|
|
Creato da sopalmar il 01/03/2005
...per non smettere mai di cercare
|
Area personale
Menu
| « Messaggio #520 | Messaggio #522 » |
appunti di viaggio
Dimentico quasi sempre di farlo, dopo. Al ritorno. Fissare i volti in parole, cercare un luogo dove custodire quello che le foto non mi dicono pił. Delle vacanze vere non le facevo da un po'. Delle vacanze, mi accorgo che ricordo sempre le piccole cose. Non i grandi monumenti, la storia che cola dalle rocce o dalla tela di qualche quadro famoso, no. I particolari strampalati. Lastovo, un'isola sperduta a cinque ore di traghetto da Spalato. Lastovo, 835 abitanti, dice la guida. 11 chilometri di lunghezza, 5 di larghezza. Pesce e vino squisiti, spiagge incantevoli, il mare come non l'avevo mai visto. E la piccola cittą di Lastovo. Piccola, ma non cosģ tanto da non avere qualche edificio nuovo, di gusto discutibile. Un' antica chiesa che si affaccia sulla piazza principale, la loggia, vecchie case di pietra con degli strani camini giganteschi. Cactus enormi che sbucano da dietro i muri rosicchiati dal tempo, un mulo che ogni tanto gira in paese con la sua decrepita e sorridente padrona. E quando piove, una piccola magia. Un'invasione pacifica di miriadi di minuscole rane, che zompettano ovunque, sulle strade bagnate - ogni tanto si lasciano catturare e poi ti saltano via dalle mani - e poi lumache che banchettano su enormi foglie di cavolo, lumache ovunque, scivolano silenziose e aggraziate per tornare poi a nascondersi chissądove, quando tutto ritorna secco. Il guardiano del faro e la sua aria da santone di mare. Unirmi alla processione che si tiene a Ferragosto, nel calore soffocante della chiesa dei Santi Cosma e Damiano, e baciare le reliquie della Madonna assieme a tutti gli 835 abitanti dell'isola - bč, pił o meno tutti - e piangere non so di cosa, del tormento, forse, e del cuore mai in pace. I gatti di Lastovo, magri magri e dagli occhi profondi. L'autostoppista sloveno ed il suo bambino, tirati su in macchina qualche volta, la sera, da Lastovo a Skrivena Luka, per due parole su una vita diversa. Il fumatore di sigaro di Udine e sua moglie, amanti del buon vino e dei viaggi alternativi, incontrati casualmente proprio ogni giorno, tra piccole insenature e ristoranti tipici. Gli alberi di fico, gli ulivi, le viti, sparsi su un'isola che ad ogni curva riserva una sorpresa. E con il sole le cicale. Io riparata all'ombra dei pini, su una roccia vicino all'acqua cristallina, e le cicale che mi accompagnano nel sonno, con la loro voce sempre uguale. E ore di silenzio ritagliate con dolore, in una vacanza che era per due, in cui mi sono ritrovata da sola. Ad immergermi dentro di me, ostinata, nello stesso tuo rifugio. Lģ dove vorrei essere.
foto: mia
|
Scrivi Commento - Commenti: 14
|
|
|