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Italia Cure Palliative, relazione al Parlamento

Post n°90 pubblicato il 30 Luglio 2013 da iqandpartners
 

Piccoli passi avanti ma ancora tante ombre, in Italia, in materia di cure palliative e terapia del dolore.

Terapia del dolore

Ad esempio, solo in 4 Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Basilicata) e’ attiva la Rete pediatrica. E’ quanto emerge dalla Relazione al Parlamento (2012) sullo stato di attuazione della Legge 38 del 2010, inviata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin alle Camere.

Terapia dolore

“Il nostro Paese – si legge sul sito del ministero della Salute – ha intrapreso un percorso virtuoso in materia di cure palliative e terapia del dolore ma e’ ancora molto lunga la strada da
percorrere per il pieno raggiungimento degli obiettivi, specialmente nell’assistenza al paziente in eta’ pediatrica”.

Dalla relazione emerge che solo 11 Regioni su 21 (52%) hanno formalizzato l’atto di delibera della Rete pediatrica. Ma quel che e’ peggio e’ che solo 4 Regioni hanno dichiarato che la rete e’ attiva
(Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Basilicata).

Cinque regioni (23%) dichiarano che la rete non e’ ancora attiva ma in via di organizzazione (P.A. Trento, Marche, Puglia, Campania e Calabria) e due Regioni dichiarano che la rete non e’ ancora attiva e ancora non in fase di organizzazione (Valle d’Aosta e Piemonte).

FONTE: marcofilippini.it

 
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Marco Filippini / Diclofenac, rischio cardiovascolare, nuove avvertenze AIFA

Rischio cardiovascolare, nuove avvertenze Aifa. Sul sito di Marco Filippini, aggiornamento costante sulla terapia del dolore.

AIFA

Sulla questione del diclofenac, l’Italia si allinea all’Europa. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti recepito le raccomandazioni del Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC) – il comitato della European Medicines Agency (EMA) per la Farmacovigilanza – che di recente ha completato un’approfondita revisione a livello europeo sulla sicurezza cardiovascolare di questo FANS, ampiamente usato per il sollievo del dolore e dell’infiammazione in una vasta gamma di condizioni, tra cui le condizioni artritiche e i disordini acuti muscoloscheletrici.

Secondo il PRAC, l’impiego di diclofenac, somministrato per via sistemica, causerebbe “un aumento del rischio di trombosi arteriosa, simile a quello degli inibitori selettivi della COX-2”. Pertanto, avverte l’AIFA, la terapia a base di diclofenac è ora “controindicata in pazienti con insufficienza cardiaca congestizia accertata, cardiopatia ischemica, arteriopatia periferica e malattie cerebrovascolari”.

Inoltre, prosegue l’Agenzia, è consigliabile che il trattamento “venga iniziato solamente in seguito a un’attenta valutazione dei pazienti per i fattori di rischio di eventi cardiovascolari (es. ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito e fumo)” e che, comunque, per tutti i soggetti venga impiegata “la dose minima efficace per la durata di cura più breve possibile, necessaria a controllare i sintomi”.

Assieme al diclofenac, altre tre categorie farmacologiche hanno subìto limitazioni da parte del Committee: le soluzioni per infusione a base di amido idrossielitico, i medicinali con codeina (quando usati per alleviare il dolore nei bambini) e i farmaci orali e supposte a base di flupirtina.

FONTE: marcofilippini.it

 
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Scaroni shale gas rappresenta la via prioritaria per l’Europa

Post n°88 pubblicato il 19 Luglio 2013 da iqandpartners
 

Shale gas, Paolo Scaroni, secondo il numero uno di Eni la rivoluzione delle fonti non convenzionali rischia di accrescere il divario competitivo con gli Stati Uniti. Lo sviluppo dei giacimenti di shale gas rappresenta la via prioritaria per l’Europa per riguadagnare competitività nel settore energetico e, di conseguenza, nell’industria.

Lo ha ribadito l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, intervenuto nel corso dell’Atlantic Council di Washington. «Energia e geopolitica – ha osservato Scaroni – sono da sempre legate tra loro: Stati Uniti, Russia e Nord Africa sono tra i protagonisti di questo periodo storico. Occuparmi di questi Paesi è il mio lavoro. Penso a Russia, Libia e Algeria ogni giorno ed è alla loro situazione che rivolgo il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi. Questo perché Eni compra gas dalla Russia ogni anno per otto miliardi di dollari, il che ci rende il primo cliente di Gazprom al mondo. Eni è anche di gran lunga la prima società petrolifera internazionale del Nord Africa. Paesi questi che, oggi più che mai, sono influenzati da ciò che succede negli Stati Uniti».

Logo Eni

Secondo il numero uno del cane a sei zampe la rivoluzione dello shale gas in America ha cambiato le dinamiche della competizione globale: «Gli Stati Uniti già godevano rispetto all’Europa di un vantaggio competitivo, offrendo da sempre un contesto favorevole all’industria e al mondo degli affari con leggi e regole pragmatiche, una forza lavoro qualificata e flessibile e un grande mercato. Oggi la buona notizia per gli Stati Uniti è che possono contare su tutta l’energia di cui hanno bisogno a prezzi imbattibili. Quella che è un’ottima notizia per gli Stati Uniti non lo è per l’Europa. La nostra industria, già mortificata dal calo della domanda e da un mercato del lavoro ancora troppo rigido, deve ora competere con quella americana, che paga il gas un terzo dei concorrenti europei e l’elettricità meno della metà. Il risultato è che gli Stati Uniti hanno davanti anni di grande crescita, mentre l’Europa dovrà reinventarsi per rimanere competitiva».

power

Il Vecchio Continente, per ambire a un rinascimento industriale, con ricadute positive in termini di crescita e occupazione, deve inventarsi un new deal energetico. La prima priorità – secondo Scaroni – è lo shale gas, che sarebbe presente in quantità rilevanti, anche se occorre risolvere la questione del consenso politico e sociale al suo utilizzo.

L’altra strada indicata dall’amministratore delegato di Eni è il rafforzamento dei legami politici con Paesi come Algeria, Libia e, soprattutto, Russia. «Gli interessi di lungo periodo dell’Europa coincidono con quelli dei suoi fornitori. Per sopravvivere, le nostre imprese devono contare su gas a prezzi competitivi. La Russia ha tutto l’interesse ad avere un’Europa industriale forte e in crescita, essendo il mercato di sbocco naturale dei suoi idrocarburi. Se le compagnie europee emigrassero negli Stati Uniti sarebbe un danno per tutti: i giovani europei non avrebbero lavoro e i giovani russi non avrebbero a chi vendere il gas. Al contrario, se le nostre aziende potessero avere gas russo in abbondanza a prezzi competitivi, sarebbe un grosso vantaggio per entrambi».

FONTE: energia24

 
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Davide Tabarelli: L’unica strada per l’Europa è la Russia e il Nord Africa

Post n°87 pubblicato il 19 Luglio 2013 da iqandpartners
 

“L’unica strada per l’Europa è la Russia e il Nord Africa: spetta a noi europei, italiani fare in modo che questo percorso sia più veloce e più positivo per entrambe le parti”. Così il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, commenta l’intervento dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, sui nuovi scenari mondiali dell’energia all’Atlantic Council. Lo shale gas è una delle priorità.

Energia  Tabarelli  Russia e Nord Africa unica strada per Europa_02

Tabarelli condivide la “visione ampia e profonda delle dinamiche mondiali” offerta nell’intervento di Scaroni e, in particolare, sotto il profilo geopolitico, del ruolo della Russia per l’Europa. Il presidente di Nomisma Energia evidenzia come, sul fronte energetico, i Paesi del Nord Europa “riescano a fare molto bene mentre in Italia si riesce a fare poco e male” a causa della burocrazia e delle resistenze territoriali.

“Lo shale gas è una delle priorità – spiega Tabarelli – le regole vogliono che i fattori produttivi siano forniti alle fabbriche in maniera economica. Negli Stati Uniti i prezzi dell’energia sono molto bassi grazie a questa rivoluzione che è lo shale gas. In Europa siamo molto distanti per vari problemi. Se negli Usa il gas costa un terzo che da noi – ribadisce il presidente di Nomisma Energia – è perchè i costi di produzione dello shale gas sono bassi ma – osserva – sono superiori ai costi di produzione di quello convenzionale in Nord Africa e Russia. Abbiamo delle potenzialità vicino a casa e dobbiamo lavorare con questi Paesi per comprare gas da loro a prezzi più vicini ai loro costi. E per fare questo dobbiamo continuare sulla strada difficilissima che Eni, così come l’Agip negli anni ‘30, ha intrapreso e che è inevitabile”.

Tabarelli sottolinea la presenza di ostacoli in Europa per lo sviluppo dello shale gas. “Viviamo in un continente ricco, ‘pensionato’ e ambientalista che ha paura di tutto. Nonostante mezzo secolo di sforzi per affrancarsi dalla dipendenza dagli idrocarburi, questi contano ancora per il 60% dei consumi”.

FONTE: Agi.it

 
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Dolore Progetto Teseo in sintesi sul Sito Marco Filippini

Sito Marco Filippini, terapia del dolore, progetto Teseo, Totalmente dedicato ai medici di medicina generale per dare concreta attuazione alle Aggregazioni funzionali territoriali previste dalla legge 38/2010 e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Terapia del Dolore Progetto Teseo

Questo in sintesi il progetto Teseo: a partire da un primo intervento su 21 medici-formatori “con speciale interesse per le cure palliative” per arrivare a cascata al coinvolgimento di 335 colleghi sul territorio, con un’attività continuativa di audit.

Terapia del dolore

Presentato in occasione di Impact 2013 e promosso da Simg. «Essere seguiti da un medico specificatamente formato sul dolore – dichiara Pierangelo Lora Aprile, segretario scientifico, responsabile area dolore e cure palliative della Simg e referente scientifico del progetto Teseo – permette al paziente di essere sottoposto a un accurato esame clinico dedicato e a un percorso terapeutico finalizzato verso obiettivi con lui condivisi».

I risultati sono incoraggianti ma partiamo di numeri piccolissimi: le visite cliniche specifiche
per il dolore, che prima del progetto non rientravano nella pratica clinica del Mmg, hanno portato a diagnosticare e a tipizzare il dolore per 3.820 pazienti (pari all’1,2% del totale), somministrando una terapia appropriata.

In circa la metà dei pazienti è stato diagnosticato un dolore di tipo infiammatorio, in un terzo di tipo meccanico strutturale e in 1 paziente su 5 è stato identificato un dolore neuropatico. Solo il 28% è malato oncologico, mentre gli altri sono affetti da altre patologie, in primis di natura cardiovascolare (16%).

Fonte Impact 2013

FONTE: marcofilippini.it

 
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