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Gran Torino, un capolavoro di Clint Eastwood

Post n°39 pubblicato il 28 Marzo 2009 da ishak87

Gran Torino


Le apparenze ingannano, decisamente. La voglia che avevo di vedere Gran Torino era paragonabile alla gioia che precede la visita da un dentista per una cura canalare. Prima di tutto quel titolo, che per chi ha un minimo di cultura calcistica significa la squadra dei 5 scudetti di fila e la tragedia di Superga. Cosa c’entra Eastwood con tutto questo? (per fortuna che esistono le sinossi online per cui ho capito che Gran Torino è anche un modello della Ford e che Eastwood si riferiva a quello e non a Mazzola…). E poi quella locandina con lui di tre quarti con un fucile in mano, sembrava la versione invecchiata del giustiziere della notte… no, no, non ci siamo proprio.

Invece si è trattato del classico regalo con la carta abbozzata: prima lo guardi con sufficienza e poi vedi che contiene la cosa che desideravi di più in quel momento. E questo film è un inno alla vita fatto da un signore che ha ancora tanta energia e voglia di vivere, ma che mette le mani avanti e fa qualcosa di simile ad un testamento, così, giusto per stare parato.

 

Il signor Kowalski abita nel midwest e come il suo omonimo raccontato più di 50 anni fa in Un tram chiamato desiderio è un luogo comune con le gambe: operaio alla Ford, reduce dalla guerra di Corea, dopo la morte della moglie sceglie di non rinchiudersi in uno delle case di riposo mascherate da ostelli per anziani che impazzano in tutta l’America del Nord, ma rimane a presidiare il suo quartiere, dove oramai è l’unico bianco circondato da immigrati asiatici. Passa la vita sulla sua veranda, in compagnia di un cane, una cassa di birra e una macchina bellissima nella rimessa. Questa macchina è nelle mire di sua nipote e di una gang di cinovietnamiti che cercano di rubarla. In seguito a questo tentativo di furto, Kowalski ha la possibilità di conoscere meglio i due membri più giovani della famiglia che abita nella casa accanto alla sua e questo gli darà modo di smussare gli angoli peggiori del suo carattere. I cinesi lo capiscono, molto di più di quanto non faccia la sua famiglia e lui diventa un punto di riferimento per Thao e Sue, i due fratelli cresciuti senza padre.

Eastwood mette un sacco di carne al fuoco (il rapporto con la religione, quello tra giovani e anziani, le gang metropolitane) non perdendo neanche un colpo. In molti momenti si ride di gusto per certe situazioni al limite del paradosso; la diversità di culture viene raccontata con una leggerezza che è veramente encomiabile per un signore di quella età. Ma quello che stupisce di più è l’amore che Eastwood mette nel descrivere il mondo del midwest con le sue ferramenta gigantesche e i suoi sani valori protestanti, accerchiato dal nuovo ma non ancora rassegnato ad essere invaso.
Chiaramente la tragedia è dietro l’angolo.........

Ishak

 
 
 
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Un blog di: ishak87
Data di creazione: 12/10/2008
 

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