Creato da soloariapura il 15/11/2006

sara delle tabelline

se il lettore diventa scrittore (ed altre fantasie)

 

 

"Perle di saggezza" #1

Post n°23 pubblicato il 25 Aprile 2009 da soloariapura

Bisogna mangiare insieme molti moggi di sale perchè il dono dell'amicizia sia completo.

Cicerone

 
 
 

Natale si sente dalla puzza

Post n°22 pubblicato il 25 Aprile 2009 da soloariapura
Foto di soloariapura

Natale si sente dalla puzza, ve lo dico io.
Potete capire che è arrivato il Natale dalle puzze che si spandono per la casa. Le dico così, come mi vengono in mente:
a)il cavolo (che è quello peggiore), bollito e poi lasciato a raffreddare nella zuppiera sul tavolo di cucina.
b)il fritto di capitone e baccalà, che ti rimane sui vestiti fino alla befana.
c)l’odore dell’aglio mischiato alle vongole e alla pummarolella (che in fondo è sempre meglio di a e b).
d)il pelo di cane bagnato, che almeno a Natale il bagno stò povero cristo lo deve pur fare!
Non proseguo perché sono buono e già vi immagino abbastanza avvummechiati.
“E’ la tradizione che lo impone”, dice mamma e io faccio segno di sì con la testa, tanto mica se mi ribello cambia qualcosa.
Che poi, quello che mi fa morire è che già il 27, passata l’abbuffata e le tombolelle varie, mia madre comincia a borbottare: “Meno male, è passato un altro Natale. Guagliù, l’anno prossimo ve lo fate voi il cenone. Io non voglio sapere niente, m’assetto in poltrona e aspetto che viene l’anno nuovo”.
Ma allora che lo fate a fare tutto stò manicomio, mi chiedo.
D’altra parte ho capito che Natale e logica non vanno insieme e perciò sotto il 25 mi tocca di sorbirmi tutte le pazzarie che la festa si porta appresso e le inevitabili, fantasiose varianti familiari.
A casa delle mie zie zitelle, per esempio, si fa solo il presepe. L’albero no, perché gli aghi di pino fanno allergia. A casa di nonna Teresa, quella materna, l’insalata di rinforzo è sostituita dalla parmigiana di melanzane, che non fa tanto Natale ma è molto più buona.
Invece a casa mia, la tradizione è tradizione.
Intanto l’albero è vero e non di quelli finti fatti in Cina.
Ogni anno papà ci porta fino ad Agnano, vicino alle scuderie e comincia la solita sceneggiata dell’albero con don Mario l’americano.
“Don Mario, lo tenete un albero di un metro e sessantacinque?”
L’americano che in fondo è una brava persona, sta al gioco, fa la faccia perplessa e rilancia: “Ma perché, uno di un metro e settanta non va bene?”
Papà non aspettava altro: “No, don Mario, mi stupisco di voi, l’albero che mi serve deve essere proprio di un metro e sessantacinque. Vedete, io l’albero lo piazzo nella nicchia del salone dove prima c’era la porta che comunicava con la stanzetta. Mio padre la fece murare perché Immacolata la cammerera, pace all’anima sua, russava come un cosacco e il rumore si sentiva per tutta la casa.
“Ah” fa don Mario, che già conosce tutto il fattariello ma si diverte a farselo raccontare ogni anno, “ma che c’entra la guagliona che russa con l’altezza del vostro albero”.
“E aspettate, mò ve lo spiego” risponde papà, sorridendo sornione. “Dovete sapere che la nicchia ricavata dalla chiusura della porta nel salone, misura esattamente…” e qui allarga le braccia per dare l’esatto riferimento metrico dell’altezza del vano, “due metri e trentacinque centimetri”.
Come da copione don Mario, che c’ha i tempi teatrali nel sangue, ribatte: “Scusate ingegnè, ma se il vano è alto due metri e trentacinque centimetri a che vi serve un albero di un metro e sessantacinque, ve ne posso dare uno bellissimo alto due metri e trenta.”
“E mi fa specie di voi che siete un commerciante di alberi di Natale, don Mà e come tale dovreste conoscere le precipue dinamiche” e qui si impappina un po’, riprendendosi però subito da par suo, “dell’addobbo natalizio”.
A questo punto papà fa una pausa sapiente per dosare la suspence, si aggiusta gli occhiali sul naso e tira il colpo da maestro: “Dunque, il cache-pot in ceramica di Vietri che metto per base, misura 45 centimetri da terra al bordo superiore, un metro e settantacinque fa l’albero…”
“Ma fanno due metri e dieci, ingegnè, vi avanzano ancora venticinque centimetri” replica l’americano.
“E qui vi volevo don Mario bello” gongola papà. “Non avete calcolato che in cima all’albero ci va il puntale con la stella, che misura esattamente venti centimetri”.
“Ma comunque fanno due metri e trenta” replica l’altro fintamente esasperato “vi avanzano sempre cinque centimetri!”.
“E già” risponde mio padre trionfante “e la tolleranza me la volete rimanere?”
In definitiva tutta questa scenetta che si ripete puntuale ad ogni Natale, fa parte appunto della tradizione familiare, in questo caso sia nostra che della famiglia di don Mario, visto che lui, tutti gli anni, al momento di dare inizio al cenone, si volta verso i familiari riuniti a tavola e comincia così:
“Ve le volete fare quattro risate? Questa mattina è venuto l’ingegnere Persico alla bottega per comprare un albero di Natale…”.
Comunque, tutto questo serve per dire che a Natale pure le piccole manie, le pazzarie, appunto, possono diventare tradizioni e tramandarsi per generazioni.
Io penso che quando sarò grande voglio portare mio figlio a comprare l’albero di Natale dal figlio di don Mario e continuare la tradizione.
Quando l’ho detto a papà, lui mi è sembrato un poco commosso, poi si è schiarito la voce e per darsi un contegno ha gridato a mia mamma che stava in cucina: “Rosà, ma come puzza sto’ cavolo, l’anno prossimo facciamo la parmigiana pure noi”.
L’avevo detto io, Natale si sente dalla puzza.

 
 
 

'Ccà nisciun è fess! Riccardo Villari e la bicicletta di Veltroni

Post n°21 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
Foto di soloariapura

la vicenda dell'elezione del presidente della commissione di viglianza rai ha assunto dei risvolti, come dire, kafkiani.
cerchiamo di fare un pò di chiarezza.
1-la commissione di viglianza è una commissione parlamentare bicamerale che ha lo scopo di sorvegliare l'attività della rai.
2-è stata istituita su sollecitazioni della Corte Costituzionale per garantire il pluralismo e sottarre l'azienda dal monopolio (duo-trio?) dei partiti politici.
3-per legge il presidente non può essere sfiduciato e questo per tutelare lo stesso dalle pressioni dei partiti (ma non è esattamente quello che sta accadendo oggi?).
premesso che l'intero meccanismo è totalmente assurdo (come si possa pensare di garantire la rai dalle ingerenze della politica affidandosi ad una commissione formata dagli stessi politici che, di fatto, tale ingerenza la esercitano, è un paradosso tutto italiano), mi vengono da fare alcune considerazioni:
a-l'elezione del presidente villari è totalmente regolare ed assolutamente democratica.
b-villari è stato eletto con il concorso di vari membri dell'opposizione (e qui la guerra tutta interna al pd di d'alema contro veltroni e, in sott'ordine d'alema con veltroni contro di pietro, è del tutto evidente).
c-dopo l'elezione il pd ha prontamente e finalmente trovato il suo candidato ideale in zavoli, dopo ben 43 fumate nere.
ora, se mi chiamasse impregilo dicendomi: caro agosti, abbiamo deciso di nominarla amministratore con ampi poteri, un appannaggio di 50.000 euro al mese oltre bonus e benefits e l'indubbio prestigio di capo assoluto della prima impresa di costruzioni italiana (firmi pure qui, ecco, bravo) e il giorno dopo mi richiamassero dicendo che avevano scherzato perchè ne hanno trovato uno più bravo di me (si faccia da parte senza storie per favore), risponderei: col cavolo che me ne vado, dovete chiamare la brigata folgore per schiodarmi!
questo, mi sembra, è esattamente quello che capita al povero villari, che, da buon vecchio democristiano oltre che partenopeo doc ha risposto a veltroni (detto dai suoi "ma anche"): caro walter, e che, scenn d'a muntagn io? mi hai dato la bicicletta? e mò pedalo.mi faccio tutta la tappa. anzi, tutto il tour. anzi, guarda, visto che ci sono penso che mi faccio anche le olimpiadi, tra quattro anni.
concordo totalmente e faccio anche il tifo.

 
 
 

Brunetta forever!

Post n°20 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
Foto di soloariapura

in italia, secondo gli ultimi dati a disposizione, i lavoratori del pubblico impiego sono 3.650.000.
una bella cifra se si considera che dai dati istat 2007 il totale di occupati in italia è di 23.222.000.
questo equivale a dire che, fatto 10 il numero di persone in un ufficio pubblico,8 stanno in fila ad aspettare e circa (quasi) 2 sono dietro lo sportello a prendere il caffè.
francamente lo trovo un numero sfacciatamente alto se rapportato alla qualità, efficienza e velocità del servizio in qualsiasi settore della pubblica amministrazione.
prendetene uno a caso.
che sò.. amministrazioni locali (comune, regione), trasporto, uffici finanziari, scuola?
o vogliamo dire aziende sanitarie, ministeri, enti previdenziali?
su ciascuno di questi un qualsiasi cittadino preso a caso per la strada potrebbe raccontarne delle belle.
per tuttr queste ragioni e nonostante l'insopportabile spocchia, l'untuosità personale e la spudorata demagogia del nano forzista...
ora e sempre forza brunettaaa!
(sempre secondo le statistiche, mie questa volta, su 10 italiani che leggeranno questa nota, quasi 2 non saranno d'accordo).

 
 
 

eluana e la vittoria della Giustizia sulla legge.

Post n°19 pubblicato il 22 Novembre 2008 da soloariapura
Foto di soloariapura

13 novembre 2008, segnatevi questo giorno.
è il giorno della vittoria della Giustizia sulla legge.
eluana, in stato vegetativo permanente irreversibile, questa è la dizione clinica corretta, potrà infine ottenere, dopo oltre sedici anni, la sospensione della alimentazione ed idratazione artificiale.
e, ragionevolmente, chi di noi potrebbe affermare di voler restare per sedici interminabili anni in uno stato forzato di non-coscienza.
ci sentiremmo veramente di ritenere Vita lo stato di una persona la cui unica attività rimane quella di respirare, la cui sopravvivenza è affidata ad una sonda infilata a forza nelle viscere.
eluana, dopo aver visto un suo caro amico entrare in stato di coma, aveva detto "io così non vorrei vivere".
e suo padre, per tutti questi anni, ha lottato con tutte le proprie forze perchè la volontà della figlia venisse rispettata.
ieri, con la pronuncia della suprema corte, peppe englaro ha infine vinto la disperata lotta ingaggiata contro i medici, contro i giudici e contro santa romana chiesa.
lo Stato, progettato e costruito sulle fondamenta della legge ha prodotto finalmente una decisione di Giustizia, quella Giustizia laica, sofferta e profondamente umana quasi sempre esiliata dai luoghi della legge, affermando che il diritto alla autodeterminazione, alla libertà di decidere di sè e per sè, deve essere tutelato in ogni fase dell'esistenza.
alla chiesa cattolica che ha tenacemente avversato questo diritto durante tutto il dipanarsi del calvario di eluana, mi verrebbe da chiedere di lasciare da parte i raffinati ragionamente teologici e di fermarsi a riflettere sulla disperata richiesta di un padre di liberare il corpo della figlia amatissima da una atroce, interminabile, irragionevole sofferenza.
non contesto alla chiesa, è ovvio, il sacrosanto ufficio di magistero per i credenti (e solo per essi); chiedo solamente di riconoscere a tutti gli altri (appartenenti a diverse confessioni, atei, agostici e quant'altro) il diritto a seguire la propria coscienza, a decidere liberamente della propria e vita e della propria morte.
una legge dello Stato che non riconoscesse il diritto della persona ad autodeterminarsi, incontrerebbe certo i favori di prelati, cattolici, teo-dem e simili, ma infliggerebbe al corpo già tanto martoriato della Giustizia, una ferita insanabile.
per quale ragione, pur riconoscendo ai credenti il diritto di vivere secondo i valori propri della chiesa cattolica, dovrei essere anch'io costretto ad agire secondo essi?
perchè la chiesa dovrebbe negare la mia libertà di determinazione, laddove io riconosco invece la sua di professare liberamente idee e valori che sente propri?
alla fine dei fatti, comunque, le chiacchiere stanno a zero.
da oggi il corpo di eluana potrà finalmente essere liberato dalla quella sonda che lo incatenava al letto d'ospedale e a questo mondo e suo padre, forse, trovare un pò di pace.
è il mio augurio sincero, da padre a padre.

 
 
 

Campioni di carta (ed altri miracoli)

Post n°18 pubblicato il 14 Novembre 2008 da soloariapura
Foto di soloariapura

Cap. 1 – Stupore tra gli astanti

Di prima, di prima. Dàlla di prima quella palla.

Ogni volta l'allenatore della Virtus San Pietro si stupiva.

Ancora oggi, dopo mesi, si chiedeva come fosse possibile che quel ragazzino smunto e dinoccolato che in allenamento non prendeva una palla che era una, riuscisse in partita a compiere quelle incredibili magie che gli aveva visto fare ormai tante volte.

Lo ricordava come fosse oggi, quel giorno.

"Mi faccia giocare mister, la prego. Solo questi ultimi minuti. Almeno una volta, mi faccia giocare."

Lui l'aveva guardato, quello scricciolo con le gambe un po’ storte e gli occhi imploranti e si era detto, ma sì, che importa, ormai la partita è andata. E così aveva urlato: "Roversi in campo al posto di Tosatti. Vai sulla fascia Bepi e ricordati di darla di prima."

Quel giorno non l'avrebbe più dimenticato. Non si dimenticano le magie.

Bepi era entrato in campo con la solita andatura ciondolante, con i tacchetti che alzavano sbuffi di polvere nel pomeriggio assolato. \

Poi gli avevano passato la palla e d'un tratto, come uando giri un interruttore, era cambiato, diverso.

Le spalle dritte, la testa alta. Gli occhi che guardavano diritto avanti, verso la porta, senza curarsi degli avversari lì vicino. Un attimo prima era lì, impacciato, a trascinare i piedi, ora andava come un treno, lasciando sul posto gli avversari che sembravano fermi al confronto. In pochi secondi era al limite dell'area, occhi alla porta, ed ecco la magia.

Lo vide portarsi la palla sul sinistro, il Bepi, destro naturale che col piede sinistro non prendeva la porta neanche da due metri.

Poi, mentre il tempo scandito dallo sbattere delle sue ciglia rallentava fin quasi a fermarsi, eccolo scoccare un tiro di interno sinistro che partì lento con una curva impossibile, una traiettoria che negava l'ineluttabilità della legge di gravità.

Nel silenzio innaturale di quell'istante, nel tempo dilatato dall'incantesimo del momento, vide il pallone girare su se stesso mentre compiva una parabola morbida, metafora pallonara del moto di rotazione e rivoluzione dei pianeti. Ed il sole attorno a cui tutto ruotava era il piccolo Bepi.

D'improvviso così come aveva rallentato, il tempo ritornò alla sua normale velocità ed insieme ad esso i rumori della folla, di un aereo che passava proprio lì sopra, in quel momento.

Il pallone che si insacca, il portierino fermo immobile a guardare la rete che si gonfia, l'arbitro attonito con il fischietto che gli penzola dalle labbra.

Ed il Bepi che si gira e va deciso verso il centro del campo ancor prima di aver visto il pallone entrare in porta, come se non vi fosse stata alcuna altra possibile soluzione. Come se il punto finale di quella traiettoria magica, non potesse essere altro che la rete.

Nessun dubbio possibile, nessuna incertezza. Solo il goal era contemplato dal momento in cui il pallone partiva dal piede del Bepi. Nient'altro.

Quel giorno il Bepi segnò altri due goal e fece parecchie magìe che la gente ancora si ricorda. La Virtus vinse tre a due e fu festeggiato come un eroe.

Cap. 2 – Que pasa, Bepi?

Di quella partita si parlò per tutta la settimana al bar dello sport. E per tutti i sei giorni seguenti, in allenamento, il Bepi continuò a giocare da schifo. Tiri sbilenchi, passaggi sbagliati, il peggio del repertorio calcistico, insomma.

Poi, la domenica successiva, di nuovo la trasformazione, la magia. E così anche le altre domeniche.

Il paese non parlava d'altro che del Bepi Roversi e di come li prendeva tutti in giro durante gli allenamenti per poi trasformarsi in partita nel più incredibile campione che si fosse mai visto da quelle parti.

Dopo quattro domeniche il Mister decise di andare a casa Roversi per capirci qualcosa in quel mistero che gli arrovellava la mente da più di un mese, da non darsi pace durante il giorno e non dormirci la notte.

"Ma dimmi Bepi, spiegami. Devi spiegarmi. Non si diventa campioni da un giorno all'altro. Io lo so. Ne capisco di calcio io. Ci vivo di calcio. Da quarant'anni ci vivo, e non ho mai visto fare in campo quello che fai tu."

Il Bepi taceva e a testa bassa, come vergognandosi ripeteva tra se: "Non mi crederebbe mister. Nessuno mi crederebbe."

Poi, prendendo il coraggio a due mani alzò gli occhi e disse: "Adesso glielo mostro. Aspetti. Aspetti qui."

Cap. 3 – Dove si svela il mistero

Tornò nella stanza dopo pochi minuti, timoroso, tra le mani un quaderno di quelli di scuola, ma rivestito con carta da pacchi marrone.

Sul frontespizio, una grafia incerta, infantile.

Grandi campioni del pallone, diceva.

Il Mister fissò negli occhi il ragazzo attendendo una spiegazione. Quel quaderno non gli diceva niente, cosa c’entrava un quaderno con l’improvvisa trasformazione del Bepi.

“Ecco Mister, vede..” cominciò il Bepi. “Le faccio vedere, aspetti.”

Aprì il quaderno. Alla prima pagina un ritaglio di giornale. La foto di un calciatore in maglia neroazzura con sotto scritto: Mariolino Corso. E più in basso, in stampatello: IL PIEDE SINISTRO DI DIO.

Girò pagina, un altro ritaglio. Manoel dos Santos, detto GARRINCHA.

“Vede, Mister, capisce ora?”

Parlava veloce ora, affannando. “La prima partita, ricorda. Il goal di sinistro. D’effetto. Io sono destro Mister, lei lo sa che io sono destro..”

“E la seconda partita. Ero imprendibile, vero? L’inafferrabile Roversi, diceva il gazzettino.”

Il Mister guardava la foto incollata sulla pagina a quadretti. Garrincha. La più grande ala di ogni tempo. Quella leggera zoppìa che rendeva le sue finte imprevedibili. Le finte del Bepi di quella domenica.

“Non ci capisco più niente”, mormorava il Mister.

“Guardi ancora Mister, guardi qui”, incalzava il Bepi. Beppe Meazza. Le pagine frusciavano mentre Bepi le girava stropicciandole. Eusebio. John Charles.

“Non è possibile”, ripeteva il Mister annientato. ”Impossibile”.

“Eccola, la sua spiegazione. Ricorda il Toni, mio fratello? L’anno scorso. Un incidente”.

La voce del Bepi era sempre più fioca. “Ora è in cielo. In cielo con la mamma. Questo quaderno era il suo, me lo diede qualche giorno prima. Prima di quel giorno, voglio dire. Mi spiego?”

Nella testa del Mister i pensieri si rincorrevano confondendosi. “Che vuoi dire, per l’amor di Dio, cosa vuol dire tutto questo, Bepi”.

“Ecco, ogni domenica prendo questo quaderno, Mister.

Lo sfoglio, scelgo un campione. E mi trasformo. Divento lui. Non lo so come, solo .. mi trasformo”.

Il Bepi rimase seduto, quasi accasciato, le mani in grembo. Aspettava.

E, incredibile a dirsi, vide il Mister sorridere.

Ci credeva. Senza sapere perché, senza prove, credeva a quella storia inverosimile.

Era impossibile, certo, ma non più incredibile delle magie del Bepi sul campo. Nell’assurdità di quella storia, il Mister riusciva ad intravedere la verità. E la poesia che stava dietro ad essa.

“E domenica”, riuscì appena a balbettare. “Cosa succede domenica”.

Il Bepi fece un gran sorriso, illuminandosi.

“Domenica sarà bellissimo, Mister. Domenica ci divertiamo”.

Girò l’ultima pagina.

Sotto la foto di un calciatore sorridente, il povero Toni aveva scritto con cura:

Edson Arantes do Nascimento, detto PELE’.

 

 
 
 

Una inconsueta omelia alla Chiesa dei Fiorentini

Post n°17 pubblicato il 04 Settembre 2008 da soloariapura

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Cosí li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

 
 
 

W.H. Auden

Post n°16 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura

immagineBlues in memoria

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
 

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

Funeral blues

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.
 

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good.

 

 

 
 
 

Google Generation

Post n°14 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura

Letto su D del 23 settembre:

... Secondo alcuni critici, Google generation è destinata all'isolamento parossistico, i suoi componenti avviati verso un autismo a bassa intensità. In alcuni casi, in effetti, l'incastro di vita reale e vita pixelata diventa sempre più serrato.

... MTV (che sta investendo su format per programmi interattivi distribuiti su tutte le piattaforme digitali disponibili, compresi i cellulari) ha coniato un'etichetta per descrivere chi ha il mondo sui polpastrelli: "connetted cocooning", bozzolo iperconnesso. In realtà prevedere quali saranno i problemi più insidiosi sul cammino della Google generation non è facile. Per molti, vivere in uno stato di connessione digitale perpetua, dove si condivide tutto, renderà necessario ridefinire il concetto di privacy, se non rinunciarci del tutto. E gestire identità multiple: come dice Coupland "molti di noi esistono in una meta-forma.. un meta-ego confezionato dalle tracce che lasciamo on-line come pensieri, foto, curricula, voci. Un meta-ego che risponde al nostro nome e contiene parti di noi, ma non è del tutto noi. Se digito il mio nome su Google ecco che compaiono migliaia di meta-Doug. Esisto lì anche se non sono proprio io. E quei meta-Doug continueranno ad esistere anche dopo la mia morte, in una sorta di aldilà virtuale".

 
 
 

Le incredibili creature  di Ron Mueck

Post n°13 pubblicato il 21 Novembre 2006 da soloariapura

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