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cap. 61 - Operazione sottoveste -
Post n°64 pubblicato il 25 Agosto 2009 da sareva82
Non faccio in tempo a selezionare una partita che arriva Stefania. L’ostilità dei giorni bui si è definitivamente dissolta al sole della mia comprovata buona fede. Ha una nuova pettinatura tipo Sharon Stone e un completino di Armani (non c’è bisogno della zingara per riconoscere la mano di Giorgio) che le dà un’aria da pischella dell’alta società. Ricorda la Katharine Hepburn di Scandalo a Filadelfia. “Hai dormito dal parrucchiere o cosa?” “Ci sono andata di buon’ora. Che ti metti domani?” “Questo”, le rispondo tirando fuori dall’armadio una gonna amaranto di seta pesante, una camicetta rosa, un soprabito di velluto amaranto e un ciclopico cappello di velluto dello stesso colore del soprabito. “Con questi guanti e queste scarpe” – decolleteès bordeaux col tacco a spillo -. “E’ bellissimo” ammette, accarezzando il soprabito. “E tu?” “Devo trovare qualcosa da abbinare ad un fantastico cappello color salmone. Ero venuta proprio per un consiglio. Posso scegliere tra un tailleur verde smeraldo, uno color crema e uno blu. Che dici?” “Mettiti quello che ti fa sentire più bella…oddio, scusa, non sono molto in vena oggi” “?!?” “Bè, guardami: non ho uno straccio di innamorato, sto invecchiando e tra un po’ per stare in compagnia di qualcuno dovrò cominciare a partecipare alle gite delle pentole” “Non essere sciocca…” “Non sono sciocca!”, esplodo. “Sii obiettiva, cazzo!” “Sto cercando ma tu me lo impedisci”. Trae un profondo respiro carico di mumble mumble. “E quel primario?...” chiede. “Non ci capisco niente, ma non credo che perda il sonno per me. Credo che sia un po’…il solito uomo confuso e irrisolto, altro che puttaniere. Una volta mi incontra nel corridoio oh, dottoressa, ogni giorno più bella, certo non per me, per me non ha mai tempo…e scappa via manco gli avessero messo il sale sulla coda senza darmi il tempo di dirgli che basta che schiocchi le dita e io mi gli incollo addosso più di quanto non abbia mai fatto Paolo Maldini col diretto avversario. L’altro giorno mi dice che mi chiama per un aperitivo…me lo dice lui, capisci? è venuto apposta giù per dirmelo e poi non mi chiama…” “Non ti ha mai invitata a uscire?” “Seee, vabbè! Una volta mi ha invitata ad un congresso sull’alimentazione e dopo mille accordi del giorno prima non si è fatto più sentire” “Allora è un cafone” “Sì, lo credo anch’io, ma non solo. A me dà anche l’idea del timidone cacasotto, altrochè” “Se ti piace…” “Sì, sì, moltissimo” “Dagli un’altra possibilità magari prova ad essere tu precisa visto che lui è così vago” “Facendo?...” “La prossima volta che propone qualcosa, stringilo, digli che lo vai a prendere tu oppure dagli uno di quegli appuntamenti tipo spia sovietica…a tale ora in tale posto e mi ingoio il telefono così non potrai disdire” Non le dico che temo che non avrebbe alcun imbarazzo a piombarmi sotto un lampione senza avvertirmi che non viene. Cazzo ci troverò in uno così lo so soltanto io.
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Inviato da: alba_chiara5
il 27/09/2009 alle 15:50
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