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Novitą editoriale : Le metamorfosi della Lega

Post n°599 pubblicato il 04 Ottobre 2020 da zoppeangelo

La Lega per Salvini, ex Lega Nord, diventato praticamente il primo partito italiano, ambisce a coronare il suo lungo inseguimento al premierato.

Il suo leader, Matteo Salvini, ha portato questo movimento a sfondo partitico ai "fasti" del governo nazionale con i pentastellati (2018-2019) con un ruolo "egemone" nella coalizione di Centro-Destra.

Non sono mancati gli "alti e i bassi" della notorietà e dell'appeal mass-mediatico. Non sono mancati i colpi di scena. Altri ne seguiranno. La stabilità politica ed i punti di riferimento "certi" sono merce rara sotto i cieli della politica romana; soprattutto ora che la crisi globale del capitalismo (sanitaria ed economica) mette a nudo impietosamente squilibri e contraddizioni della borghesia italiana.

Con questo volume abbiamo voluto ripercorrere la parabola del più vecchio partito della borghesia: da "prima i lumbard" a "prima gli italiani", indagando sui passaggi cruciali -nazionali ed internazionali- che lo hanno visto protagonista.

L'equivoco della sua "anima popolare"; l'assunzione di una veste populista; i miti che lo hanno portato alla ribalta; i suoi rapporti con l'estrema destra fascista e "rossobruna"; lo scontro-incontro con la chiesa cattolica; il nodo dell'immigrazione; l'affarismo diffuso legato al localismo ed alla sua "vocazione" amministrativa.

E poi: gli scontri interni, le "svolte" repentine"; la lunga e tormentata marcia dell'egemonia nel Centro-Destra e della "conquista del Centro -Sud Italia"; l'opzione governista ingrippata tra "sovranismo" ed antieuropeismo.

Abbiamo ritenuto anche di aggiungere un capitolo di estrema attualità: la Lega nel tempo del Coronavirus.

Il tutto è corredato da schede di approfondimento, cronologie, biografie, tabelle elettorali.

Un materiale di studio e di confronto proposto a chi vuole combattere seriamente la Lega da una prospettiva classista e internazionalista.

pagine marxiste

 

 

Da "Roma Ladrona" a "Prima gli Italiani"
280 pagine, euro 15. Disponibile dal 2 ottobre. Info e ordini: abbonamenti@paginemarxiste.it

 

 

 
 
 

LO SCONTRO Musumeci governo e sullo sfondo gli avvenimenti in Libia

Post n°598 pubblicato il 28 Agosto 2020 da zoppeangelo

La decisione del governatore della Sicilia Musumeci di chiudere gli hot-spot accampando una "emergenza sanitaria " a carico dei migranti, misura impugnata dalla ministra Lamorgese e dal governo, non è solo una mossa elettoralistica in vista delle regionali, su una tematica che unifica il Centro destra e mette in difficoltà

il PD e la coalizione di governo. E' una spia di come sia facile scaricare sulle fasce più deboli (i richiedenti asilo, gli immigrati sui barconi) le paure e i mal di pancia in vista di un autunno che si prospetta difficile per molti lavoratori, minacciati dalla disoccupazione e dall'impoverimento .

In realtà gli immigrati pesano per il 5% dei positivi al Covid 19 delle ultime settimane, mentre (stime riportate dal Corriere di oggi) , i vacanzieri di ritorno pesano fra il 25 e il 40% . Naturalmente gli sbarchi danneggiano il turismo e alzare la voce ha un ritorno appunto elettorale.

Nell'arco parlamentare d'altronde gli immigrati non hanno molti amici. I due decreti sicurezza di Salvini non sono stati neanche presi in mano per una modifica; lo ius soli giace nel cimitero delle buone intenzioni e la sanatoria ultima si è conclusa con un flop rispetto alle dichiarazioni di intenti (207 mila domande; ma l'85% riguardano lavoro domestico, quindi i lavoratori dell'agricoltura risultano marginali).

 

Quello comunque che sembra il solito scontro nello stagno della politica italiana si pone in un contesto internazionale che sta modificando profondamente attori e prospettive.

 

In Libia si sta infatti consolidando una sorta di protettorato turco, col beneplacito della Russia.

Il 17 agosto a Tripoli si sono incontrati il viceministro della difesa libico Salam Al-Namroush e i ministri della Difesa turco e qatariota, Hulusi Akar e Khaled al Attiyah. Il governo di al Serraj ha formalizzato la concessione alla Turchia del porto di Misurata, per istallarci una base navale militare, e l'aeroporto militare di al Watiya (Tripolitania occidentale. La Turchia, che nei mesi scorsi è stata decisiva per la sconfitta della spedizione di Haftar, viene ufficialmente autorizzata a fornire anche per il futuro un supporto militare al governo di Tripoli, mentre il Qatar garantirebbe la ricostruzione delle infrastrutture, in particolare di caserme e accademie militari a Tripoli. Il coordinamento militare a tre diventa istituzionale; la Turchia e il Qatar invieranno consiglieri militari e forniranno addestramento alle loro accademie militari per i cadetti libici.

 

Due giorni dopo, a sorpresa, Aguila Saleh, il presidente del Parlamento di Tobruk (Cirenaica) sigla un accordo di pacificazione piena e totale col governo di Tripoli di Fayez al Serraj. Operazione cui Putin avrebbe dato il suo consenso e che salta a pie' pari il generale Haftar. E' il coronamento di una azione dei servizi segreti turchi per trovare un uomo di ricambio che, al posto di Haftar, sigli una tregua.

Aguila Saleh Issa, come speaker del Parlamento di Tobruk, rappresenta l'ala politica, più incline a una soluzione diplomatica, auspicata dagli ambienti economici in entrambe le parti della Libia.

 

Nel corso della sua guerra da gennaio Haftar ha bloccato porti e pozzi petroliferi, con una perdita ingente

di introiti che ha colpito banchieri, personale del settore petrolifero e miliziani.

Indebolito e sconfitto, Haftar conserva ancora, tuttavia, il controllo dell'esercito della Cirenaica.

La sua capacità di reagire dipende tuttavia dai suoi sponsor: l'Egitto, incline sembra a trarre profitto dalla tregua, gli Emirati arabi, più bellicosi. Entrambi condizionati dalla reazione dei sauditi che per ora non c'è stata.

 

Per il governo turco va bene comunque. Erdogan si garantisce una presenza militare riconosciuta, che farà pesare nelle dispute per i giacimenti di gas nel Mediterraneo. Ma soprattutto, controllando la costa della Tripolitania potrà condizionare i flussi migratori, stringendo l'Europa in una tenaglia, dal momento che già controlla i flussi da est, con cui ricattarla.

 

L'accordo Saleh- al Serraj è stato formalmente bel accolto sia dall'Europa, che dall'Onu, che dal Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Ma dietro le quinte sono immaginabili le preoccupazioni dell'Eni, del governo italiano: l'Italia ha un grosso contingente pseudo umanitario, in realtà militare, proprio a Misurata; forse ora dovrà accettare la mediazione turca per i contratti petroliferi e per ogni intervento in loco. A nulla è servito quindi rinnovare il vergognoso patto con la guardia costiera libica (quella che prende motovedette e sodi dall'Italia per poi gestire di fatto i lager e i traffici di esseri umani).

La presenza turca aumenta anche le tensioni in Europa. Il 17 era presente a Tripoli il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas e molti si chiedono se si tratti di un sostegno indiretto della Germania alla Turchia. La Francia è invece saldamente posizionata a fianco della Grecia per i giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale e contro l'espansionismo turco. Tanto che il 13 agosto Macron ha deciso di rinforzare provvisoriamente la presenza militare francese» nell'area, inviando la fregata «Lafayette» e due caccia «Rafale».

 

Degli accordi di pace per la Libya si è perso il conto, basterebbe un niente per mandare a pallino anche questo. Inutile fare speculazioni sulla sua consistenza. Nel mezzo, a pagarne i costi, sempre i migranti.

 

Nota) Dell'accordo Saleh -al Serraj sono stati resi noti quattro punti:

- Riconoscimento reciproco della piena legittimità delle due componenti politiche di Tripoli e Bengasi,

- nuovo Consiglio Presidenziale allargato, da riunire a Sirte

- smilitarizzazione di Sirte e al Jufra

- elezioni politiche a marzo.

Per le implicazioni a danno dell'Italia vedi l'intervista a Matteo Colombo, ricercatore di Ispi e Ecfr pubblicata su Open il 19 agosto 2020)

 

Pagine Marxiste 

 
 
 

Armi e potenze nel Mediterraneo al tempo del coronavirus

Post n°597 pubblicato il 01 Giugno 2020 da zoppeangelo

 

Armi e potenze nel Mediterraneo al tempo del coronavirus
Negli ultimi mesi il coronavirus ha consentito a politici e media italiani di distrarre l'attenzione da ciò che
avviene a poche decine di Km a sud dell'Italia. Dopo mesi dedicati a dibattere del "pericolo invasione",
della "minaccia" rappresentata dagli immigrati, oggi ben pochi sollevano il problema che la Libia sta
diventando una polveriera o che il Mediterraneo sia affollato non di navi da crociera, ma di navi militari .
Ignorata dai media e dall'italiano medio è iniziata la missione IRINI, "a guida italiana", come
pomposamente ha sottolineato il Ministro degli Esteri Luigi di Maio. In teoria per far rispettare l'embargo
proclamato dall'Onu sulle armi dirette in Libia. L'ipocrita coro diplomatico di tutti i paesi chiede a gran
voce il cessate il fuoco e l'inizio di colloqui di pace, mentre tutti armano uno o entrambi i contendenti.
Sono aumentati i pretendenti alla spartizione della Libia , mentre è sempre più drammatica la condizione
dei civili e degli immigrati ammassati nei lager libici, entrambi minacciati dall'espansione del coronavirus.
Civili e immigrati nella morsa della guerra e del virus
Nel corso della guerra civile che dura da 9 anni, il fronte in Libia si è cristallizzato in uno scontro
fra il governo di Tripoli guidato da Serraj (il GNA- Government of National Accord ) e l'esercito di
Tobruk guidato da Haftar (il LNA-Libyan National Army). Diciassette mesi fa Haftar ha sferrato un
attacco a Tripoli, senza peraltro arrivare a risultati decisivi. Nell'ultimo mese anzi, grazie all'aperto
sostegno fornito dalla Turchia a Serraj, Haftar è in difficoltà.
Le conseguenze sui civili sono drammatiche: 200mila sfollati interni, crollo della produzione
petrolifera, carenza di rifornimenti alimentari e aumento vertiginoso dei prezzi di cibo e carburante.
Circa 900 mila persone soffrono la fame o sono fortemente denutrite. Tripoli e i villaggi vicini sono
stati più volti bombardati. Ospedali, scuole, case sono stati pesantemente danneggiati. Postazioni
strategiche a sud e a est di Tripoli sono state prese e perse più volte dai due contendenti, a prezzo di
centinaia di morti (non esistono statistiche, ma solo dati frammentari). Il flusso degli immigrati
centroafricani è rallentato, ma nei lager libici sono imprigionati in condizioni drammatiche ancora
650 mila migranti (dati Onu su Al Jazeera 5 aprile 2020). Migranti, sfollati e civili in genere sono
sempre più minacciati dal diffondersi del coronavirus. Non esistono statistiche attendibili sul
numero di contagiati e di decessi. Ma quel che è noto è che in Libia esistono solo 500 posti letto,
concentrati nelle poche città importanti (100 a Tripoli, 65 a Zintane, 35 a Kufra, 30 a Sabratah e
Gat. Il tutto il paese ci sono 200 ventilatori. Non è possibile fare tamponi, non ci sono mascherine,
camici di plastica ecc. Parlare di distanziamento nei ricoveri di fortuna e nei lager libici è grottesco.
L'internazionalizzazione del conflitto libico aumenta. Prove di spartizione della Libia.
La dipendenza di entrambi i contendenti libici dal supporto delle potenze regionali e dagli
imperialismi è totale. Dagli inizi del 2020 l'internazionalizzazione del conflitto è aumentata e di
conseguenza anche l'escalation militare, grazie soprattutto all'intervento diretto di russi, emiratini e
turchi. Come si diceva, la Turchia ha aiutato Serraj a liberare Tripoli dalla morsa di Haftar. Poi è
stata decisiva per riconquistare la base aerea di al-Watiya e interrompere i rifornimenti ad Haftar
dalla Cirenaica. Fino a una settimana fa la Turchia poteva contare solo sulle sue fregate Barbaros di
fabbricazione tedesca, ancorate nel Golfo di Sirte. Ora può trasformare al-Watiya Watiya in una

grande base per la propria aeronautica. Nel frattempo gli Emirati coi loro Mirage bombardavano le
postazioni turche e da poco a sostenere il traballante Haftar sono arrivati in Cirenaica 8 aerei russi
(6 caccia Mig-29 e 2 cacciabombardieri Sukhoi-24), mettendo in grande allarme gli Usa (da
Difesaonline 22 maggio 2020).
Russia e Turchia quindi su fronti opposti. Ma più che una guerra per procura pare si tratti di una
prova pratica di spartizione; si vocifera di un accordo sottobanco fra i due paesi per garantire alla
Turchia al Watiya e la base navale di Abu Sitta come caposaldi in una Tripolitania a influenza turco-
qatarina, mentre la Russia si garantirebbe una base navale e una aerea a Sirte, per rafforzare la
propria presenza militare nel Mediterraneo meridionale.
Armi e mercenari
A morire per questo bel risultato oltre ai libici, civili e militari, sono i mercenari reduci dalle guerre
medioorientali e africane. Si racconta che a Idlib, in Siria, la merce più a buon mercato sia un
mercenario. In molti teatri militari siriani altri mercenari sono a spasso perché l'Iran, in preda a una
seria crisi finanziaria e sanitaria, sta parzialmente smobilitando.
I Turchi da marzo ne hanno portato in Libia 9.600 e ne sono già morti 305. E li hanno affiancati ai
contractors turchi della compagnia privata Sadat, ex militari presenti a Tripoli già da molti anni
(almeno 1500 secondo i servizi segreti egiziani e ne starebbero arrivando altri 2.500). Fra questi
mercenari almeno 200 sono ragazzini sedicenni. La piaga dei bambini-soldato si ripropone in Libia.
Altri siriani combattono invece al soldo dei russi. Che li affiancano ad alcune migliaia di contractors
della ormai famigerata compagnia privata russa Wagner Group. Accusata dalla stampa americana
Mosca ribatte che "non ci sono soldati russi in Libia" e tecnicamente è vero.
Qatar ed Emirati Arabi invece reclutano mercenari in Ciad, fra i disoccupati delle guerre dell'Isis o
in Sudan, dove la crisi economica morde duro e dove l'Arabia Saudita recupera i mercenari da
mandare a morire in Yemen. D'altronde dove altro troverebbe oggi un siriano o un ciadiano o un
sudanese un lavoro pagato 1000 $ al mese, al netto delle spese di vitto, vestiario e alloggio?
(dati Ondus da Analisi Difesa 22 maggio 2020)
La lotta per il controllo del Mediterraneo
Il Mediterraneo pattugliato dopo la seconda guerra mondiale dalla sesta flotta americana, è sempre
più affollato. L'obiettivo franco-statunitense dell'attacco a Gheddafi del 2011 non era solo
indebolire la presenza italiana nell'estrazione petrolifera, ma anche cacciare tecnici e società russe e
cinesi. Oggi la Russia riscuote il dividendo del conflitto siriano, che le ha consentito di insediarsi
nel Mediterraneo Orientale.La Turchia neo-ottomana di Erdogan tenta un ritorno in grande stile e
cerca un insediamento stabile in Libia, che aggiunge alle basi militari in Somalia, Qatar, Siria e
Sudan.
Il quadro non sarebbe completo se non ricordassimo la lenta ma tenace marcia della Cina e della
sua "Via della Seta" sul Mediterraneo settentrionale: si è già presa parte del porto del Pireo e ora
"punta" quelli di Genova e Trieste. L'Italia indebitata post coronavirus potrebbe seguire l'esempio
della Grecia e cedere parte dei suoi porti alla Cina in cambio di cospicui finanziamenti.
Le monarchie del Golfo proseguono il loro intervento politico, finanziario e militare sia in Egitto
che in Libia, in Somalia come in Yemen. Usano i miliardi dei petrodollari che hanno spremuto dal
lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri, dai palestinesi ai bangladeshi, dagli indiani ai
filippini, per comprare armi sofisticate come i Mirage e contemporaneamente trasformare in
mercenari gli africani che prima lavoravano in Libia.

Gli imperialismi europei d'altronde non mollano l'osso.
L' Italia, cioè l'Eni, pesa ancora notevolmente nello sfruttamento delle risorse libiche. Alla
chetichella il governo Conte II ha rinnovato il famigerato memorandum con la Libia, cioè finanzia
e arma quella Guardia Costiera, che di fatto gestisce o protegge il sistema dei lager, i traffici degli
scafisti . Dopo la sceneggiata del meeting di Palermo (dicembre 2018) il pallino comunque è
passato ad altri.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, prima con Hollande e adesso con Macron, è un
fervido sostenitore di Haftar, da lui presentato su Le Figaro come il campione della lotta al
terrorismo, l'unico in grado di mettere ordine nel caos libico (sic). Mondafrique del 27 maggio lo
accusa di aver chiesto al premier egiziano al Sissi di inviare soldati a sostegno del suo beniamino
libico, forte del fatto che la Francia fornisce armi e istruttori antisommossa, oltre che fregate al
presidente forcaiolo dell'Egitto.
Ma l'Europa si presenta in ordine sparso, ogni paese prosegue con obiettivi propri e l'unitarietà
della missione Irini è solo di facciata. Tutti sottolineano la debolezza di marine militari nazionali
non coordinate a libello europeo. E non è un buon segno, per chi vaghezza la "potenza Europa, la
battaglia in corso per la concentrazione della cantieristica con la nascita del "campione tedesco"
Lürssen - Gnyk, il relativo stallo delle trattative Fincantieri -ThyssenKrupp da un lato e Fincantieri
- STX.
Per noi una marina militare europea significherebbe solo il rafforzarsi di uno dei contendenti nello
scontro interimperialistico , oggi nel Mediterraneo, domani su altri scenari di guerra.
Riquadro LA MISSIONE IRINI (= pace , in greco)
Varata da Bruxelles, su sollecitazione Onu, la missione rappresenta una gara di ipocrisia fra Onu e
UE (o come dichiara diplomaticamente il Sole del 16 maggio scorso: "un gap senza precedenti tra le
dichiarazioni pubbliche e la situazione politico-militare sul terreno"). Su insistenza di Slovacchia e
Ungheria la missione, iniziata il 4 maggio, si svolge nella zona di mare di fronte alla Cirenaica,
lasciando scoperte le coste di Tripoli, per non incrociare le rotte dei migranti (e magari essere
obbligati a salvarne qualcuno o a disturbare i traffici vegliati dalle motovedette libiche). Tutti sanno
che pattugliare quel tratto di mare non può in alcun modo bloccare l'intero traffico di armi verso la
Libia, perché non intercetta i rifornimenti di Emirati ed Egitto ad Haftar, che passano via terra. I
flussi via aria di armi e uomini (per lo più inviati dai Russi e dagli Emirati sempre ad Haftar)
possono solo essere monitorati tramite satellite o aerei ricognitori . Al massimo Irini disturberà i
rifornimenti turchi al governo di Tripoli. E infatti Serraj fin dall'inizio ha protestato che la missione
avvantaggia solo Haftar e i suoi protettori francesi (Sole 24 ore 16 maggio 2020). Il realtà Di Maio
ha garantito che monitorerà coi mezzi aerei la frontiera fra Egitto e Libia. Comunque quand'anche
le prove dei traffici arrivassero al Comitato Sanzioni dell'Onu, si arenerebbero davanti al veto di
Russia e Cina.
Un'altra scrivania su cui le informazioni arriveranno è quella a Berlino di Angela Merkel. Il 19
gennaio scoros il governo tedesco alla Conferenza di Berlino ha sostenuto a gran voce l'embargo.
Peccato che l'emittente pubblica tedesca Deutsche Welle sul suo sito web ne abbia smascherato
l'ipocrisia, rivelando che tra il 20 gennaio ed il 3 maggio di quest'anno Berlino ha venduto armi
all'Egitto per 308,2 milioni di euro, alla Turchia per 15,1 milioni ed agli Emirati Arabi Uniti per 7,7
milioni. E queste armi hanno preso direttamente la strada per la Libia, nel caso dei turchi per Tripoli
e nel caso di egiziani ed emiratini per Tobruk.Nei mesi di aprile e maggio la missione ha potuto disporre solo della fregata francese Jean Bart e di
un aereo da pattugliamento fornito dal Lussemburgo. Poi si alterneranno una nave italiana e una
greca. Il Consiglio dei ministri italiano ha inserito Irini nel decreto missioni solo il 21 maggio,
disponendo che 500 uomini si alterneranno nella missione navale. Gli aerei da pattugliamento
invece arriveranno da Germania, Polonia, Lussemburgo, Francia. L'Italia fornirà i droni. Malta si è
già ritirata dalla missione, la Germania ha espresso la preoccupazione che quando prenderà il
comando navale la Grecia aumentino le frizioni con la Turchia.

Pagine Marxiste

 

 
 
 

La presa degli Agnelli sui media

Post n°596 pubblicato il 24 Aprile 2020 da zoppeangelo

Ieri la Exor, cassaforte della famiglia Agnelli, ha completato l'acquisto, tramite, del 60,9% di GEDI, un gruppo multimediale che controlla la Repubblica, La Stampa, il Secolo XIX, L'Espresso, il giornale online HuffPost Italia, Business Insider Italia , giornali locali come Il Centro, La Città, L'Alto Adige e Trentino, tre radio nazionali, Radio Deejay, Radio Capital e m2o e delle emittenti televisive m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV.

La famiglia Agnelli controlla tramite Exor dal 2015 anche Economist.

 

Subito è scattata la danza dei direttori, volta evidentemente a "omogeneizzare" le linee editoriali

di giornali, cartacei e online, assai diversi fra loro

 

Direttore di Repubblica diventa Maurizio Molinari, i cui punti di riferimento politico culturali sembrano essere l'ebraismo e l'atlantismo. A lungo corrispondente da New York, Gerusalemme e Bruxelles, è stato imposto da John Elkann, amministratore delegato della Exor e presidente di Fiat Chrysler e della Gedi.

La sua nomina ha fatto scattare lo sciopero dei giornalisti di Repubblica che evidentemente prevedono la caduta di molte teste

Direttore della Stampa diventa Massimo Giannini, ospite fisso di Lilli Gruber su La7 e di Bianca Berlinguer su Rai3, un "pacifista" con un passato importante a La Repubblica all'epoca di Scalfari.

Mattia Feltri, figlio del più famoso Vittorio, scalzerà Lucia Annunziata dall'Huffington Post Italia. Definito un conservatore garantist, anche lui come Molinari formatosi alla scuola giornalistica di Giuliano Ferrara (Il Foglio), ha lavorato a lungo nella sezione romana de La Stampa di Torino.

 

Il gruppo Fiat Chrysler è una multinazionale che non ha ormai più al centro del suo interesse economico il mercato italiano, ma che ha evidentemente interesse a indirizzarne la politica estera in senso atlantista, oltre che la politica industriale. Per questo chi è attivo politicamente deve tener d'occhio avvenimenti di questo genere. Meglio non pensare a una "virata a destra", nel senso che ognuno di questi giornali esprimeva linee borghesi, ma di frazioni diverse. E inutile usare categorie da guerra fredda dal momento che uno come Renzi è stato il più fedele alleato degli Usa negli scenari di guerra dall'Afghanistan all'Iraq, mentre Berlusconi e Salvini sono dichiaratamente i migliori amici di Putin!

tratto da Pagine Marxiste

 

 
 
 

L'Italia al tempo del coranavirus

Post n°595 pubblicato il 03 Marzo 2020 da zoppeangelo


Il Coronavirus, ormai ufficialmente insediato in Italia, sta diventando la cartina al tornasole della nostra società.

Come in tutti i casi di situazioni eccezionali, in Italia come altrove, ogni forza politica cerca di trarne vantaggio. Assieme alla grana di gestire una situazione inedita, Conte si è liberato di Renzi (silenziato dal Coronavirus) e può così attaccare Fontana (accusandolo di incapacità a specchio della stessa accusa rivolta a lui da Salvini).

Naturalmente Conte adesso ha il pallino: può contare sulla tendenza "centralizzatrice" della Protezione civile, può schierare l'esercito, può insomma giocare il ruolo di leader. Ma se ne assume anche il rischio. Tutto dipenderà dalla capacità o meno di contenere l'epidemia.

Davanti all'emergenza il fronte della destra si è articolato, con Salvini attaccato al suo mantra del chiudere le frontiere e mettere in quarantena "i cinesi" (peccato che il virus non passi prima dall'anagrafe); salvo allinearsi repentinamente, appena qualche giorno dopo alle esigenze di "ritorno alla "normalità" proclamate dalle associazioni datoriali.

La Meloni, pur richiamando Conte ai suoi doveri di informazione al Parlamento, esprime una virtuoso "senso di responsabilità"; come del resto "quel che resta" di Forza Italia.

Lo stesso Di Maio si è visto scippare la passerella mediatica, ed è costretto a fare il "comprimario responsabile" di Conte.

Il caso del Friuli, dove, in totale assenza di contagiati, il governatore leghista Fedriga proclama lo "stato di emergenza" (come Hollande dopo l'attentato al Bataclan), una misura che toccherebbe solo ai governi centrali in casi come attacchi militari di una potenza straniera, calamità naturali di estrema gravità ecc., la dice lunga: uno sulla possibilità a breve di vedere Governo e Governatori regionali accapigliarsi in conflitti di competenze senza fine (alla faccia della "solidarietà nazionale"!). Secondo, sull'insorgere di conflitti di competenza fra Governatori regionali e "Sindaci metropolitani": come è avvenuto tra Fontana e Sala per la chiusura delle scuole.

Ma la mossa di Fedriga è anche un esempio della facilità con cui, cavalcando la paura irrazionale, si può proclamare lo stato d'assedio e privarci delle cosiddette "libertà democratiche".

La messa in sicurezza della "zona rossa" e delle "zone gialle" in Lombardia sono un esempio di come, adesso magari per un motivo comprensibile, in altre circostanze meno, possiamo essere privati d'un colpo solo della libertà di circolare, manifestare, incontrarci e organizzarci.

Veneto e Lombardia sono sottoposte ad una specie di "coprifuoco": divieto di accesso e di uscita; chiusura di scuole, attività produttive e commerciali; sospensione di manifestazioni pubbliche e di gare sportive, di culto, oltre alla "blindatura" dei funerali ... I comuni epicentro del virus vedono l'assenza di collegamenti tramite treno, blocchi stradali, massiccia presenza delle forze dell'ordine e anche di reparti dell'esercito.

Tutta l'attività politica è, e ne sarà, pesantemente condizionata.

Il virus distrae dai conflitti sociali, riduce oggettivamente la dialettica politica, polarizza l'attenzione di tutti. Anche se c'è da rilevare come, in appena una settimana dall'"Allarme Rosso", si stia passando dalla "psicosi d'assedio" a quella "tranquillizzante". Ad opera di quegli stessi soggetti che hanno a piene mani gettato benzina sul fuoco. Businnes is Businnes?

I "piani alti" dell'economia e della politica, dopo il primo sbandamento tipico di un imperialismo "straccione" come il nostro, stanno cominciando a fare due conti?

Comunque sia, è una prova generale per l'imperialismo italiano: anche perché l'"Emergenza Nazionale" non può che protrarsi ed allargarsi: dal momento che per i tempi clinici inevitabili, i contagi si moltiplicheranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane (per non dire mesi).

E' una situazione che comunque cambierà radicalmente la "quotidianità" di milioni di persone, incidendo pesantemente sulla "psicologia sociale" della massa, aumentandone le paure. E dove c'è paura aumentano sospetto, psicosi, chiusura, individualismo e anche razzismo.

Per un po' di tempo, a proposito del Coronavirus in Cina, è circolata la tesi del "virus prodotto in laboratorio" dai cinesi stessi. La stampa russa ha fomentato la solita variante del virus "introdotto" dai servizi segreti americani. La rivista scientifica "Lancet", dal canto suo, ha però escluso in via definitiva la possibilità di produrre il Covid-19 in laboratorio.

In Italia, sui social, qualcuno ha scritto che sono state colpite due regioni leghiste; e quindi i soliti comunisti "mangiatori di bambini" avrebbero a bella posta infettato i "sani" patrioti leghisti (sia Vo' che Codogno hanno giunte di centro-destra).

Avendo i virologi fatto subitamente giustizia del "complottismo", gli "untori" sono stati allora identificati nei cinesi che tornavano dalla Cina, dove si erano recati per festeggiare il Capodanno cinese... Oppure, tanto per stare a tema, sui "cinesi" tout court: anche quelli che sono nati in Italia e non si sono di recente spostati...

Finora tutte le piste "cinesi" alla ricerca dell'"untore", sia a Vo' che a Codogno che a Milano, si sono rivelate fasulle. Non solo perché la maggior parte dei cinesi rientrati dalla Cina si sono spontaneamente messi in quarantena, non solo perché dalla Cina sono rientrati anche italiani, ma perché ormai i virologi pensano a un virus di "3° generazione". Cioè passato attraverso portatori sani... Per questo il "paziente zero" non è stato trovato.

Che il virus si sarebbe diffuso era prevedibile; se non altro per la estrema interconnessione del mondo nell'era della globalizzazione. Tutti hanno sottolineato che se all'epoca della Sars la Cina pesava per il 3% sul Pil mondiale, oggi pesa per il 16%. Ed in Italia, oggi è il Nord Est ad avere i maggiori rapporti d'affari con la Cina.

In ogni caso il "dalli all'untore" di marca salviniana ha prodotto effetti "boomerang" in Italia con la fioritura a soggetto dei "cordoni sanitari" in patria ed all'estero. Con la Basilicata che dispone la quarantena obbligatoria per chi "rientra" dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria; con cinque dei sei sindaci di Ischia che avevano previsto il divieto di sbarco per i turisti provenienti da Lombardia e Veneto. Ma anche il treno per l'Austria fermato per cinque ore, il bus bloccato a Lione ecc.

Fioriscono intanto le solite speculazioni sui beni necessari: mascherine e gel disinfettanti (per lo più inutili) venduti a peso d'oro su Amazon, l'assalto ai supermercati, il rincaro dei prezzi.

Oltre all'ossessione per il "bollettino di guerra" dei contagiati e dei morti, va segnalato chi diffonde allarmismo (virus inarrestabile), così chi, con faciloneria, sostiene "ne uccide più l'influenza".

In realtà il virus si diffonde molto più velocemente dell'influenza comune, e almeno in Cina ha ucciso di più, anche se in modo selettivo (soprattutto anziani, diabetici, cardiopatici, più uomini che donne). Qui però va tenuto conto dei numeri enormi che sono stati gestiti in Cina, non sempre in condizioni sanitarie ottimali. Inoltre non esiste un vaccino per il Coronavirus, e il tempo di incubazione e le modalità di diffusione di esso sono ancora insufficientemente note.

Anche se, statisticamente, è vero che ogni anno in Italia l'influenza stagionale infetta 3,5 milioni di persone con una media di 7-8 mila morti l'anno, per lo più anche qui anziani, cardiopatici, ecc. e nessuno se ne stupisce.

Da questo punto di vista, nel caso del Coronavirus, c'è un elemento di psicosi creata ad arte perché è una opportunità politica per qualcuno.

Ad esempio quella di cavalcare ancora una volta la xenofobia e il razzismo, amplificando l'irrazionalità (vedi l'episodio degli ucraini presi a sassate al rientro in patria dal Giappone).

Il Governo italiano ha bloccato i voli dalla Cina, ma ad esempio non si è preoccupato adeguatamente di preparare gli operatori sanitari, molti dei quali sono stati contagiati per mancanza di protezioni adeguate, ed anche di istruzioni adeguate. Il Pronto Soccorso di Codogno, che ha funzionato da incubatore del virus, dimostra che in realtà nessuno si aspettava davvero che esso approdasse qui, o che si presentasse non proprio come descritto nel protocollo diffuso prima dell'epidemia. Quando era noto a tutti che il virus è di per se "mutante", e che anche in Cina a un certo punto non erano bastate le mascherine adeguate, i guanti, le tute ecc. per i medici.

Nel capitalismo la prevenzione non è una virtù, perché si preferisce risparmiare oggi e ricorrere ai ripari solo quanto è inevitabile. Succede coi ponti, coi terremoti, ed anche con le epidemie.

È troppo presto per tirare le conclusioni riguardo le conseguenze economiche del virus e delle misure prese per contrastarlo; che comporteranno forse anche una ridefinizione dei rapporti di forza fra paesi (basti pensare al commento di Trump soddisfatto perché la crisi di Wuhan e dell'Hubei potrebbero secondo lui creare nuovi posti di lavoro negli Usa). Quindi il virus come "opportunità". E quindi ancora un fatto eminentemente politico. Non si tratta solo della presa d'atto di come gli italiani, considerati ora come "appestati", comincino a provare a loro volta le "delizie" della "indesiderabilità" fuori confine. Per la serie: l'homo homini lupus capitalistico è il viatico sicuro al disastro mondiale.

Si tratta anche di vedere, nel concreto, come economicamente e politicamente le epidemie diventino delle vere e proprie "armi" di una contesa imperialista giocata su più fronti.

Intanto, in "prima linea" contro il virus non ci sono né i politici che lo cavalcano per scontrarsi fra loro, né i governi che sperano di approfittare dei danni ai concorrenti, né gli imprenditori che si preoccupano più dell'economia (la loro) che della malattia (degli altri).

Ci sono i malati, che subiscono non solo la malattia, ma anche l'insufficienza dei mezzi per contrastarla.

Vi è un uso di licenziamenti, CIG e ferie forzate da parte di centinaia di imprese: dalle zone "rosse" a quelle "gialle", con ricadute in ogni settore. Ma non solo. Entrano nelle cronache di questi giorni grossi nomi come Alitalia, che aggiunge ai 1.175 cassintegrati previsti ben 2.785 lavoratori appoggiandosi proprio sull'emergenza; Vodafone e ABB, che "comandano" le ferie ai loro dipendenti; il sito di viaggi Expedia, che taglia 3.000 posti di lavoro. Nei magazzini GLS, come un po' dappertutto, si "comanda" il lavoro senza tutela contro il virus, perseguendo delegati sindacali.

Il Garante sugli scioperi chiede la sospensione degli scioperi del 9 e del 31 marzo. Manifestazioni e "assembramenti" vietati. Un'occasione ghiotta per dare tutti i "giri di vite" del caso contro i lavoratori, sommando il virus a tutte le leggi sulla "Sicurezza", recenti o passate.

E che dire dei dipendenti della Sanità, costretti a fronteggiare l'emergenza con mezzi insufficienti e protocolli inadeguati. Quella Sanità di "eccellenza" tanto sbandierata dai Governatori leghisti, che vede il 10% dei contagiati proprio tra gli operatori: i quali a volte, pur in isolamento perché affetti dal virus, sono stati costretti a tornare al lavoro... "se no l'ospedale chiude" (testimonianza di una lavoratrice dell'ospedale di Codogno). Una Sanità privatizzata , aziendalizzata e massacrata da tagli di personale, turni, carichi di lavoro, inefficienze, sprechi, corruttele da parte dei "soliti noti".

Eppoi ci sono i lavoratori - italiani e stranieri - senza stipendio perché impiegati in aziende temporaneamente chiuse per mancanza di clienti e fornitori. Oppure costretti a lavorare senza precauzioni (perché costano!) in aziende ancora aperte. Ci sono gli immigrati cinesi che passano per gli "untori" di oggi.

A tutti loro va la nostra attiva solidarietà ed il nostro appoggio.

Pagine Marxiste
Comunisti per l'Organizzazione di Classe (Combat)

 

 
 
 
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