I corpi li unisce il piacere. Le anime la pena.Guido Ceronetti
Hai solo venticinque anni, ma quando la vita chiama siamo obbligati a rispondere. Bisognerebbe possedere un cartello con la scritta "TORNO SUBITO"...per poi decidere di fuggire in una realtà ovattata, dove la scelta più diffcile è decidere cosa mangiare per pranzo. Gli ulitimi mesi sono stati duri per te...continue corse al pronto soccorso, telefonate a medici, collezione di farmaci e una costante preoccupazione. Questa mattina l'ennesima chiamata al 118. Hai atteso l'ambulanza. L'hai vista partire dalla tua casa. Il tempo di mangiare un boccone e ti sei precipitato in ospedale da tuo nonno. Sembrava lo stesso film, vissuto almeno altre dieci volte. Ma stavolta con un epilogo differente. "E' morto". Tu, solo in una sala d'aspetto di un pronto soccorso. Solo a sostenere il peso di quella comunicazione. Solo a misurarsi con la morte. Solo a colpevolizzarsi di non esserci stato in quel momento. Appena ci siamo sentiti mi hai detto "Mi dispiace che sia morto da solo"...sono certa che questo rammarico non svanirà facilmente...ma come i nostri cari vivono in noi, noi viviamo in loro e non siamo realmente soli. Non abbiamo (purtroppo) la facoltà di scegliere quando spegnere l'interruttore. Come ti ho scritto in un messaggio, quando ci lascia un componente della nostra famiglia, è come se si portasse via un pezzo del nostro passato...è una lunga e complessa elaborazione, ma avviene in modo fisiologico... Io sono al tuo fianco...non ti lascio proprio ora...se ci siamo incontrati significa che abbiamo bisogno l'uno dell'altra...necessiti del mio calore, che probabilmente in questo momento non riscalda come un sole d'agosto...ma accarezza la pelle come un pallido sole d'aprile...