COME NESSUNO MAI

La vita scorre molto veloce:ti fa precipitare dal cielo all'inferno in pochi secondi.[Paulo Coelho,11 minuti] Gennaio 2009 Erasmus a Manchester!!!!!!!!

Creato da nikky871 il 19/06/2006

 

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Libri

Post n°110 pubblicato il 30 Agosto 2006 da nikky871
 

Andrea De Carlo
Di noi tre

"Uno il senso dovrebbe darlo o toglierlo dentro di sé invece di aspettarsi che qualcosa gli succeda per osmosi da un'immersione in una situazione estrema"

Il bel romanzo di De Carlo è la storia di una adolescenza, che in un certo senso non finisce mai. La storia di una generazione che cerca l'assoluto, la coerenza, la verità, attraverso l'incoerenza, gli smarrimenti, i tentativi di omologazione, i tentativi di entrare nel mondo "adulto" delle convenienze e del benessere.
Un'amicizia lega i tre personaggi del romanzo, Marco, Misia e Livio, il narratore. Più forte dell'amore, più forte delle passioni, del denaro e del successo. Un'amicizia, nonostante tutto... Nonostante le apparenti distanze, i silenzi, i tradimenti. Un primo incontro, Livio prende le difese di Misia, la salva dalle avances eccessive di un giovane "bruto". Un gesto impulsivo che segnerà la vita di tutti e due. Le lunghe, inconcludenti conversazioni adolescenziali con Marco, l'unico vero amico di Livio, il sogno di un film, unico progetto "concreto" che i due riescono a elaborare, una laurea in storia che verrà velocemente dimenticata come del tutto ininfluente nell'economia della vita del protagonista: questo è il quadro in cui iniziano a comporsi i tasselli del racconto.
Il film, grande progetto di Marco, sarà l'evento che unirà i tre, in un indissolubile vincolo. Infatti i due matrimoni di Misia, quello di Livio, le ragazze che si alternano nel letto di Marco, non avranno mai il carattere di un legame definitivo, l'amicizia tra i tre sì.
Misia è forse quella che negli anni attraversa il numero maggiore di esperienze, dolorose o apparentemente serene. Quando però la gabbia le si stringe intorno, sia questa una gabbia dorata o di morte, come quella della droga, è sempre capace di improvvise impennate, fughe o voli che però le ridanno ossigeno, la rendono di nuovo capace di straordinaria diversità. E proprio così la definisce Livio, diversa, senza saperle dire perché e in che cosa, quando ricca e borghese, la ritrova dopo anni di separazione. Il romanzo si caratterizza proprio da questi momenti di incontro, a distanza di anni, dei tre. Nasce un figlio, Misia lo ha da Marco, lui non lo sa neppure, perché la sua nascita avviene in uno degli innumerevoli momenti di latitanza della ragazza. Ma i figli che intanto nascono, due a Livio e un altro ancora a Misia, non cambiano l'irrequietezza, la voglia di coerenza di questi ragazzi che non vogliono davvero vendere la loro anima.
Il successo professionale (come regista Marco, come pittore Livio) è solo prova dell'autenticità di una vocazione, come correttamente aveva intuito Misia, ma vero successo, in questa società, vuol dire anche corrompersi, accettare compromessi: i due a volte ne sono tentati, ma la loro natura più profonda si ribella e allora c'è la rottura, lo strappo, la fuga.
Il libro si conclude, in modo quasi circolare, con un ricongiungimento finale: hanno tutti e tre lasciato alle spalle l'ipotesi di una vita "normale", tutti e tre forse possono ricominciare insieme un altro tratto di strada, tutti e tre sono ormai definitivamente legati da questa straordinaria amicizia.

 

                                            Tratti del libro….

 

Livio

“(….)cercavo di pensare alle cose che avevo gridato a Flor e a quelle che mi aveva gridato lei in cambio,ma sapevo che il punto non era lì,per quanto mi dispiacessero le lacrime di rabbia e esasperazione che avevo visto nei suoi occhi. Guardavo le luci del porto e faceva freddo;mi sembrava di essere seduto a una distanza terribile da qualunque posto e qualunque persona a cui potessi pensare con intensità. Era una situazione cosi disperata che mi veniva da ridere,mi veniva da scendere sulla banchina e buttarmi in acqua,non muovere né braccia né gambe,lasciarmi andare a fondo”

 

 

“(….)andando da una parte all’altra con la testa piena di immagini indecifrabili di me e di gente che conoscevo e di gente che non conoscevo…l’unico modo di venirne fuori è strisciare raso terra come chiunque venga fuori da un terremoto credo,tenersi bassi più che si può e stare più attenti che si può ai segnali elementari che ancora si riesce a percepire,senza neanche sognarsi di ricostruire sistemi di convenzioni ancora più complessi e ancora più fragili di fronte alla prossima onda di terremoto. Cosi adesso mi muovo raso terra,così basso che non ho nessun posto dove andare,come Dylan(…)”

 

“(….)mi chiedo chiedevo come mai persone molto simili possano farsi danni gravi e persone apparentemente lontanissime migliorarsi in modo cosi spettacolare;mi chiedo se c’era una regola dietro tutto questo o solo il caso,se era un effetto permanente o temporaneo(…)”

 

“(….)poi sono stato a letto sveglio per ore,senza neanche riuscire a leggere il libro sui Vichinghi che avevo preso da uno scaffale. Guardavo le illustrazioni delle barche a vele quadre sui mari cupi, e pensavo che forse mi sarei sentito meno inadeguato in quasi qualunque altra epoca della storia rispetto a questa. Mi sembrava di aver staccato gli ormeggi dai pochi punti fissi che avevo senza pensare alle conseguenze,essermi lasciato trascinare dalla mia non-partecipazione in brutte acque,senza nessuna sponda accettabile in vista(….)”

 

 Marco

 “(….)Marco ha detto:”la domanda è:alla fine qualunque storia diventa la stessa cosa,una volta assestata e stabilizzata?una volta esaurite le idealizzazioni e le simulazioni e le dissimulazioni e i veri tentativi di essere diversi da come si è?una volta esaurita la fase in cui ti sembra di aver trovato la persona più interessante e affascinante del mondo,con tutte le qualità che ti mancavano e nessuno dei difetti che conoscevi?”
”ti è capitato spesso?” gli ho chiesto,in un gracidare dilatato.
”no” ha detto Marco “
ma ammessa che ci sia stata. Questa fare finisce e trac è solo un gioco di ruoli,qualunque sia la persona con cui hai a che fare?”
”non lo so” ho detto di nuovo. “non sono mai riuscito a fare grandi considerazioni generali. Sono stato sempre abbastanza basso in quello che mi succedeva man mano.”
”però è anche ridicolo fare finta di niente no?” ha detto Marco “
fare finta che non esistano meccanismi che si mettono in movimento ogni volta nello stesso modo identico. O fare finta che quello che stai vivendo sia un’eccezione totale”
ma forse lo è” gli ho detto con uno slancio da stagno. “forse esistono delle eccezioni totali”(…..)”

 

 

Misia

“(….)forse è inevitabile metterci molto tempo e molta energia e molti sentimenti rovinati prima di riuscire a togliersi di dosso la colla che ci attacca a terra e ci impedisce di muoverci liberi,ma che arriva il momento in cui bisogna provarci se non si vuole rinunciare per sempre”

 

Livio

 

“(….)mi sembra di essere arrivato a un punto morto nei miei rapporti con il mondo,per colpa mia più che del mondo,mi sembrava di aver buttato via tutta la curiosità e l’interesse e lo slancio che avevo avuto in dotazione e rinunciato a entrare in tutte le porte che mi erano state via via socchiuse e aperte,senza che questo mi avesse mai dato divertimento o soddisfazione né le chiavi di un’altra vita in cambio(…)”

 
 
 
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