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A fari spenti nella notte: guarire dalla dislessia?

Post n°40 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da Manuela.G1971

Mi sono ritrovata ieri sera a guardare questo film, sull'onda di tutta la pubblicità trovata su facebook in merito al legame con la dislessia. Ero titubante se guardarlo o meno... non so perchè, non mi ispirava, ma poi, presa dalla noia e dalla curiosità è cominciata la visione. 

Per chi non l'avesse visto il film è ancora disponibile per qualche giorno qui:

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2012-02-21&v=110439&vd=2012-02-21&vc=1


Questi i vari articoli che giravano:

Venerdi di Repubblica del 17-02-2012

Il film che racconta la dislessia scritto da chi la conosce

È una fiction sul tema ancora misterioso della dislessia, con Guido Caprino, Anita Caprioli, Francesca Inaudi. S'intitola "A fari spenti nella notte", è prodotta da RaiFiction e andrà in onda in prima serata su RaiUno il 20 febbraio.
Nel 1984, lo sceneggiatore Ugo Pirro scrisse un libro doloroso, Mio figlio non sa leggere, raccontando l'odissea che lui e il figlio Umberto avevano vissuto in totale solitudine nell'universo di una patologia che spesso non veniva neanche riconosciuta. "Solo in Italia avere un figlio dislessico è una tragedia senza qualità che si rappresenta davanti all'indifferenza della scuola e delle istituzioni pubbliche" scriveva Pirro.
Oggi è proprio Umberto Mattone, quel figlio ex dislessico, a essere sceneggiatore, insieme alla moglie neurologa Alessandra Murri, del film affidato alla regia di Anna Negri.
"All'epoca, i bambini dislessici venivano considerati semplicemente scemi" dice la Negri. "Eppure una lista incredibile di grandi geni, come per esempio Churchill, ha sofferto di dislessia durante l'infanzia. Il nostro film parte da un incidente, in seguito al quale il protagonista perde completamente la memoria. Da questo "giallo", la storia procede a ritroso per risalire alla dislessia come causa del comportamento distruttivo di una persona che non ha metabolizzato quel disturbo infantile". Anna Negri ha lavorato a stretto contatto con i protagonisti-sceneggiatori della storia. "Abbiamo parlato a lungo. E Umberto è tornato in quel luogo di disperazione del suo passato. La sua era una famiglia di intellettuali, eppure perfino in un ambiente del genere la presa di coscienza del fatto che Umberto avesse un problema è stata lenta e difficile. Questo viaggio nel trauma lo ha aiutato a fare i conti con il suo passato. Sono felice perché il film gli è piaciuto molto".

Questo uno spezzone del libro di Ugo Pirro: "Mio figlio non sa leggere"

"....Mano mano che procedevo.., la dislessia diventava un albero dalle lunghe e tortuose radici, che non potevano essere estirpate senza una lunga pazienza e mai completamente.
La conoscenza che acquisivo allarmava proprio perché confermava quelle oscure paure che avevo accumulato. E non mi dava alcun sollievo scoprire che era un disturbo assai più diffuso di quanto mai avessi supposto.
Come spiegare allora che non erano reperibili testi di divulgazione, guide per i genitori e gli insegnanti, ricerche condotte nelle scuole italiane?
Per quante indagini facessi, restai a mani vuote. Tanto disinteresse, quel silenzio dei libri non stava certo a significare che nel nostro paese i dislessici erano rari, indicavano piuttosto una sordità, un'indifferenza degli ambienti scientifici. Così solo si spiegava l'indifferenza della scuola di Umberto, l'assenza di ogni iniziativa pubblica. L'unico segno di interesse era appunto quel libro esposto nella bacheca della clinica. Più, insomma, leggevo, cercavo di informarmi, più io e Umberto eravamo soli contro tutti...
Umberto non poteva essere il solo dislessico esistente in Italia e dunque chissà quanti altri, al pari di me e di Umberto, combattevano senza speranza, senza capire, senza protestare, senza pretendere aiuti, rassegnati e colpevoli per quella loro rassegnazione che condannava i figli al semianalfabetismo, a ogni sorta di disturbo comportamentale...
... Soltanto in Italia avere un figlio dislessico è una tragedia senza qualità che si rappresenta davanti all'indifferenza della scuola, degli istituti scientifici, delle istituzioni pubbliche. 
... non sapevo a chi rivolgermi per guarirlo e aiutarlo, dal momento che negli anni della scolarizzazione di massa la scuola si dedicava soltanto a quei figli, a quei piccoli cittadini che .. distinguevano il tempo dallo spazio senza errori, confusioni e omissioni, che si orientavano nell'universo avvicinabile con la stessa facilità con la quale gli uccelli migratori volano seguendo la rotta dei loro viaggi stagionali.....
... Proprio così era già accaduto alle elementari. L'avevano più che promosso, spedito alla scuola media, affibbiato a un altro corpo insegnante perché si provasse a respingerlo, si assumesse la responsabilità di eliminarlo...."

Ugo Pirro Mio figlio non sa leggere, Biblioteca Universale Rizzoli, MILANO 1984 

Una persona quindi che si avvicina al film pensa di trovare riferimenti precisi a ciò che in realtà è la dislessia e alcuni punti del film sono anche molto toccanti, come il rapporto con il genitore che credendo che il figlio fosse malato lo tortura con gli esercizi più pazzeschi, provocando in lui traumi molto profondi. Ma poi, da persona che vive il dsa da anni sulla sua pelle come me e come tanti altri genitori, da persona che da anni si batte per far passare il messaggio giusto su cosa siano davvero i disturbi specifici di apprendimento si trova a vedere un film che fa passare il messaggio che grazie a un occhiale con una lente rossa e la scritta  rossa, quest'uomo riesce a leggere e qui mi immagino già gli insegnanti che hanno visto questo film chiedere alle mie figlie perchè non provano quegli occhiali miracolosi... e questo mi fa sorridere e indignare perchè ci sta che il film potrebbe essere anche un bel film, con una trama importante, che fa vedere il lato del trauma che i ragazzi possono subire da genitori che non capiscono, che vogliono "guarirli" da una malattia che malattia non è... ma che messaggio facciamo passare della dislessia? Che basta un paio di occhiali per guarire? Che basta ricordare di essere dislessici per poter ricominciare a camminare? Io ho provato a guardare con gli occhi di chi di dislessia non conosce nulla e mi sono detta... ah.... questa è la dislessia? No, non è questa la dislessia. E mi chiedo anche come sia possibile riuscire sempre a distorcere quella che è una realtà così importante quale quella delle persone dsa.

L'ultima frase della dottoressa è stata quella che davvero penso abbia rovinato tutto il film: Una frase che si presta a mille interpretazioni e che secondo me non ha senso, sapendo di cosa stiamo parlando, non sapendolo prende ancora significati diversi:

"Nel caso in questione soltanto quando il paziente ha deciso di guarire la sua antica dislessia, i traumi ad essa connessi hanno potuto essere curati..."

Chi conosce la dislessia SA... che dalla dislessia non si guarisce... è una caratteristica, come i capelli biondi o gli occhi azzurri, al massimo si impara a conviverci compensandola, come una persona che ha problemi di vista può ovviare alle problematiche correlate usando un paio di occhiali.

Naturalmente l'indignazione per una fiction del genere sarà vissuta solo da chi è in prima linea ogni giorno per combattere l'ignoranza che gira intorno ai disturbi specifici di apprendimento... un messaggio sbagliatissimo quello che è passato ed è un vero peccato... 

Invito tutti quelli che non l'hanno visto, a guardare un film che parla di dislessia seriamente e con cognizione di causa: STELLE SULLA TERRA.

Se vogliamo fare informazione, facciamo giusta informazione su temi così importanti che poi si ripercuotono su bambini e ragazzi già ampiamente martoriati nella vita di tutti i giorni...

Manuela

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Commenti al Post:
kora69
kora69 il 22/02/12 alle 17:12 via WEB
Ho visto il film, e confermo le tue perplesita'... Non ha aggiunto niente di nuovo sul tema dislessia, anzi ha confuso di piu' le idee . Ma e' un film, nn si puo' pretendere che ha basi scientifici, pero' hanno perso una buona occasione per parlare seriamente di qst problema davanti ad un vasto pubblico.
 
sagredo58
sagredo58 il 22/02/12 alle 17:54 via WEB
Condivido totalmente quello che hai detto, ho già dovuto precisare alle insegnanti di mia figlia che la dislessia non è una malattia guaribile ma uno stato dell'essere. Di solito faccio l'esempio del mancino che malato non è ma ha solo la terribile sfortuna di vivere in un modo di destri, lo stesso è per il dislessico. Marco
 
drFederico
drFederico il 23/02/12 alle 00:55 via WEB
mi sono permesso di citare tutto il tuo post nel mio blog. l'articolo è scritto bene e il commento rispecchia esattamente il mio pensiero. lo trovi qui.. http://dsarieti.blogspot.com/
 
geishaxcaso
geishaxcaso il 23/02/12 alle 13:30 via WEB
ho visto per caso il film, senza sapere dei riferimenti alla dislessia. sulle prime stavo anche lasciando perdere, perchè nelle prime sequenze, forse tagliate malamente per ridurre ad una sola puntata, si passa da una situazione - strana - all'altra - pure strana - senza fluidità, poi la storia mi ha preso, ho seguito fino alla fine. che il tema di fondo fosse la dislessia, o meglio volesse essere, lo leggo solo ora nel tuo post... della dislessia ho una nozione generica, non mi è capitato di averci a che fare, il film non ha aggiunto nulla alle mie scarse cognizioni, magari le ha confuse. La frase finale mi è parsa mortificante per la fiction, che tutto sommato un po di pathos alla fine lo aveva suscitato, ma soprattutto mi è parsa offensiva per i malati veri in genere e anche per la medicina e la ricerca scientifica, perchè se è vero che un atteggiamento "positivo e collaborante" del paziente è importante, dobbiamo tristemente ammettere che il più delle volte non è sufficiente....
 
Manuela.G1971
Manuela.G1971 il 26/02/12 alle 08:29 via WEB
Da ciò che leggo nei commenti esce questo messaggio.... più confusione... purtroppo...
 
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