
È da quando sono sceso dall’aereo che avverto questa sensazione, non dovevo venire qui. La metropolitana pullula di gente, non ho orari prestabiliti per l’appuntamento con il mio destino perciò decido di prendermela comoda. Imbocco il corridoio pedonale, che si allunga in una galleria tetra, snobbando i tapis roulant, che mi sfilano silenziosi in parte. Di tanto in tanto appoggio due dita sulla striscia di gomma nera, corrimano del marciapiede mobile, lucida per il riflesso dei neon. Le lascio farsi trasportare fin che non le sento desiderare staccarsi da me. Levo la mano di colpo, come un bambino, ci ricasco, ma mi riprometto di fare attenzione a non lasciarmi sfuggire nemmeno un’unghia. In questi momenti è meglio stare tutti uniti.
Il mio passo è ben più lento rispetto ai tizi che mi scivolano di fianco con certe facce. Potrebbe sembrare che pattinano, non fosse che corrono via fermi. Di colpo, non c’è più nessuno che viene nella mia direzione. Possibile che nessuno voglia accompagnarmi?
Dall’altra parte, sul tapis roulant che mi corre incontro, si fanno avanti due signore. Parlano animate, mi sfilano accanto come una bolla di sapone. Mi hanno guardato come si guardano tutti in un corridoio di una metropolitana. Non mi hanno nemmeno visto. Ricordo solo il suono delle loro voci, parlavano di cose da donne. Forse lo verranno a sapere dai giornali.
Sulla parete della galleria è dipinta una freccia lunghissima, la punta è di un rosso vivo e intenso che va pian piano fiaccandosi verso la coda, come se il pittore avesse finito la vernice. Mi ricorda il sangue di ieri, quei corpi da trascinare.
La freccia indica il punto da dove sono venuto. Che sia anche questo un segno? Sta lì affissa alla parete, segnata da schizzi rosso sangue... No, non dovevo venire e intanto, vado oltre. Tasto in tasca e sento la consistenza del biglietto dell’appuntamento. C’è qualcosa che mi attira, non ho scelta, devo andare. Scommetto che se non lo facessi l’indiano comparirebbe ovunque. Cammino con le mani in tasca, rassegnato a quel che accadrà, tra un minuto, tra un’ora, non lo so, non mi interessa più di niente ormai. (Continua)
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