sollevare il morale della truppa. Di quella non mistica, almeno.

 “Considera questa storia finita. Fatti la tua vita per fatti tuoi. Te lo dice una che da due anni va in analisi e adesso ha capito come funziona” consiglia Elisabetta rivelando un dark side sorprendente.

La derelitta alla parola analisi sembra dimenticare il proprio assillo. “In questi giorni ho scoperto che l’analisi è lo sport nazionale. Tutti ci vanno da almeno due anni. Sembra che sia un passaggio obbligato prima di diventare grandi, una sorta di malattia esantematica”. Tracanna un calice stracolmo con la nostra  benedizione.

“Esci con uno bello”, torna alla carica Francesca, “vacci a letto e vedrai che non pensi più a quella testa di cazzo. Ma guarda tu ‘stu strunzu comu t’avi a riduciri”. Grazie alla generosa quantità di tequila, Francesca abbandona la compostezza in favore di una veracità che la rende più umana, ma Cannella continua ad apparire assorta, chiusa in un mondo tutto suo. Parla ma è come se parlasse fra sè e sè.

“Non ci crederete ma sono andata dallo psicanalista di una collega. Cinquanta euro per sentirmi dire che devo pensare a me e convincermi che lui mi piace solo perché è un medico e gratifica il mio io da infermiera. Sì, vabbè, ma perché non mi ama più? chiedevo singhiozzando. Non le deve interessare, diceva lui con tono pretenzioso trascurando il vero motivo che mi aveva portata lì. Deve divorziare, signora, aggiungeva e poi tendeva la mano per i soldi”.

“Sei sposata?!?”, coro stupefatto.

“Sì, sì, ma sono separata e poi che importanza ha?”

“Nessuna. Continua”.

“Lei ha la tendenza a lasciare sempre tutto in sospeso, diceva il dottor Freud. No, io, bè forse un po’ sì. Ma se non ho ancora divorziato è solo perché mi fa fatica andare in tribunale. Allora lui diceva che nessun uomo potrà avvicinarsi a me con intenzioni serie finchè io rimarrò maritata. Sta’ a vedere che se non mi ama più è per colpa di mio marito. E così dopo la terza seduta sono uscita di lì in lacrime ma fermamente intenzionata a farcela da sola”.

“Giusto, e allora perché sei qui?” osserva Marcello ricordando a tutte noi che i maschi sono davvero una razza a parte, ma la tapina non dà segno di averlo sentito.

“Parli e tutte le persone con cui entri in contatto cercano di convincerti che non è per lui che piangi ma per un abbandono che hai vissuto chissà in che epoca della tua vita e tu cerchi di spiegare che sì, è vero, quando eri piccola ti dispiaceva restare con la donna di servizio mentre la mamma non c’era, ma non poi tantissimo perché Adele ti metteva lo smalto sulle unghie e ti faceva di quelle pettinature elaborate che ti sembrava di avere sulla testa la mole Antonelliana; che lui non è che un alibi, un muro dietro il quale nascondi la tua malinconia di vivere – e tu hai un bel dire che non eri affatto malinconica fino ad una settimana fa. Tutti la stessa cosa come se avessero ingoiato un karaoke”.

“Perché non provi a farti fare le carte?” suggerisce Elisabetta guadagnando un bouquet di occhiacci come quelli che circondavano la strega Ursula mentre cantava Io la gioia darò.

“Già fatto”.

L’incredulità a questo punto è inferiore solo alla curiosità di sapere com’è da vicino un mago.

“Sono andata da un poveretto senza un braccio ma con una cascata di forfora sulla giacca che nemmeno il pandoro Bauli. Mi ha fregato trenta euro per dirmi che quest’uomo per il momento non tornerà perché sono troppi anni che stiamo insieme…”

“E tu non gli hai sputato in un occhio?”

“No, volevo vedere dove arrivava”

“E dov’è arrivato?”

“A dirmi che LUI potrebbe tornare ma dovremmo fargli la legatura”. Nonostante la malinconia, la legatura è troppo anche per lei che sbotta a ridere. “Avrei dovuto dargli duemila euro per avviare la pratica e poi per avere la certezza del ritorno, altri ottomila”

“Veeenti milioooniii?!?”

“Per farlo tornare. Sì”

“Sospendi il pensiero, per il momento”, interviene Marcello che era rimasto in silenzio ad ascoltarci.

“Classica irrealtà maschile,” commenta Francesca. “Questa ha sbiellato completamente e lui le consiglia di pensare all’indice Nikkei!”

Marcello la guarda con qualcosa di più di una punta di ironia e poi le spiega con la serenità del guru: “Sospendere il pensiero vuol dire intraprendere la via negativa”.

“Più negativa di così!” esclama Francesca.

“Se vai a fare le analisi per l’HIV che risultato vuoi, negativo o positivo?” le chiede lui mantenendo un sorriso quieto e un tono pacato.

“Che domande! Negativo: è ovvio”

“Dunque, negativo non sempre è sinonimo di brutto o cattivo”, dice puntandole contro l’indice della mano destra. “La via negativa è quella della meditazione e della riscoperta interiore, quella della coscienza, quella che ci aiuta a trovare dentro di noi la forza per andare avanti serenamente, consapevoli che tutto a questo mondo c’è e tutto dovrà finire. La via negativa, in conclusione, è quella della non-sofferenza”. Finisce di parlare e va ad accendere un bastoncino d’incenso. Siamo affascinate e disorientate dalle sue parole. Come si fa, mi chiedo a trasformare un’esperienza negativa in qualcosa di positivo?

Come se mi avesse letto nel pensiero, Marcello riprende: “Devi solo accettare questa sofferenza momentanea, perché è l’altra faccia della felicità che hai provato prima. Scava dentro di te e trovale un posto. E poi accettala”.

Il profumo di garofano si diffonde piano piano attorno a noi.

Cannella riacquista uno sguardo partecipe.

Marcello è bbbono ogni giorno di più, penso coi freni inibitori annientati dall’alcol. Ma cazzo ci troverà in Gloria?!?

 

 
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