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VAGHEIDEE

quell'andatura incerta che chiamano esperienza

 

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L'amore ai tempi della blogosfera

Post n°215 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da k.way
 

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E' un mito antico, quello di Filemone e Bauci, contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio, la cui morale principe non fa tanto riferimento al sentimento amoroso in senso stretto, quanto ad una profonda, seppur rara, umanità. Eppure, credo che ciò che  ha reso "popolare" questa storia, è l'esemplare vicenda che lega i due sfortunati protagonisti, ovverosia l'esaltazione di un legame coniugale così solido e simbiotico da commuovere anche gli dei. Qui, solo uno stralcio della leggenda, che rende comunque il succo della narrazione.

... c'è sui colli di Frigia una quercia. Vicina ad un tiglio cinta da un piccolo muro.
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Non lontano di lì c'è uno stagno, una volta terra abitabile, ora acque frequentate da anatre tuffatrici (smergi) e da folaghe palustri; Giove vi giunse con sembianze umane e insieme col genitore venne il nipote di Atlante, privo d'ali (ai piedi) e portatore del caduceo (la sua bacchetta magica).
[Zeus assume sembianze umane. Hermes (Mercurio) figlio di Zeus (Giove), messaggero degli dèi. Il suo caduceo, era bastone con due serpenti attorcigliati in senso inverso, intorno ad una verga ornata d'ali. Il caduceo con due serpenti indica anche il potere di conciliare tra loro gli opposti, creando armonia tra elementi diversi, come l'acqua, il fuoco, la terra e l'aria.]
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Si presentarono a mille case e cercando un posto per riposarsi, mille spranghe sbarrarono le porte. Una sola infine li accolse, piccola davvero, coperta di paglia e di canne palustri, ma lì, uniti sin dalla loro giovinezza, vivevano Bauci, una pia vecchietta, e Filemone, della stessa età, che in quella capanna erano invecchiati, alleviando la povertà con l'animo sereno di chi non si vergogna di sopportarla.
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Quando dunque gli abitanti del cielo arrivarono alla piccola casa e varcarono col capo chino la bassa porta, il vecchio, accostata una panca, li invitò a ristorare le membra. Su questa la premurosa Bauci stese un rozzo telo e smosse la cenere tiepida nel focolare e riattizzò il fuoco del giorno precedente, l'alimentò con foglie e cortecce secche e lo spinse a levare fiamme con quel poco fiato che aveva e tirò giù dal solaio legna spaccata e secche ramaglie, le spezzettò e le pose sotto il piccolo paiolo di rame.
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Dopo non molto, giungono dal focolare le vivande calde, si mesce un'altra volta il vino (certo non d'annata), poi, messo il tutto un poco in disparte, si fa posto alla frutta. Ed ecco noci, fichi secchi della Caria misti a datteri grinzosi, prugne, in ampi canestri mele odorose e uva spiccata da tralci vermigli. In mezzo era posto un candido favo.
Ma soprattutto s'aggiunsero le facce buone e una disposizione d'animo pronta e cordiale.
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Vi era un'unica oca, custode del piccolo fondo: che i padroni si apprestavano a sacrificare in onore degli ospiti divini. [L'oca è l'emblema della fedeltà coniugale. Di lei si dice che dopo la morte dello "sposo" non si unisce più ad alcun altro. Questo volatile chiama inoltre i suoi compagni quando trova cibo; è l'immagine della pace e della concordia nella buona sorte; non vuole tenere la felicità tutta per sé ma è pronta a dividerla con altri.]
Ma quella, starnazzando, stanca i due vecchietti lenti per l'età, beffandoli di continuo, finché fu vista rifugiarsi proprio accanto agli dei, che proibiscono di ucciderla, dicendo: "Numi del cielo noi siamo e gli empi vicini avranno le punizioni che si meritano; a voi sarà dato di restare immuni da questo male; lasciate la vostra casa e seguite soltanto i nostri passi e venite in cima al monte!".
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Distavano dalla vetta quanto un tiro di freccia: si volsero a guardare e vedono che tutte le altre case sono state sommerse dalla palude, tranne la loro dimora. Mentre guardano sbalorditi, piangendo la sorte dei loro vicini, quella vecchia capanna, piccola anche per i suoi padroni, si trasforma in un tempio: ai puntelli subentrano le colonne, vedono la paglia del tetto assumere riflessi d'oro, le porte si ornano di fregi e il suolo si riveste di marmo. Allora il figlio di Saturno dalla placida bocca mandò fuori queste parole: "Dite, o buon vecchio e tu, donna degna di un giusto marito che cosa desiderate?".
Dopo aver scambiato poche parole con Bauci, Filemone espone agli dèi la scelta comune: "Chiediamo di essere sacerdoti e custodire il vostro tempio, e poiché in dolce armonia abbiamo trascorso i nostri anni, vorremmo andarcene nello stesso istante, ch'io mai non veda la tomba di mia moglie e mai lei debba seppellirmi". Il desiderio fu esaudito: finché ebbero vita, custodirono il tempio.

Consunti dagli anni e dall'età, mentre stavano davanti alla sacra gradinata, narrando la storia del luogo, Bauci vide Filemone coprirsi di fronde, e il vecchio Filemone vide Bauci fare la stessa cosa. [La quercia e il tiglio acquistano il loro significato: il tiglio, pianta molto longeva, rappresenta la fecondità e quindi l'amore. La quercia invece è l'effige dell'immortalità e della durevolezza a causa della consistenza del suo legno.] E mentre sui due volti cresceva la cima, si rivolgevano scambievoli parole, finché fu loro possibile: "Addio amore mio" dissero insieme e insieme la corteccia come un velo coprì i loro volti facendoli scomparire. Ancor oggi gli abitanti della Frigia mostrano l'uno accanto all'altro quei tronchi nati dai loro corpi.

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Con un triplo salto carpiato, mi fischia nella testa un'altra scena - tutt'altro contesto, tutt'altro periodo, altro di tutto - in cui è magistralmente rappresentato un sentimento di coppia che va oltre il sentimento stesso ... si tratta di un racconto scritto da Raymond Carver (autore che mi conquistò sin dalla prima lettura), compreso nella raccolta dall'omonimo titolo "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" (anche se, nel caso, è consigliabile leggere "Principianti", raccolta non 'sporcata' dall'editor). Anche qui, riporto solo il fulcro del racconto,  ossia i dialoghi che rendono  il valore ed il senso della riflessione.

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Aveva la parola il mio amico Mel Mcginnis. Lui è un cardiologo e qualche volta questo gliene dà il diritto.
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Mel disse: «Vi volevo raccontare una cosa. Cioè, volevo dimostrarvi quello che penso. Vedete, è una cosa successa qualche mese fa, ma va avanti ancora adesso, e ci dovrebbe far vergognare quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d'amore».
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Mel intanto faceva fare alla bottiglia il giro del tavolo.
«Quella sera ero di guardia io», riprese Mel. «Era maggio, o forse giugno. Terri e io ci eravamo appena seduti a tavola, la sera, quando mi hanno chiamato dall'ospedale. Era successa questa cosa sull'interstatale. Un ragazzotto ubriaco con il furgoncino del padre aveva sfondato la roulotte dove c'erano questi due vecchietti. Erano sui settantacinque. Il ragazzo - diciotto, diciannove anni - è arrivato in ospedale bell'e morto. Il volante gli aveva sfondato lo sterno. I vecchietti, invece, erano vivi, capite? A malapena, voglio dire. Però avevano di tutto: fratture multiple, ferite interne, emorragie, contusioni, lacerazioni, insomma il quadro completo, e per di più avevano entrambi una bella commozione cerebrale. Erano ridotti proprio male, credetemi. E poi l'età era già un due a zero contro. A occhio e croce, direi che lei era ridotta peggio di lui. Oltretutto, aveva anche la milza spappolata. Tutt'e due le rotule fratturate. Però s'erano allacciati le cinture di sicurezza e, Dio solo sa come, la cosa li aveva salvati, almeno per il momento».
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«Allacciatevele, le cinture di sicurezza. A parte gli scherzi, insomma quei vecchietti erano ridotti proprio a pezzi. Per quando sono arrivati in ospedale il ragazzotto era andato, come ho detto.
L'hanno messo in un angolo sopra una barella. Io ho dato un'occhiata alla coppia di anziani e ho detto all'infermiera del pronto soccorso di chiamare subito un ortopedico, un neurologo e un paio di chirurghi».
Prese un sorso dal proprio bicchiere. «Cercherò di farla breve», disse. «Insomma, li portiamo tutti e due su in sala operatoria e ci lavoriamo sopra come matti tutta la notte. Avevano una riserva incredibile, quei due. Ogni tanto capita. Insomma, abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare e verso il mattino gli davamo un cinquanta per cento di probabilità di cavarsela, magari alla donna un po' di meno. Comunque, eccoli lì, al mattino, ancora vivi. Così, va bene, li trasferiamo nell'unità di terapia intensiva, e lì tutti e due si sono messi sotto a guarire per due settimane, riuscendo a riguadagnare un punto dietro l'altro su tutti gli indici. Perciò alla fine li trasferiamo in una stanza tutta loro».
...
«Passavo a trovarli tutti i giorni, qualche volta anche due volte al giorno se ero da quelle parti per qualche altra visita. Bendati e ingessati da capo a piedi, tutti e due. Potete immaginarveli, l'avrete vista al cinema la scena, no? Be', erano esattamente così, come in un film. Due buchetti per gli occhi, per le narici e uno per la bocca. E lei oltretutto aveva anche tutte e due le gambe in trazione. Be', il marito è rimasto depresso per un sacco di tempo.
Anche quando lo informammo che la moglie se la sarebbe cavata, continuò a rimanere depresso. Mica per l'incidente. Cioè, l'incidente era una cosa, ma non era tutto. Mi avvicinavo al buco che aveva per la bocca, sapete, e lui mi diceva no, non era solo per via dell'incidente, ma perché non riusciva a vederla attraverso i buchetti per gli occhi. Ha detto che era quello che lo faceva sentire così giù. Ma ci pensate? Ve lo giuro, quello si stava facendo venire il crepacuore solo perché non poteva girare quell'accidenti di testa e vedere quell'accidenti di moglie».
Mel fece il giro del tavolo con gli occhi e poi scosse la testa per quello che stava per dire.
«Voglio dire, quel vecchio coglione stava morendo solo perché non riusciva a vedere quella cazzo di moglie!»
Guardammo tutti Mel. «Capite quello che voglio dire?», chiese.
...
Sentivo il cuore che mi batteva. Sentivo il battito del cuore di ognuno. Sentivo il rumore umano che facevamo tutti, lì seduti, senza muoverci, nemmeno quando la stanza diventò tutta buia.

***   ***   ***

Questa è letteratura. Piacevole o meno, di valore o no [de gustibus...], ma indubbiamente rappresentativa di un sentimento espresso alla massima potenza, tanto, appunto, da far quasi pensare che sia, e possa essere, solo fantasia da scrittori e aedi. Sono invece convinto, so per certo, che non c'è bisogno di attingere e di scomodare romanzieri, scrittori e artisti in genere per trovare, nella vita di ciascuno di noi, esempi concreti di unioni esemplari, anche più forti di qualsiasi rappresentazione epica o romanzata. Ritrovo un legame e un affiatamento inossidabile e commovente in persone a me care, e son convinto che ciascuno conosce o ricorda coppie il cui amore non è, o non è stato, inferiore a quelli descritti nei versi qui sopra riportati.

O non è stato. Passato, appunto. Perché, non per fare del facile moralismo o della demagogia - terreno scivoloso questo, molto, lo so - ma ho seri dubbi che ancora si possano trovare esempi di tal levatura, coerenza e fedeltà (intesa nel senso più ampio del termine), duraturi nel tempo oltre ogni resistenza, ostacolo, egoismo e tentazione. Mi viene in mente proprio ora la definizione di "amore liquido" coniato da Bauman - che sull'aggettivo 'liquido' ci ha fatto una fortuna - ma qui la discussione si dilungherebbe troppo. Insomma, forse con una certa vena di pessimismo, ho la netta impressione che, certe storie, siamo e saremo sempre più costretti, volendole raccontare o sentire, a tenerci bene in mente dove le abbiamo lette. Ovvero scavare nella memoria di vite passate. Spero di sbagliarmi, ovviamente, ma ...

Lo so, è un argomento forse banale e leggero, forse, considerazioni di poco conto, ma ho letto di Filemone e Bauci e mi è venuto di metterli qua. Così, tanto per ricominciare a scrivere qualcosa. Forse.

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