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Creato da Skim75 il 15/02/2008
l'esistenzialismo fatto in casa
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SEPARAZIONE
Post n°3 pubblicato il 21 Febbraio 2008 da Skim75
Esistono degli aspetti curiosi che girano intorno alla separazione e alla sua evoluzione, per quello che ho vissuto fino ad ora mi verrebbe da dividerla in fasi, inizierei chiamando la prima fase quella della ferita aperta. Orrenda di una sofferenza inaudita, è quella della perdita, del lutto, dell’abbandono; insomma ne ho sentite tante, ma solo vivendole le ho capite appieno. Tutti te ne parlano, tutti ti dicono, “tieni duro”, “non pensarci”, “ti rifai una vita”,”forse è meglio così”ecc. In questa fase hai bisogno di stare con gli altri, e istintivamente parli continuamente dell’accaduto, evidenziando l’assurdità e la tua buona fede, porti esempi per dimostrare quanto tu l’amassi, cerchi conferme, qualcuno che ti dica che infondo forse lei ritornerà. Insomma torni a casa con la testa a pallone, convinto di te e del fatto che stai affrontando tutto nel modo giusto, ti senti fiducioso e forte, te ne convinci. Ma poi, ma poi il silenzio. Infame e onnipresente, ti aspetta sempre quando torni a casa, puoi cercare di riempirlo, con musica, tv, altre persone, ma lui è li. Ti segue. Poi ti accorgi che il silenzio è dentro di te, hai silenzio nell’anima nel cuore, nessuna vibrazione, un sussulto. “Signori quest’uomo è morto” cosi direbbe un medico, se solo potesse visitare il cuore in quel momento. Questa è la fase successiva, la fase del silenzio tombale. Lui ti aspetta, e tu lo devi affrontare, è un silenzio che ti fa ricordare, che ti fa ripercorrere ogni istante della tua vita insieme a lei, e a questo non puoi sfuggire. Cerchi di raggirarlo, magari con 10 gocce di Valium prima di dormire, ma non ci sono ansiolitici che tengono. Puoi curare il sintomo, ma il problema rimane. Tutto questo fino a quando ti rendi conto che lo devi affrontare, tu dovrai passare attraverso quel silenzio, quella valle della disperazione, devi passare da li. “Ti presento la tua nuova moglie.. lei è il SILENZIO” ci devi convivere, starci un po’ assieme e poi… . Forse gli psicologi quando dicono elaborare, intendono proprio questo, affrontare il silenzio. “Va bene mi arrendo non lotto più contro di te, caro silenzio, mi fai male, ti odio, mi fai ricordare e io non voglio”, o forse voglio, perché del resto è bello ripensare a lei e a quanto la amavo, è una sensazione dolce, che però lascia il posto a una dolore lancinante, che se non lo controlli sfocia nel panico, e subito dopo nella disperazione. E allora via, via ai ricordi, ricordi a go go, e sofferenza allo stato puro. Ma quanto cazzo dura questa fase? e anche qui ti accorgi di quanti esperti è pieno il mondo, “tre mesi”, “.. guarda prima dei due anni.. “, “..dicono che per elaborare il lutto servono 6 mesi”. Come sempre frasi che no ti serviranno a nulla, perché la vera domanda è “ quanto tempo ci metterai a costruire una immagine individuale di te stesso?” e già perché non bisogna dimenticarsi che fino a poco prima di essere abbandonato credevi di essere una sola carne con lei, e che ti proiettavi e ti pensavi con lei al tuo fianco, ma ora invece sei solo. Ma ecco che si apre uno spiraglio, rivedi le cose, e poi ti ritorna in mente un pensiero, mai pronunciato, una frase orrenda che fa paura, che avevi nascosto, chiuso a chiave, dimenticato…… “lei non ti ama”. Riprendi in mano questa frase, sei un po più forte, (del resto hai appena affrontato il silenzio) la analizzi, la trasformi in un paio di occhiali, di occhiali colorati, e con quel coloro ridipingi il tuo passato, e cosa vedi?. Vedi la verità, forse direi, ma comunque vedi un'altra realtà, vedi qualcosa che prima non vedevi, o non volevi vedere, non so, ma comunque vedi, e ciò che vedi fa male, uccide. Una strana filosofia, per stare meglio devi passare dalla sofferenza, devi soffrire. Be voglio dire, io soffro come un cane, ma dico però, come soffrono sti poveri cani? Comunque l’amare realtà, è quella di iniziare a capire che lei non ti ama più. |


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