Creato da: Firefrost il 13/05/2005
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I kiss your neck with my moon-white fangs and you shall be eternally mine.

 

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ALBASCURA - Subsonica, Amorematico

Frasi che ora sanno d’inutilità,
Di desideri tiepidi già smossi.
Lei si riveste, ormai non la diverte più.
Probabilmente lui vorrebbe anche ricominciare.

Alibi che attenuano l’oscenità
Riflessa intorno alle bottiglie vuote
Dai suoi vent’anni opachi e rispettabili:
Così si sa che c’è qualcosa che non va.

La notte schiude le sue braccia fragili
Tra le emozioni che si intrecciano
E lei confonde spesso forza ed esperienza
Per tutti gli uomini osservati da sotto.
Si nutre di cose che fanno male
E ama quando è l’ora di odiare,
Si nutre di cose che fanno male
E odia quando è l’ora di gridare.

Abiti firmati d’inutilità
Riscattano un affetto che ora latita.
Buone maniere che sono sempre le stesse:
Da sempre sa che c’è qualcosa che non va

La notte che sorride ha denti fragili
Per tutti i calci che l’aspettano.
Generalmente lei non dà la confidenza
A tutti quelli che si atteggiano troppo.
Si nutre di cose che fanno male
E ama quando è l’ora di odiare,
Si nutre di cose che fanno male
E odia quando è l’ora di gridare.

Solo una cosa so di sicuro:
vorrei raschiare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro:
lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro.
So di sicuro:
lasciare andare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro:
vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro.

Bocche dal sapore d’eventualità
appiccicano sguardi, l’aria è satura.
Quasi vorrebbe la scoprissero
gettarsi in pasto giusto il tempo di ricominciare.

A casa questa notte non ritornerà.
E' in viaggio fuori-serie verso nessun posto.
Narici rispettabili festeggiano:
Così si sa che c’è qualcosa che non va.

La notte scivola sugli occhi gravidi,
Gonfi di amaro che rovesciano.
Generalmente lei riserva indifferenza
A tutti quelli che si stringono troppo.
Si nutre di cose che fanno male
E ama quando è l’ora di odiare,
Si nutre di cose che fanno male
E odia quando è l’ora di gridare.

Solo una cosa so di sicuro:
vorrei raschiare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro:
lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro.
So di sicuro:
lasciare andare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro:
vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro.

È l’aria della notte della sua città che punge come un senso d’inutilità.
È l’aria della notte della sua città che punge come un senso d’inutilità.
È l’aria della notte nella sua città.
 
 

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La medicina buona

Post n°36 pubblicato il 01 Ottobre 2007 da Firefrost
Foto di Firefrost

É stato come tornare a casa. All’inizio non ero convinta, pensavo che probabilmente lo stavo facendo solo per una questione di orgoglio – mantenere la parola data - anche se, quando ho dato la mia parola, avevo qualche goccia di alcool nel sangue in più del dovuto. Ma questa mi pareva tanto una scusa, e tanto banale… Così povera di credibilità da far venire la ridarella anche a me, al pensiero di prenderla sul serio.
E così in data ventinove settembre duemilasette, la dolce fanciulla dai boccoli castani e dal braccio sfregiato si sedette nuovamente al suo pianoforte.
Credo siano trascorsi almeno cinque anni dall’ultima volta che ho suonato un brano, e sicuramente parecchi in più da quando il brano in questione apparteneva al mio (ex) repertorio di musica classica.
Invece sabato ho alzato il coperchio, ho regolato il seggiolino, ho preso una raccolta di pezzi facili di Franz Schubert, che all’epoca tanto mi piaceva, ed ho scelto un Piccolo Valzer.

All’inizio le note arrivavano irregolari, nervose; le dita si muovevano incerte, come una persona che, ritrovatasi improvvisamente senza luce in casa propria, cerca di muoversi seguendo l’istinto ed il tatto, sfiorando oggetti per riconoscerli e calcolando le distanze sulla base di ricordi e sensazioni.

Ho suonato per un’ora intera.

Onestamente, ora che avevo messo a tacere la coscienza, ero sicura si trattasse di un episodio sporadico, più unico che raro, facilitato dal fatto che ero sola in casa.
Invece no. Invece oggi sono tornata a casa per pranzo, ed invece di buttarmi a letto stralunata come al solito, causa la stanchezza perenne che mi si è accumulata addosso in questi mesi, ho sparecchiato veloce e mi son messa di nuovo al piano, quasi senza rendermene conto. Ho ripreso il valzer, ed i maledetti esercizi stronzi di riscaldamento, che tanto odiavo. Scale, accordi, brevi composizioni per sciogliere le dita – e poi di nuovo il Piccolo Valzer, lento, ora più veloce, piano e poi forte.
Non so cosa mi sia successo, né cosa mi stia tuttora succedendo. So che mentre suonavo, il braccio non mi prudeva più. Non avevo più voglia di non mangiare, o di bere, o di rimettere, o di ricamarmi il braccio col coltello. Avevo solo voglia di suonare, e di suonare bene.
Non avevo freddo, né sonno, non ero stanca, né infelice, né melanconica, né arrabbiata; non ero impaziente, non ero bugiarda, non ero sovreccitata, né assente.

Stavo bene. Sto proprio bene.

Il mio medico mi ha fatto tornare la voglia di provare.

Un amico mi ha fatto tornare la voglia di suonare.

Da Roana a Roma, dall'Altopiano ai Sette Colli: grazie.

 
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