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Creato da: sareva82 il 29/06/2009
commedia romantica in ospedale vista mare

 

 
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Post n°72 pubblicato il 25 Agosto 2009 da sareva82

“Non reddere” mi raccomandano per la cinquantesima volta sulla porta di casa dopo un ultimo sguardo soddisfatto alla tavola sobriamente ma perfettamente apparecchiata (tovagliette di lino rosa antico abbinate a piatti di Limoges con bordo in tinta, bicchieri di cristallo, posate d’argento, centrotavola tra il naif e il postmoderno a base di piantine grasse, sassi e vetri colorati).

Non redderò. Se volete così farò voluntas vostra, dico fra me e me rassegnata e per rafforzare la decisione non mi faccio le gambe nel rispetto della vecchia sana dottrina che un paio di gambe non depilate hanno salvato milioni di verginità.

 

LUI è arrivato in ritardo. Ma ormai non ci faccio più caso, ho capito che da queste parti gli uomini sono convinti di essere gentiluomini solo perché si tolgono il cappello in ascensore e non si rendono conto che questo lo sanno fare anche le scimmie (Greta Garbo citata liberamente). Anch’io ho commesso un errore perché uscendo per andare ad aprirgli il cancello (ancora niente Faac) ho dimenticato nello stereo un cd dei Depeche registrato dal vivo e quindi più martellante del normale. Quando LUI è entrato in casa siamo stati investiti da un boato di applausi: era appena finita Master and servant ma temo che là per là LUI l’abbia scambiato per un segno di benvenuto.

LUI ama Frank Sinatra. Trovata la prima differenza.

L’ho fatto sedere davanti al caminetto sul sofà della nonna che mi dà sicurezza perché ha le sospensioni scariche e c’è sempre il rischio per chi non lo conosce di compiere il movimento fatale che fa scattare le molle catapultando il malcapitato sul lampadario o fra le mie braccia (il tipo di aspettazione dipende dall’ospite).

LUI ha detto che ho delle bellissime stampe ma non ha fatto il minimo accenno alle bellissime tette forse perché è un vero gentiluomo o forse perché mi ero vestita da Suora Poverella della Solitudine per assecondare la pruderie delle Coccinelle.

Ha rifiutato l’aperitivo (e relative arachidi salate) perché non beve alcolici. Tatatatàààà!!! Luciano mi ha sempre raccomandato di non fidarmi degli uomini che non bevono ma figuriamoci se io in grave ansia da Principe Azzurro stavo lì a sottilizzare.

Tana per la seconda differenza. Io non sono un’etilista ma adoro bere qualcosa di stuzzicante per il palato quando mi trovo in situazioni stuzzicanti.

Ad un tratto LUI mi dice che io sono incomprensibile (io?!? io che sembro ripassata a Vetril per quanto sono trasparente?!?) e sfuggente (moi, che sono avvolta nella carta moschicida?!?) e che se non lo aiuto a conoscermi come può iniziare qualcosa con me?

Sono disorientata ma decido immantinente di schizzargli una piantina di me medesima per facilitargli l’approccio. Impazzisco di felicità all’idea che LUI - lo stupendissimo - abbia preso in considerazione l’ipotesi di costruire qualcosa con me - la nullità -.

Cerco di dipingermi in modo sincero ma non troppo perché ancora non sono entrata in possesso delle chiavi di lettura delle Menti Maschili Meridionali e non sono sicura di quali siano le caratteristiche femminili più apprezzate quaggiù.

In disegno alle medie ho prodotto un unico capolavoro e quella idiota della mia professoressa (che possa bruciare all’inferno) ha detto che me l’ero fatto fare da altri perché lo stile era troppo diverso dal mio e troppo particolare. E’ vero, era troppo particolare, ma era frutto di un’ispirazione improvvisa e io - dodicenne onesta - ci ho lavorato tutta una domenica con passione e zelo e lei, la maledetta, con la sua mente mediocre mi ha umiliato davanti a tutta la classe. Da allora nutro un irremovibile sentimento di disprezzo nei confronti dei docenti. Da allora ho deciso l’ammutinamento e mi sono adeguata a Majakovskji: ho cominciato a studiare la geografia coi fianchi.

Questo preambolo per dire che mi sono dipinta maluccio visto che LUI dopo il caffè (schifido, davvero, perché io il caffè non lo so fare) se n’è andato senza neanche un bacio.

Al disorientamento è seguita una telefonata fiume con Luciano.

Sora, pe’ mi se’ sbagliato tu

“E te pareva!”

“Non prendere d’aceto subito. Il fatto è che hai usato un effetto speciale che ti si è rivoltato contro. Cristalli, argenteria, cena raffinata…troppo. Hai fatto un pessimo investimento, una scelta di marketing fallimentare”

“E tu non eri dall’altra parte del filo quando ti raccontavo in tempo reale tutto quello che stavo mettendo sul tavolo, eh?!” ribatto sentendomi tradita. “Non potevi dirlo prima che dovevo usare il minimalizzatore di addobbi?!?”, continuo risentita. “Perché mi hai lasciato fare se avevi le idee così chiare? Sei sleale, ecco cosa sei. Sleale, altro che fratello”, singhiozzo disperata più per il tradimento di Luciano che per la fuga del signor CHEBELLESTAMPE.

“Sora, finiscila. Non potevo saperlo prima. Prima anche a me i cristalli e l’argenteria e le piantine grasse erano sembrate il massimo. Perché prima io credevo che avessi a che fare con un uomo, invece ora ho capito che ti sei innamorata di uno che al posto della spina dorsale c’ha ‘na pila de meringhe, che ha trovato il coraggio non si sa come di entrare in un film d’azione e una volta dentro si è accorto che gli spari erano veri e si è difeso scappando”.

Taccio tirando su col naso mentre ravano col cucchiaio da minestra dentro la vaschetta del gelato, per la serie facciamoci ancora del male.

“Ora,” ricomincia lui “si starà dicendo Io non la merito. Io non la merito. No, è troppo per me! E magari ci sta pure male, ma siccome è un senzapalle non ha il coraggio di tornare indietro. Tu hai dato il massimo e hai ottenuto il minimo, anzi niente, ma non ne hai colpa”.

Un attimo fa era colpa mia, so’ sbagliato io e ora con un capovolgimento degno di Francesca mi dice che non ho colpa. Veste anche lui Volta&Gabbana? Anche lui seguace di Depretis? Glisso per amicizia ma comincio a pensare che i cavoli miei è meglio se me li vedo da sola.

 

 
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