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A SALO’ NEL SALONE DEL SALE
Post n°94 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da giansartoretto
A SALO’ NEL SALONE DEL SALE
Esalò nel suo maschio angioino
sull’aspra giogaia
del collare di spirto meneghino,
l’ultima congerie.
E la gioia di un mattino
Che fa ostergere il sangue
e la virtù molgeva,
tanto della cruda,
quanto dell’abbrusciata sorte.
Ma è da scaldare, praticamente, nettàre,
La caligine degli occhi affumicati.
Cinedo,
nudo ti vedo.
Te lo prendi, credo
Sferzando con gli staffili.
Cara Clamide, fiore d’amido
Detergi le tue
Vittime òpime:
Arione, Atteone,
Mentre il carro del soleone
Aggirava l’ultimo
Limite del giorno.
Bigenni che forno!
Suffumigi di zolfo.
Un’aspide in sinuose spire
Infamia da lungomare
Empietà profana?
Ma che cazzo stai a di’
Lupanare
Sistro
Animo esulcerato
Ci sarà un giorno,
In me, un uomo?
O forse solo una donna.
Tu sei un ricchione
Ma non hai il coraggio
Di dirtelo, di fartelo!
Di fondo sei un Arpalo
gs
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