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Post N° 63
Post n°63 pubblicato il 06 Novembre 2006 da esifal
TORMENTI Dio… quanto ti amo! Oh, Signore! Cosa mai sto dicendo? Sono qui, accanto a te; ti accarezzo i capelli, ti sussurro parole d'amore. Perché? Perché la mia mente non riesce più a controllare quello che le mie labbra pronunciano con passione? Forse… Forse, però, è proprio il mio cuore a parlare. Fino a ieri eri mio fratello, il mio amico; il mio unico, vero, meraviglioso amico. Tutta la vita passata insieme: ventisei anni dalla prima volta. Tu avevi sei anni, io cinque. Infondo alla maestosa scalinata del salone, tu aspettavi me, impaziente di conoscere il tuo "compagno" di giochi, mentre io, al piano di sopra, attendevo il mio nuovo servitore. Non ero curiosa. Sicuramente mi avrebbe accolto con gli occhi bassi e mi avrebbe parlato con riverenza, dandomi del "voi". Da quel giorno sei diventato il mio confidente, la mia ombra, l'altra metà di me. Ricordi quel giorno, tanti anni fa, quando mio padre mi portò a cavalcare con lui? Era il ventisei di Agosto, il tuo nono compleanno. Ero così triste, volevo stare con te in quel giorno così importante. Mio padre volle farmi esercitare con la spada insieme a lui, lontano dal palazzo, per mettermi alla prova. I miei auguri arrivarono in tarda serata, assieme al mio regalo. Non era nulla di speciale, ma sapevo ti sarebbe piaciuto: un bel nastro di seta blu per il tuo codino. Dicevi sempre che non sopportavi quel serioso fiocco nero che da anni eri costretto a portare tra i capelli. Erano quelli i momenti in cui mi sentivo imbarazzata a starti vicino. Momenti in cui la mia mente e il mio cuore percepivano quella che era l'unica, la sostanziale differenza tra me e te: la diversa natura del nostro sesso. Momenti che passavano subito, come l'attimo di un sospiro, perché non avvertivo l'imbarazzo quando nelle notti di pioggia m'intrufolavo nel tuo letto, spaventata dall'assordante rumore dei tuoni. Abbiamo scoperto il mondo insieme, fianco a fianco. La nostra amicizia non si è mai spenta, nonostante le difficoltà che l'età adulta riserva a tutti, nonostante le incomprensioni e i litigi a causa del mio carattere impulsivo ed orgoglioso contro il tuo atteggiamento calmo e remissivo. Non sono mancati momenti di tensione, come quando ci prendemmo a pugni sotto la nostra quercia, perché tu volevi convincermi ad essere donna, o quando quel giorno corsi via in lacrime dopo averti ascoltato, dopo che mi chiedesti di fare una scelta per il bene di mia madre, perché ero fortunata ad averne una; ed io, ostinata, non volevo capire che ero cresciuta e che avevo ormai degli obblighi, delle responsabilità. Quando eravamo insieme ogni ostacolo era sormontabile…. E lo è tuttora. Ieri notte, quando ti ho visto a terra, sanguinante, ho sentito una lama incandescente trafiggermi il cuore. Tutto il mondo mi è crollato addosso. Non c'era più ragione in me. Solo paura. Paura di perderti, di vederti morire di dolore davanti ai miei occhi, paura di non vederti più sorridere, di non vedere più sul tuo viso quella gioia, quella dolcezza che finalmente ho realizzato quanto sia per me importante, indispensabile per vivere… per amare. Tu eri lì ferito, ed io non sapevo se soccorrerti e infonderti coraggio, o scappare via, all'inseguimento di quel maledetto individuo mascherato che aveva osato fare del male alla persona più preziosa del mondo per me: il mio André! Il MIO André…. IL MIO ANDRÉ…. Perché queste parole continuano a tuonare nella mia testa? Perché mi hai detto quello che mi hai detto? Perché mi parli così dolcemente e allo stesso tempo sento tanta passione nella tua voce? André, non ho più alcuna certezza! Ti desidero, Dio solo sa quanto! Amore, svegliati! Svegliati e baciami, stringimi! Voglio essere tua…. No! Cosa mi succede? Non posso baciarlo, non posso desiderarlo. Non era lui il mio sogno fino a ieri. Era Fersen, ed era il suo amore che bramavo. Dio, sono combattuta. Per la prima volta nella mia vita non so come affrontare una sfida. Vorrei amarti, André, ma ho paura. Che stupida! Sto dubitando di te, della tua amicizia, della tua devozione. Io sono una nobile e tu un servo. Per anni non ti ho mai visto come tale, ma ora che scopro di amarti, di volerti, nel mio letto, nella mia vita, devo pensare anche a questo. Perdonami, amico mio. Forse sto sbagliando tutto, perdonami, ti prego! Ora riposa, non ti turberò ancora, ma lasciati baciare… sulla guancia, come quando eravamo bambini. Magari tutto tornerà come prima. Come profuma la tua pelle, com'è morbida e calda…. È questo il calore immenso che dà l'amore? È questa la passione incontenibile che i poeti cantano con tanto trasporto? Amore mio… No, Oscar, torna in te. Ti prego! Devi uscire di qui. Immediatamente. (DEVO ESSERE SINCERA, QUESTO BRANO NON è DI MIA CREAZIONE! LO COPIAI 4ANNI FA DAL SITO www.ladyoscar.it O ALMENO CREDO, COMUNQUE SE L'AUTRICE DEL TESTO O CHIUNQUE FOSSE CONTRARIO ALLA MIA PUBBLICAZIONE, ELIMINERO SUBITO L'INTERVENTO... SOLO IN QUESTO MOMENTO LO SENTO UN PO' MIO!!) |
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SCHIAVA
Sei la mia schiavitù
sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.


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