Creato da Ruth_Arrimbuda il 20/10/2006

Poesia

Sono nato a Borgosesia (VC) nel 1970. Dall'88 al '91 ho pubblicato varie poesie su riviste minori e ho fatto parte del Laboratorio di Scrittura Creativa di Marco Conti a Biella.Finalista al concorso nazionale "La Rocca" di Torino e segnalato al Premio internaz "Nosside" di R.Calabria. Nel 2002 sono alla Scuola di Poesia di Nicola Gardini a Milano.

 

 

« UNA STRANA GIOIA DI VIVERELA FINE E L'INIZIO_ WIS... »

SANDRO PENNA: DALLA "CONDANNA" A POETA MINORE LA PROVA CHE FU GRANDE

Post n°5 pubblicato il 23 Ottobre 2006 da Ruth_Arrimbuda
Foto di Ruth_Arrimbuda

I versi di Sandro Penna sono ancor oggi considerati fra i più limpidi e puri dell'intero panorama poetico italiano del novecento, a prescindere dal fatto che il poeta fu poi marchiato con l'etichetta di "minore"; anzi, paradossalmente il fatto che egli non abbia mai raggiunto l'Olimpo dei grandi è soprattutto motivo d'orgoglio per chi vuol vedere in lui il grande incompreso. La sua schiettezza, l'apatia, la naturale avversione al conformismo e al perbenismo regnanti in ambienti che egli fu quasi costretto a frequentare e quel ruolo di personaggio scomodo che troppo presto gli fu affibbiato, relegarono lui e la sua poesia ad una marginalità immeritata. Ma la bellezza di alcune sue soluzioni ritmiche e sintattiche ha davvero poco da invidiare a quella dei contemporanei ( Ungaretti, Montale, Saba che peraltro ebbero sempre per lui parole di elogio e di sostegno). Sono versi, quelli del poeta perugino, impregnati di solitudini struggenti e sottili malinconie , saturi dell'insostenibile pesantezza dell'esistere e tuttavia dotati di una solarità cui affidare la consacrazione della propria emarginazione: "io muovo incontro al sole/ cauto coi miei calzoni" recita in quel suo stile epigrammatico e vagamente dimesso che lo caratterizzarono per l'intera durata della vita. Ma questa strabiliante esattezza lirica stupisce ancor più per l'inopinata semplicità di alcuni archetipi che frequentemente ricorrono nei suoi versi: i temi della poesia penniana sono fondamentalmente l'amore-omosessualità, la solitudine e l'emarginazione.

"Come è forte il rumore dell'alba!

 Fatto di cose più che di persone.

 Lo precede talvolta un fischio breve,

 una voce che lieta sfida il giorno.

 Ma poi nella città tutto è sommerso.

E la mia stella è quella stella scialba

 Mia lenta morte senza disperazione."

 In questa composizione sono presenti alcuni di questi temi fondamentali. Sin troppo espliciti appaiono a tal proposito riferimenti per cui il "...rumore dell'alba..." è "Fatto di cose più che di persone" e la sua "morte" è "...lenta" e "...senza disperazione". Discreta mestizia e solitudine percorrono il terzo e quarto verso nei quali immagini come "..un fischio breve,/una voce che lieta sfida il giorno", di per sè non particolarmente tristi e malinconiche, nel contesto in cui vengono poste acquistano un significato di segno quasi opposto grazie al verso che segue che recita: "Ma poi nella città tutto è sommerso". Sono parole queste che interrompono bruscamente l'apparente armonia della prima parte e che conducono e introducono alla chiusura degli ultimi due versi, dai quali traspare ciò a cui è necessario ricondursi per capire l'intero senso della composizione. Dunque lo schema che caratterizza questa poesia (come molte altre del poeta) è molto semplice e sintetizzabile in questo modo: una prima fase di "ingorgo" (4 versi) in cui Penna ci da alcune immagini di gaiezza e pacata serenità (il giorno che inizia, la "voce lieta") solo e unicamente per dare maggior risalto alla seconda fase che chiameremo "sfogo", di segno praticamente opposto che inizia al quinto verso per culminare negli ultimi due.

Il circolo entro cui si racchiudono i temi penniani è dunque chiuso e naturalmente senza vie di uscita. L'amore e l'immensa sensibilità entro cui il poeta si muove conducono ad un processo ineluttabile che contempla lo scotto di un prezzo troppo caro da pagare ma che egli conosce a perfezione: con l'emarginazione come diretta conseguenza della solitudine in cui egli si viene a trovare a causa della sua "diversità", il cerchio si chiude e la poesia consegna a sè stessa e alla sua storia un altro piccolo grande uomo, nel rispetto di un copione sin troppo noto in cui per il poeta la vera vittoria è l'essere perdente. E la sacralità del vizio atroce entro cui questi personaggi si muovono è qui evidenziata a dismisura; è il bene e il male che si incontrano, è l'inizio e la fine che si confondono.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG AMICI

Citazioni nei Blog Amici: 1
 

ULTIME VISITE AL BLOG

bellosincero_2011giano02fabricerriRuth_Arrimbudaiavarone.gmargot_1967coloapLola_d_Americavincent612archeo1989stefania.dambraLucaboemverjulvicbeltrano
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963