Creato da errellegi il 10/08/2009

iconoscopio

appunti sulla contemplazione delle immagini

 

 

Cristo e l'abate Mena

Post n°5 pubblicato il 10 Novembre 2010 da errellegi
Foto di errellegi

          L'icona con il Cristo e l'abate Mena è, tra quelle del primo periodo, senz'altro la più popolare: essa è venerata nella comunità di Taizé a partire dal suo fondatore, frère Roger. Opera di bottega costantinopolitana, ancorché la tradizione la annoveri tra quelle provenienti dall'Egitto, potrebbe essere coeva, se non addirittura precedente, a quella, di VI secolo, con il Cristo benedicente conservata presso il Monastero di Santa Caterina, sul Monte Sinai.

          Le figure sono tozze, le teste sproporzionate, sproporzionati sono anche i clipei, il libro poi manca di prospettiva. Tutto insomma contribuisce a quell'impressione di rozzezza e semplicità tipica dei primi tempi cristiani. I volti non tradiscono alcuna emozione e il contegno ieratico è rotto solo dal gesto affettuoso del Cristo, che accoglie alla morte il suo 'imitatore' non, come è stato scritto, per camminare con lui, ma per aggiungerlo al novero dei suoi amici.

          L'icona, detta anche dell'amicizia, esprime questo sentimento nella sua forma più alta. La frontalità delle figure comporta che l'abate non incontri mai lo sguardo del maestro, al limite che non lo veda, percepisce tuttavia la Sua presenza, sente senza alcun dubbio la dolcezza del Suo abbraccio. Tale consapevolezza, la consapevolezza della Sua amicizia, ha il sapore di una vera e propria investitura, e da sola è sufficiente a dettargli un gesto di benedizione.

 

 

 
 
 

Annunciazione di Costantinopoli

Post n°4 pubblicato il 17 Agosto 2009 da errellegi
Foto di errellegi

Allora Maria disse all'angelo: 'Come è possibile? Non conosco uomo'.

Luca 1, 34

 

 

          L'icona sinaitica dell'Annunciazione ha come oggetto la festa del 15 marzo. Il motivo dell'immagine è il dialogo tra la Vergine e l'arcangelo. Nelle rappresentazioni dell'epoca, l'arcangelo non si limita semplicemente ad annunciare la concezione, deve prima vincere le resistenze di Maria, persuadendola a dare il suo consenso. Entrando da lei disse: 'Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te'. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: 'Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio'.

          Di là del dialogo la tavola si distingue per due particolarità. Fino alla figura di Maria essa è dipinta monocromaticamente, in una grisaglia color oro. Nella parte inferiore integra le figure con un paesaggio fluviale animato da uccelli e pesci. La metafora della primavera si riferisce alla data della festa, ma anche, simbolicamente, alla rinascita dell'uomo, con la nascita del Redentore. Il monocromo color oro è invece una metafora della luce soprannaturale che irradia dall'etere e attraversa anche l'angelo incorporeo. Solo l'abito di Maria presenta un azzurro e un rosso porpora scuri.

          Lo stile è quello tipico del tardo periodo comneno, ma la figura 'a serpentina' dell'angelo è qualcosa di più di una formula dello stile dinamico dell'epoca. Egli appare con il messaggio, per poi arrestarsi guardando la donna umana il cui corpo deve racchiudere l'illimitato, e lo stupore suscitato dalla sua resistenza iniziale è tale che anche i suoi tratti lo esprimono, significativa poi la torsione del busto. La Vergine ha una espressione di ansietà e l'emozione, che fino a questo momento pareva in conflitto con la concezione ieratica dell'arte bizantina, è già dentro la pittura.

 
 
 

'Trinità' di Andrej Rublev

Post n°3 pubblicato il 12 Agosto 2009 da errellegi
Foto di errellegi

          L'icona della Trinità di Andrej Rublev deriva il soggetto dal brano della Genesi, dove si narra di Dio che, in forma di tre angeli, appare ad Abramo presso le querce di Mamre. Il pittore elimina qui la figura del patriarca, e alle querce sostituisce un alberello rachitico. La scena però appare riconoscibile lo stesso, soltanto, da essa scompaiono i riferimenti spazio-temporali.

          Ad essere rappresentato è il dogma della consustanzialità, cioè l'unità sostanziale delle ipostasi della Trinità, che è una e indivisibile. Tutti e tre gli angeli sono dotati di uno scettro, ma hanno pose diverse, diverse vesti. Quelle dell'angelo al centro rimandano al Cristo. La posa altera dell'angelo di sinistra significa la sua dignità regale, laddove il colore verde dell'angelo di destra è il simbolo dello Spirito Santo.

         Il significato dell'opera sarebbe quindi prevalentemente teologico. A ben guardare però, le due figure in primo piano delineano il profilo di una coppa, ripetendo su diversa scala quella poggiata sulla mensa, e moltiplicando i livelli di lettura dell'icona. Alla verità teologica si unisce quindi la realtà estetica e alla 'flagranza' della verità consustanziale, si unisce la 'fragranza' della realtà della transustanziazione.

 

 

 

 
 
 

Vladimirskaja

Post n°2 pubblicato il 11 Agosto 2009 da errellegi
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          Quella della 'Madre di Dio di Vladimir' è una icona bizantina di XII secolo con sovrapposizioni pittoriche di XV e XVI secolo. Fu portata a Vladimir nel 1136: di qui il suo nome. L'icona, detta anche della 'Tenera Madre' o 'Eleousa' unisce il tempo del ricordo, quello della percezione e quello del presagio. La contemporaneità implica poi la mescolanza dei sentimenti contraddittori nell'espressione del volto.

          L'icona della tenera madre (vedi foto) è considerata all'unanimità tra le più  commoventi. Essa non rappresenta soltanto una verità teologica, esprime anzitutto una verità poetica. In effetti inasprisce l'espressione del volto un dolore che contrae le sopracciglia, in questo senso si è potuto parlare di una 'pittura animata' e di un 'ruolo parlato' a proposito di questo tipo iconico.

          Guardala questa Madre! Ha tra le braccia un bambino. Poco fa rideva e scherzava con lui... Ora a un presagio si rabbuia e già in gramaglie la diresti per la morte di quel figlio adorato. Questi vorrebbe sorriderle, dirle ancora 'mamma'... ma lungi è lo sguardo di lei meditabondo, neanche la distrae la Sua carezza! Anche tu vorresti dirle qualcosa, ma le parole inciampano si scontrano, non ti escono.

 

 

 
 
 

'Spas' di Andrej Rublev

Post n°1 pubblicato il 10 Agosto 2009 da errellegi
Foto di errellegi

          Si può leggere molto sulle icone, ma occorre anzitutto contemplarle queste immagini! Diciamo solo che nella Rus' antica, a differenza dell'Europa, dove la scoperta della retrospettiva e del tempo storico ha coinciso con la nascita della scienza della prospettiva spaziale, si conserva ancora (fino al XVIII secolo), nella rappresentazione iconografica, la concezione primitiva del tempo e dello spazio.

          Peraltro il tempo e lo spazio secondo i teologi sono concetti inapplicabili a Colui che è eterno, onnipresente, immutabile. Ecco allora che il suo 'lik' (volto) nell'immagine 'acheropita' (vedi foto) è rappresentato quasi fluttuante in una dimensione dove non c'è movimento né cambiamento. Se il lik dello 'Spas' (Salvatore) è quello tipico di un uomo di età adulta, i Suoi occhi sembrano però guardarci dall'eternità.

          Questo sguardo non è ottenebrato dalle passioni, ed è questa la ragione per la quale solo nei momenti di illuminazione spirituale possiamo rispondere ad esso. Ti guarda in silenzio questo volto, ma è la Verità stessa che pare scaturire, e già converte il Suo sguardo la tua ignavia in preghiera, in grazia la tua collera. Suscita abbandono questo volto, totale, incondizionato, a Lui.

 

 

 
 
 

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