sara delle tabelline
se il lettore diventa scrittore (ed altre fantasie)
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Post n°23 pubblicato il 25 Aprile 2009 da soloariapura
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Post n°22 pubblicato il 25 Aprile 2009 da soloariapura
Natale si sente dalla puzza, ve lo dico io. |
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Post n°21 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
la vicenda dell'elezione del presidente della commissione di viglianza rai ha assunto dei risvolti, come dire, kafkiani. |
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Post n°20 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
in italia, secondo gli ultimi dati a disposizione, i lavoratori del pubblico impiego sono 3.650.000. una bella cifra se si considera che dai dati istat 2007 il totale di occupati in italia è di 23.222.000. questo equivale a dire che, fatto 10 il numero di persone in un ufficio pubblico,8 stanno in fila ad aspettare e circa (quasi) 2 sono dietro lo sportello a prendere il caffè. francamente lo trovo un numero sfacciatamente alto se rapportato alla qualità, efficienza e velocità del servizio in qualsiasi settore della pubblica amministrazione. prendetene uno a caso. che sò.. amministrazioni locali (comune, regione), trasporto, uffici finanziari, scuola? o vogliamo dire aziende sanitarie, ministeri, enti previdenziali? su ciascuno di questi un qualsiasi cittadino preso a caso per la strada potrebbe raccontarne delle belle. per tuttr queste ragioni e nonostante l'insopportabile spocchia, l'untuosità personale e la spudorata demagogia del nano forzista... ora e sempre forza brunettaaa! (sempre secondo le statistiche, mie questa volta, su 10 italiani che leggeranno questa nota, quasi 2 non saranno d'accordo). |
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Post n°19 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
13 novembre 2008, segnatevi questo giorno. |
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Post n°18 pubblicato il 14 Novembre 2008 da soloariapura
Cap. 1 – Stupore tra gli astanti Di prima, di prima. Dàlla di prima quella palla. Ogni volta l'allenatore della Virtus San Pietro si stupiva. Ancora oggi, dopo mesi, si chiedeva come fosse possibile che quel ragazzino smunto e dinoccolato che in allenamento non prendeva una palla che era una, riuscisse in partita a compiere quelle incredibili magie che gli aveva visto fare ormai tante volte. Lo ricordava come fosse oggi, quel giorno. "Mi faccia giocare mister, la prego. Solo questi ultimi minuti. Almeno una volta, mi faccia giocare." Lui l'aveva guardato, quello scricciolo con le gambe un po’ storte e gli occhi imploranti e si era detto, ma sì, che importa, ormai la partita è andata. E così aveva urlato: "Roversi in campo al posto di Tosatti. Vai sulla fascia Bepi e ricordati di darla di prima." Quel giorno non l'avrebbe più dimenticato. Non si dimenticano le magie. Bepi era entrato in campo con la solita andatura ciondolante, con i tacchetti che alzavano sbuffi di polvere nel pomeriggio assolato. \ Poi gli avevano passato la palla e d'un tratto, come uando giri un interruttore, era cambiato, diverso. Le spalle dritte, la testa alta. Gli occhi che guardavano diritto avanti, verso la porta, senza curarsi degli avversari lì vicino. Un attimo prima era lì, impacciato, a trascinare i piedi, ora andava come un treno, lasciando sul posto gli avversari che sembravano fermi al confronto. In pochi secondi era al limite dell'area, occhi alla porta, ed ecco la magia. Lo vide portarsi la palla sul sinistro, il Bepi, destro naturale che col piede sinistro non prendeva la porta neanche da due metri. Poi, mentre il tempo scandito dallo sbattere delle sue ciglia rallentava fin quasi a fermarsi, eccolo scoccare un tiro di interno sinistro che partì lento con una curva impossibile, una traiettoria che negava l'ineluttabilità della legge di gravità. Nel silenzio innaturale di quell'istante, nel tempo dilatato dall'incantesimo del momento, vide il pallone girare su se stesso mentre compiva una parabola morbida, metafora pallonara del moto di rotazione e rivoluzione dei pianeti. Ed il sole attorno a cui tutto ruotava era il piccolo Bepi. D'improvviso così come aveva rallentato, il tempo ritornò alla sua normale velocità ed insieme ad esso i rumori della folla, di un aereo che passava proprio lì sopra, in quel momento. Il pallone che si insacca, il portierino fermo immobile a guardare la rete che si gonfia, l'arbitro attonito con il fischietto che gli penzola dalle labbra. Ed il Bepi che si gira e va deciso verso il centro del campo ancor prima di aver visto il pallone entrare in porta, come se non vi fosse stata alcuna altra possibile soluzione. Come se il punto finale di quella traiettoria magica, non potesse essere altro che la rete. Nessun dubbio possibile, nessuna incertezza. Solo il goal era contemplato dal momento in cui il pallone partiva dal piede del Bepi. Nient'altro. Quel giorno il Bepi segnò altri due goal e fece parecchie magìe che la gente ancora si ricorda. La Virtus vinse tre a due e fu festeggiato come un eroe. Cap. 2 – Que pasa, Bepi? Di quella partita si parlò per tutta la settimana al bar dello sport. E per tutti i sei giorni seguenti, in allenamento, il Bepi continuò a giocare da schifo. Tiri sbilenchi, passaggi sbagliati, il peggio del repertorio calcistico, insomma. Poi, la domenica successiva, di nuovo la trasformazione, la magia. E così anche le altre domeniche. Il paese non parlava d'altro che del Bepi Roversi e di come li prendeva tutti in giro durante gli allenamenti per poi trasformarsi in partita nel più incredibile campione che si fosse mai visto da quelle parti. Dopo quattro domeniche il Mister decise di andare a casa Roversi per capirci qualcosa in quel mistero che gli arrovellava la mente da più di un mese, da non darsi pace durante il giorno e non dormirci la notte. "Ma dimmi Bepi, spiegami. Devi spiegarmi. Non si diventa campioni da un giorno all'altro. Io lo so. Ne capisco di calcio io. Ci vivo di calcio. Da quarant'anni ci vivo, e non ho mai visto fare in campo quello che fai tu." Il Bepi taceva e a testa bassa, come vergognandosi ripeteva tra se: "Non mi crederebbe mister. Nessuno mi crederebbe." Poi, prendendo il coraggio a due mani alzò gli occhi e disse: "Adesso glielo mostro. Aspetti. Aspetti qui." Cap. 3 – Dove si svela il mistero Tornò nella stanza dopo pochi minuti, timoroso, tra le mani un quaderno di quelli di scuola, ma rivestito con carta da pacchi marrone. Sul frontespizio, una grafia incerta, infantile. Grandi campioni del pallone, diceva. Il Mister fissò negli occhi il ragazzo attendendo una spiegazione. Quel quaderno non gli diceva niente, cosa c’entrava un quaderno con l’improvvisa trasformazione del Bepi. “Ecco Mister, vede..” cominciò il Bepi. “Le faccio vedere, aspetti.” Aprì il quaderno. Alla prima pagina un ritaglio di giornale. La foto di un calciatore in maglia neroazzura con sotto scritto: Mariolino Corso. E più in basso, in stampatello: IL PIEDE SINISTRO DI DIO. Girò pagina, un altro ritaglio. Manoel dos Santos, detto GARRINCHA. “Vede, Mister, capisce ora?” Parlava veloce ora, affannando. “La prima partita, ricorda. Il goal di sinistro. D’effetto. Io sono destro Mister, lei lo sa che io sono destro..” “E la seconda partita. Ero imprendibile, vero? L’inafferrabile Roversi, diceva il gazzettino.” Il Mister guardava la foto incollata sulla pagina a quadretti. Garrincha. La più grande ala di ogni tempo. Quella leggera zoppìa che rendeva le sue finte imprevedibili. Le finte del Bepi di quella domenica. “Non ci capisco più niente”, mormorava il Mister. “Guardi ancora Mister, guardi qui”, incalzava il Bepi. Beppe Meazza. Le pagine frusciavano mentre Bepi le girava stropicciandole. Eusebio. John Charles. “Non è possibile”, ripeteva il Mister annientato. ”Impossibile”. “Eccola, la sua spiegazione. Ricorda il Toni, mio fratello? L’anno scorso. Un incidente”. La voce del Bepi era sempre più fioca. “Ora è in cielo. In cielo con la mamma. Questo quaderno era il suo, me lo diede qualche giorno prima. Prima di quel giorno, voglio dire. Mi spiego?” Nella testa del Mister i pensieri si rincorrevano confondendosi. “Che vuoi dire, per l’amor di Dio, cosa vuol dire tutto questo, Bepi”. “Ecco, ogni domenica prendo questo quaderno, Mister. Lo sfoglio, scelgo un campione. E mi trasformo. Divento lui. Non lo so come, solo .. mi trasformo”. Il Bepi rimase seduto, quasi accasciato, le mani in grembo. Aspettava. E, incredibile a dirsi, vide il Mister sorridere. Ci credeva. Senza sapere perché, senza prove, credeva a quella storia inverosimile. Era impossibile, certo, ma non più incredibile delle magie del Bepi sul campo. Nell’assurdità di quella storia, il Mister riusciva ad intravedere la verità. E la poesia che stava dietro ad essa. “E domenica”, riuscì appena a balbettare. “Cosa succede domenica”. Il Bepi fece un gran sorriso, illuminandosi. “Domenica sarà bellissimo, Mister. Domenica ci divertiamo”. Girò l’ultima pagina. Sotto la foto di un calciatore sorridente, il povero Toni aveva scritto con cura: Edson Arantes do Nascimento, detto PELE’.
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Post n°17 pubblicato il 04 Settembre 2008 da soloariapura
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosí li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Cesare Pavese |
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Post n°16 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura
Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono, Incrocino aeroplani lamentosi lassù Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest, Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte; Funeral blues Stop all the clocks, cut off the telephone, Let aeroplanes circle moaning overhead He was my North, my South, my East and West, The stars are not wanted now: put out every one;
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Post n°14 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura
... Secondo alcuni critici, Google generation è destinata all'isolamento parossistico, i suoi componenti avviati verso un autismo a bassa intensità. In alcuni casi, in effetti, l'incastro di vita reale e vita pixelata diventa sempre più serrato. ... MTV (che sta investendo su format per programmi interattivi distribuiti su tutte le piattaforme digitali disponibili, compresi i cellulari) ha coniato un'etichetta per descrivere chi ha il mondo sui polpastrelli: "connetted cocooning", bozzolo iperconnesso. In realtà prevedere quali saranno i problemi più insidiosi sul cammino della Google generation non è facile. Per molti, vivere in uno stato di connessione digitale perpetua, dove si condivide tutto, renderà necessario ridefinire il concetto di privacy, se non rinunciarci del tutto. E gestire identità multiple: come dice Coupland "molti di noi esistono in una meta-forma.. un meta-ego confezionato dalle tracce che lasciamo on-line come pensieri, foto, curricula, voci. Un meta-ego che risponde al nostro nome e contiene parti di noi, ma non è del tutto noi. Se digito il mio nome su Google ecco che compaiono migliaia di meta-Doug. Esisto lì anche se non sono proprio io. E quei meta-Doug continueranno ad esistere anche dopo la mia morte, in una sorta di aldilà virtuale". |
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Post n°13 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura
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Inviato da: scrittoripercaso
il 02/04/2007 alle 18:24
Inviato da: anjk
il 18/11/2006 alle 17:36
Inviato da: soloariapura
il 18/11/2006 alle 09:50
Inviato da: anjk
il 17/11/2006 alle 22:08
Inviato da: magdalene57
il 16/11/2006 alle 19:59