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LE IDEE SOCIALI E POLITICHE DI FRIEDRICH NITZSCHE

Post n°61 pubblicato il 10 Marzo 2014 da giansartoretto
 

Contrariamente a quanto pretende un’interpretazione nazifascista,  Friedrich Nietzsche avversa decisamente il nazionalismo (reso anacronistico dallo stesso sviluppo della cultura europea) e il militarismo (anacronismo vivente) pericoloso anche nella dottrina della pace armata, poiché vero mezzo della pace è “spezzare la spada e farsi inermi”. Anche il macchinario industriale attiva energie prevalentemente di carattere inferiore e scarsamente intellettuali (non dà la spinta a salire più in alto ed umilia con la sua anonimità l’operaio)  sottraendolo al prodotto del  suo lavoro. Rifiiuta però il socialismo è “come una rogna nel cuore”, esso manifesta la tendenza alla tirannide, Nietzsche è anche contrario alla rivoluzione poiché scatena energie selvagge ed eccessi ed orrori di epoche sepolte. Promuove invece la realizzazione della democrazia concepita come un regime di autodeterminazione popolare in cui i cittadini possono rendersi artefici della propria felicità ed infelicità, essa costituisce un necessario, anche se noioso, antidoto degli appetiti tirannici. Nitzsche propugna sul piano politico una federazione europea in cui ogni popolo abbia l’autonomia dei cantoni svizzeri, sul piano sociale l’eliminazione delle grosse fortune mediante un’imposta progressiva che favorisca la piccola proprietà. Bisognerebbe anche escludere il suffragio politico ai nullatenenti (che si fanno comprare) e ai ricchi (CHE COMPRANO) ED IMPEDIRE L’ORGANIZZAZIONE DEI PARTITI RISERVANDO IL POTERE DECISIONALE AI COMPETENTI PIU’ SPECIALIZZATI. Una civiltà superiore prosegue N. dovrebbe disporre di due caste distinte: la casta del lavoro forzato (der Zwangs-Arbeit) e designa i cinesi per tale tipo di lavoro e la casta del lavoro libero (der Frei-Arbeit) costituita dagli uomini più intelligenti e cioè capaci di eseguire compiti superiori. Il processo di democratizzazione serve contro l’asservimento fisico e spirituale dell’uomo a vantaggio di una civiltà superiore di cui sarà ipotizzato come protagonista, in Zarathustra, il superuomo, ma non un solo superuomo – come qualcuno ha inteso, ma una società di superuomini, in cui ognuno si autogoverni (utopia) che sappia sviluppare gli istinti e quindi le passioni temperati però da una cultura scientifica e che quindi rifugga da una falsa morale basata sulla menzogna individuale e collettiva. (tratto da Giovanni Maria Bertin – pref. a UMANO, TROPPO UMANO (Newton Compton Ed 1979)

 
 
 
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