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« k2 resistenza pianeta terrak2 resistenza pianeta terra »

k2 resistenza 

Post n°62 pubblicato il 23 Settembre 2007 da koinotnak

MYANMAR: 20.000 IN PIAZZA, ANCHE LE MONACHE PROTESTANO





Al
sesto giorno di protesta anti-regime in Myanmar, anche le monache
buddiste sono scese in piazza a Yangon sfilando al fianco di 20.000
bonzi e civili, mentre cresce la pressione internazionale sulla giunta
militare, alla vigilia dell'Assemblea generale dell'Onu a New York.
Quelle di oggi sono le più imponenti manifestazioni dall'inizio del
movimento di protesta, scatenato cinque settimane fa da dissidenti
vicini a Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione e Premio Nobel
per la pace da anni agli arresti domiciliari, e che negli ultimi giorni
ha visto i religiosi in prima linea.

Ieri, eccezionalmente, i
monaci erano stati autorizzati a sfilare accanto alla villa di Suu Kyi,
nell'ex capitale Yangon. La donna di 62 anni, che ha trascorso 12 degli
ultimi 18 anni in una casa-prigione ed è divenuta il simbolo della
lotta per la democrazia nel Paese asiatico, si era brevemente
affacciata alla porta e li aveva salutati, piangendo e pregando. Ma
oggi, quando 120 bonzi ed altre decine di manifestanti hanno tentato di
imboccare la strada che porta alla villa, l'accesso era stato di nuovo
sbarrato dalla polizia, secondo le agenzie internazionali e il sito
degli esuli birmani, Mizzima News. Le manifestazioni stamani hanno
preso il via dalla celebre pagoda Shwedagon, uno splendido complesso di
templi che costituisce la principale attrazione turistica della ex
Birmania. I monaci, avvolti nei loro sai e mantelli color ruggine,
hanno marciato a piedi nudi, sotto la pioggia battente, fino alla
pagoda di Sule, nel centro della città.

Al termine del corteo i
manifestanti erano circa 20.000, la metà dei quali gente comune, hanno
riferito testimoni. I bonzi erano accompagnati per la prima volta da
150 monache, con le tradizionali tonache rosa chiaro. Le suore buddiste
abitualmente sono più defilate rispetto ai loro colleghi e non
partecipano alla vita politica. Circa 200 persone hanno formato una
catena umana davanti ad alcune file di giovani monaci, mentre i
manifestanti esortavano la gente ad unirsi a loro.

"Vogliamo
la riconciliazione nazionale, il dialogo con i militari e la libertà
per Aung San Suu Kyi e gli altri prigionieri politici", ha scandito al
megafono uno dei leader dei religiosi. Fino a ieri i monaci avevano
evitato di coinvolgere i civili in marce e raduni, nel timore di una
dura repressione da parte della polizia, che nelle ultime settimane ha
arrestato decine di attivisti. A scatenare la protesta di piazza - la
più grande dopo la sollevazione del 1988, che fu soffocata nel sangue -
è stato l'aumento dei prezzi dei carburanti, che ha fatto raddoppiare
il costo dei mezzi pubblici e del cibo, in un Paese ricco di riserve di
gas ma dove un quarto della popolazione vive sotto la soglia della
povertà. Manifestazioni si sono svolte anche oggi anche in altre città,
tra cui Maqwe e Mandalay, seconda città di Myanmar e importante centro
religioso.

L'estrema prudenza del regime militare, che negli
ultimi giorni si è astenuto dall'uso della forza, viene interpretata da
un analista come un tentativo di contenere la protesta. "Se si mettono
a reprimere i monaci, finiranno col mobilitare il resto della
popolazione, compresi alcuni esponenti della giunta militare
estremamente reticenti a toccare un'istituzione sacra e prestigiosa",
come il clero buddista, ha detto alla France Presse Debbie Stothard,
vicina all'opposizione in esilio. Da New York, dove martedì si apre la
62/a Assemblea generale dell'Onu, il segretario di stato Condoleezza
Rice ha denunciato il "brutale" regime birmano e ha affermato che
Washington sta seguendo "molto da vicino" la situazione, un chiaro
segnale che la pressione sui generali di Myanmar è destinata a crescere
nei prossimi giorni.

 
 
 
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