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TROVARE LAVORO (4)

Post n°29 pubblicato il 29 Dicembre 2006 da Franzhi
 
Foto di Franzhi

Poi è un attimo che dura per sempre, sento il rumore del cassetto che si apre, un botto, Renzo afferra un coltello e si scaglia sul vecchio, la donna urla correndo verso il marito che le frana addosso, il coltello conficcato nell’addome. Renzo si tiene un braccio. Il vecchio ricade rovinosamente, all’indietro sopra la moglie accorrente e sopra il tavolo di vetro che va in mille pezzi. Subito dopo cala un gran silenzio.

Cazzo, non ci voleva! Apro la porta interna e guardo Renzo che mi osserva con gli occhi inespressivi di chi non capisce più niente, ma ha già indosso la sensazione che si è giocato tutto. C’è ancora odore di bruciato, la pistola fuma, come nei film, Renzo è ferito ma vivo, come nei film, il vecchio è morto, in una pozza di sangue. Come nei film, i buoni vincono sempre. Accertato che Renzo se la caverà facilmente, mi sento sollevato, pronto ad andare a bere lo spritz di metà mattina. Mi dirigo verso di lui, sicuro che l’unica cosa da fare è andarsene il prima possibile. Le schegge del tavolo hanno tagliato il volto e le braccia del vecchio in più punti. È tutto un mare rosso misto vetro. Che cazzo di casino! Mi avvicino ad osservare, mai toccare, lo dicono anche nei film. E mi scappa quasi un sorriso di congratulazioni verso Renzo, bel lavoro! Ma il mio cervello è più lesto della mia bocca, c’è una cosa che non mi torna. I vestiti indosso all’uomo, un paio di pantaloni grigi, una camicia azzurra, presentano finiture di color rosa, brandelli di stoffa beige si mescolano al tessuto dei suoi indumenti. Dalla sua testa, in gran parte calva e completamente rasata, schizzata di sangue, sembrano spuntare cilindretti lilla e ciocche di capelli lunghi, grigiastri …cazzo, la vecchia! Dimentico degli insegnamenti di Clint Eastwood, tiro su il corpo dell’uomo di peso, afferrandolo sotto le ascelle, e vedo il volto sfigurato della signora. Un pezzo di vetro si è conficcato sulla tempia, non ci sono grandi diagnosi da fare. È già fredda, piccola com’era. Oh merda! Renzo è ancora lì, assente, pian, piano inizia a rianimarsi. Gli do un po’ di tempo, poi diamo una ripulita e decidiamo di uscire. Peccato per il tavolo, non si può farci niente. Sono le undici passate, secondo le tabelle di Renzo dovremmo sbrigarci. (continua)

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