Non è quello che vidi che mi fermò
È quello che non vidi
Puoi capirlo, fratello? É quel che non vidi... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne
C'era tutto
Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non fiìniscono mai e quella tastiera è infinita
Se quella tastiera è infinita, allora
Su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Questa è stata copiata da "Novecento, un monologo" di Alessandro Baricco. Ci sono tante altre frasi ke di questo autore mi colpiscono, ma ciò ke mi colpisce di più è ke quando lo leggi sembra ke la sua voce ti accarezzi l'anima, non è mai invadente ne leggero è GARBATO. Meditate su quest'ultima parola maiusolata, ke poi vi spiego.
Inviato da: hispa
il 15/01/2013 alle 08:48
Inviato da: hispa
il 15/02/2012 alle 10:21
Inviato da: voxappeal
il 24/01/2012 alle 23:01
Inviato da: voxappeal
il 14/01/2012 alle 14:44
Inviato da: hispa
il 14/01/2012 alle 11:17