Creato da Alma_oscura il 05/04/2010

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Post n°66 pubblicato il 09 Febbraio 2011 da Alma_oscura
 
Tag: ., ascoltando, io


Era sfinita. Da quella notte che si ostinava a essere lunga. Troppo. Scivolò dal letto al pesante tappeto, portò le gambe contro il petto, lasciò pendere la testa in avanti e i suoi capelli ricaddero lungo le guancie per fermarsi poi sulle ginocchia. Il suo corpo assumeva, inconsciamente, sempre quella posizione sin da quando Lei aveva iniziato ad ascoltare i lamenti della sua Anima...
Un fruscio sommerso dalla finestra. Il vento spingeva contro i vetri, costante da giorni. Che tormento era diventato per Lei quel vento. Fu però un'interferenza che la distolse da se stessa. Fissò un punto nel buio senza vedere nulla. Poi spostò lo sguardo sui suoi piedi nudi. Seguì col dito le linee contorte del tappeto che la separava dal gelo del pavimento. Bastò quel movimento-del dito sul tappeto-a risvegliare in Lei tanti ricordi e rimpianti. Trascorsero lunghi attimi. Non riusciva a capire cosa dentro le stava succedendo. Un turbinio d'immagini e parole tornava in Lei come fiume in piena. Come se qualcosa in Lei stesse crescendo a dismisura. Fino a spaventarla. Poi capì. L'immagine, una sola, divenne nitida, familiare. Sua. Sua, perché e Lei due anni era stata destinata.
Un viale innevato. Alberi, case, auto e due persone intrappolate per caso in quello scatto. E la neve. Inaspettata e insolita per quel posto amato dal sole.
E poi delle Parole..in ordine, una dopo l'altra. Così come le aveva lette la prima volta. Parole che lei non aveva dimenticato. E che raffioravano ora con dolore. Perché in quelle parole ci credeva. Perché ancora ci crede.
"..e pensare che la neve ci ha unito ancora di più"
Quell'immagine s'imprimeva dentro, sempre più forte. Intensa. Parole e immagine. Immagine e parole. Un flash. [12 febbraio]. In un istante tutto divenne chiaro anche nella sua testa. Ricompose i pezzi che la Memoria del cuore prepotentemente le stava inviando. Quella memoria che nasce dalle viscere così dolce e amara che lottava per tornare alle Mente. Che pretendeva di essere ricordata. A dispetto di tutto. A dispetto del dolore e della sua voglia di dimenticare. E fu dannatamente forte da sopraffare se stessa. Distolse lo sguardo dal dito. Staccò il dito dal bordo del tappeto in cui si era fermato. Tentò di alzarsi per uscire da quello stato ma tornò ad afflosciarsi. Il suo viso tremò..a sentire le lacrime cadere dagli occhi e il senso di abbandono la trafisse. Per quell'Assenza che non capiva. Si strinse a se come in un abbraccio. Un abbraccio di "quelli nostri". Si immaginò e l'attimo dopo si vide, agli occhi degli altri, Trasparente..come i granelli di melograno ancora un po' acerbi. A fatica tirò dal letto una coperta, permise al suo corpo di distendersi e restò lì, nel buio ascoltando il suo Respiro.

E volle credere che anche la terra, circondata dal mare, stesse respirando con Lei.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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"..strade che ho perso dentro i tuoi occhi
neri di fango stanchi di tutto
e fatti di niente ora le cerco
in ogni parola detta per sbaglio
da chi non sa bene come passare
ad altra sorte io vivo disperso
nei sotterranei di questi tuoi giorni
non resta piu' niente
dei tuoi rimpianti solo il ricordo
di alcuni istanti stretti a dovere
intorno alla pancia come una cinghia
per non dimenticare
il tempo che fugge verso i tuoi giorni
che sono niente ora che anch'io
non ho direzione e vago nel buio
non ho destinazione
e dammelo tu un nuovo indirizzo
dove trovarmi appeso a uno specchio
ad ogni ritorno un nuovo ritratto.."

Negramaro

Londra Brucia

 
 
 

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