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Riforma del Senato

Post n°2 pubblicato il 30 Aprile 2014 da bonvini41

RIFORMARE O ABOLIRE IL SENATO?

 E' in corso da tempo un'accesa polemica sulla riforma del Senato della Repubblica tra chi non vuole riformarlo ma non lo dice, chi vuole  ridimensionarne il ruolo e trasformarlo in Camera delle Autonomie o altro, chi vuole i senatori eletti dal popolo e chi no, chi vuole assegnare alcuni compiti e chi altri, chi pochi e chi molti... Ora, in particolare, la polemica sembra tra senatori eletti direttamente  o senatori scelti dalle Regioni.

 A me viene il dubbio (molto più che il dubbio) che chi sostiene l'elezione diretta dei senatori in realtà vuole cambiare affinchè nulla cambi. Senatori eletti, quindi, con le attuali indennità e privilegi. Si dice: il Senato non può essere un dopolavoro e i senatori devono essere a tempo pieno. Per questi compiti: approvare le leggi costituzionali (ogni 10 anni?) ed eleggere il Presidente della Repubblica (ogni 7 anni): veramente un gran lavoro!! Mentre la proposta del governo sicuramente ha dei limiti, d'altronde riconosciuti a questo punto da tutti, quali n. rappresentanti per regione, n. nomnati dal Presidente della Repubblica...

Tutte queste polemiche e discussioni, su cui si sono cimentati anche eminenti costituzionalisti, a me (che non sono un costituzionalista)  pare che si potrebbero evitare, in quanto la soluzione la vedo molto semplice: il Senato va ABOLITO e non riformato. Inaftti, una volta riconosciuta la necessità di abolire il bicameralismo, la soluzione più semplice e corretta è l'abolizione di una delle 2 camere. In questo modo la Camera che resta (cioè il PARLAMENTO), dotato di idoneo Regolamento, acquisterà concreta centralità e il sistema parlamentare previsto dalla nostra Costiuzione non verrebbe toccato, anzi rafforzato. Ne deriverebbe non solo maggior efficienza e rapidità dell'attività legislativa, ma maggior trasparenza e partecipazione dei cittadini, che potrebbero seguire senza difficoltà l'iter di una legge senza perdersi dietro ai rimpalli da una camera all'altra, per cui molte volte la legge si perde per strada o  esce stravolta rispetto al testo originario.

Le obiezioni.  1. Pericolo di autoritarismo. Non capisco dove stia, visto che i poteri e le istituzioni dello stato restano esattamente tali e le leggi le approva il Paralmento. Inoltre non è assolutamnete prevista alcuna modifica al ruolo del Presidente del Consiglio. 2. Verrebbe a mancare un importante organo di garanzia costituzionale. A me non pare proprio che il nostro attuale Senato svolga questo ruolo di garanzia e non mi pare il caso di inventare un altro organo di controllo costituzionale, quando abbiamo già la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. 3. Serve un Senato delle Autonomie. Non ne vedo la necessità, in quanto credo sufficiente la già esistente Conferenza Stato-Regioni. Eventualmente basta adeguarne  e precisarne meglio ruolo e compiti.

Inutile dire che l'abolizione sic et simpliciter del Senato, oltre a rispondere alla tanto auspicata semplificazione dell'attivitò dello stato, porterebbe  un concreto comtributo al taglio della spesa pbblica. Insieme ai senatori, partirebbe anche tutto il costosissimo apparato che lo tiene in piedi, si libererebbero Palazzo Madama  e tutti gli spazi occupati.

Ma i politici arriverebbero mai a una riforma  così coraggiosa ma anche così semplice? Meglio discutere, cavillare, teorizzare e far passare il tempo: vedi mai che non se facesse nulla?

 

 
 
 
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