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Il Mal di Vivere ...

Post n°57 pubblicato il 15 Ottobre 2008 da rocciadimarzapane

Vi riporto un post che mi scrisse sul blog un AMICA C.  qualche mese fa.

 "Il corpo. Il male fisico. Il male dell’anima. Sono un’autolesionista. Per un certo periodo ho inforcato unghie, coltelli e denti per incidermi la carne. Sono anche malata. Non solo di mente. Il corpo è un limite ed un mezzo. È un astuccio. E non solo. È il tuo legame col mondo. Queste parole non sono dettate da un altro tentativo di attirare attenzione, anche perché i miei tagli non li ho mai mostrati, ma nascosti. Erano il mio trofeo personale e privato. Non so come sia iniziato. Ci pensavo da un po’, da quando non riuscivo più a dormire, da quando tutte le ferite dell’anima e i sensi di colpa erano diventati troppo pochi e allora divenne necessario rendere fisico il tutto. È successo che in mezzo alle lacrime, agli scritti, alle telefonate mancate, alle parole che non uscivano più o non erano mai uscite iniziai ad infilarmi le unghie nella carne. Se non puoi avere il controllo sulla tua mente, puoi averlo sul tuo corpo. Puoi decidere di smettere di mangiare, dormire, di prendere tavor e lexotan insieme ad un bicchiere di vino, di tagliarti e morderti. Vuoi vedere fino a che punto resiste il tuo legame col mondo. C’è un indissolubile legame tra male dell’anima e male del corpo. Se stai male nell’anima di solito diventi perfino brutto, puoi perdere i capelli, peso, avvertire dolori come mal di schiena, testa, pancia. È una somatizzazione del male. Non per nulla molte malattie hanno un’origine psicosomatica. Allo stesso modo lo stare male fisicamente può dar vita a depressioni, malumori e nevrosi. Il male fisico può essere anche un piacere, e non solo in ambito sessuale. Può esserlo quando il scendere dell’ago della bilancia ti rende felice, quando lo squarcio apertoti sulle cosce ti dice che sul tuo corpo puoi fare tutto. Mi sono spaventata solo due volte. Una quando la gonna taglia 38 comprata la settimana prima ha iniziato a girarmi intorno al corpo. La seconda quando l’assunzione di tranquillanti, alcol e le pastiglie che devo prendere per tenere stabile la mia malattia mi hanno fatto innalzare le transaminasi a livelli paurosi. Forse esageravo. Quando non ci stai più nel tuo corpo, quando il tuo dolore diventa troppo devi farlo uscire da qualche parte. Inizi da un graffietto, passi ad un morso, poi ad un taglio più grande. Resti a fissarti i segni e sei soddisfatta. Quella ferita che non smette di sanguinare ha ora consistenza fisica. Convivi all’interno dello stesso corpo con il tuo peggior nemico. Non puoi ucciderlo, né cacciarlo da là dentro. Ti guardi allo specchio, ti accarezzi le costole e le vertebre. Sei magra abbastanza. Stringi la cinta di un altro buco. Ti fai schifo pelle ossa, nessuno ti guarderà e sei contenta di fare schifo. Non puoi confessare ciò che ti fai. Ti senti pazza, ma ti piace avere un segreto. L’ultima volta è stata una mattina di gennaio. Un coltello da cucina e tanta angoscia. Dovevo punire la mia stupidità, ma si sa che i coltelli da cucina tagliano poco. Un sacco di sere ho lottato aprendo e chiudendo cassetti, contenenti lame o pastiglie. Spesso mi trovo graffi sul corpo e non so se me li faccia nel sonno. Non ho vergogna a dire queste cose. Supero il limite sociale di tenere il dolore nascosto alla vista e all’udito. Se ci fossero state orecchie disposte ad ascoltare il mio male imprigionato all’interno, forse non avrei dovuto farlo uscire a questa maniera. Forse avrei scelto maniere più accettabili per attirare l’attenzione, drogandomi o con atteggiamenti più lascivi, ma non ne sono capace. Il male fisico che alimenta il male dell’anima. Un male silenzioso e senza faccia che vive dentro il tuo corpo e si palesa ogni tanto con articolazioni gonfie, buchi sulle braccia, macchie sulla pelle, perdita di peso, analisi cliniche sfalsate. Un male che ti fa preoccupare, che alimenta le paranoie, il disorientamento, l’anormalità così sentita a livello mentale. È tutto incredibilmente legato. Un corpo che non vuole convivere con questa anima. Un’anima che non vuole stare chiusa in un corpo troppo piccolo. Io non so separarli."

 
 
 
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