
Tanto è falso che cose e fenomeni saranno uguali a se stessi per un tempo infinito quanto è vero il contrario, ovvero niente dura per sempre e sempre allo stesso modo, questo vuol dire che se proprio non smette di esistere se non altro si trasforma in qualcos'altro.
L'impermanenza si porta dietro un alone di tristezza, i più la vivono come un'ingiustizia che ogni cosa anche la più bella prima o poi ha una fine. Un seme conservato in un posto che lo protegge rimane uguale a se stesso anche per molto tempo, ma c'è poco da fare arriverà il giorno che ciò che lo contiene si romperà e cadrà sulla terra e allora il seme forse non scomparirà in senso letterale, ma smetterà di essere un seme perché si sarà trasformato o in un germoglio oppure sarà ammuffito, si sarà decomposto e le sue sostanze si libereranno nel suolo.
Non c'è niente di triste se pensiamo che l'avvicendarsi di nuovi individui sui vecchi è un requisito indispensabile dell'evoluzione, se così non fosse ogni specie sarebbe ferma alle prime fasi della sua esistenza.
E non c'è motivo di provare rammarico se non siamo riusciti a mantenere in vita anche le amicizie più sincere. Quando penso a tutte le persone a cui ho voluto bene e adesso non ho più la possibilità di dimostrarlo ecco che affiora quel velo di malinconia, ma non ho niente di cui rimproverarmi ho dato il massimo quando potevo e questo mi basta. D'altro canto non ho mai pensato che fosse opportuno tenere in vita amicizie con persone ormai distanti; inopportuno e anche triste perché è tipico di chi non vuole accettare l'idea che la vita cambia e cambiano le condizioni affinché noi possiamo fare del nostro meglio, come dice Samuele Bersani in una sua famosa canzone "...piccolissimo particolare t'ho perduto senza cattiveria".
Questo non vuol dire che i sentimenti di affetto che ho provato ad esempio per i miei compagni di scuola che non vedo piu siano scomparsi del tutto, sento che resta qualcosa dentro che è difficile eliminare completamente, non che sia eterno ad un certo punto andrà via anche questo sottile legame, però c'è qualcosa che mi fa sussultare tutte le volte che mi capita di incontrare un volto noto ed è quella cosa che mi spinge a parlare con gente che non vedo da molti anni come se avessi continuato a frequentarli tutti i giorni come un tempo.
Giorni fa ho visto un bellissimo film di un regista italiano: si chiama Paolo Sorrentino e il film si intitola "Le conseguenze dell'amore", ad un certo punto Sorrentino che è anche lo sceneggiatore fa ragionare il protagonista in un modo a me molto familiare.
Suo fratello gli chiede:
- Te lo ricordi Nino Giuffrè il nostro vicino di casa?
- Certo che me lo ricordo!
- Eravate amici da piccoli no?
- E' il mio migliore amico.
- Ma perchè lo vedi ancora?
- No, non lo vedo e non lo sento da venti anni.
- Bhè allora... allora è un po' arduo definirlo il proprio migliore amico, no?
- E invece lo è!
- Ho capito! E' il tuo amico immaginario, come quello che hanno i bambini? Quello a cui racconti le cose che non racconti a me, le dici nella tua testa, è bello...
- Senti Nino Giuffrè è il mio migliore amico e basta!
Quando si è amici per una volta lo si è per tutta la vita
- Ma che cazzata!
- Va be' comunque ti stavo dicendo, la settimana scorsa ho incontrato la sorella di Nino Giuffrè, lo sai che cosa mi ha detto?
- No, cosa?
- Che non vive più a Salerno, lavora per l'Enel, su una montagna del Trentino Alto Adige, ripara le linee. Sai quando ci sono le tormente e va via la luce... ecco lui si arrampica sui piloni e ripara le linee, pure di notte col vento il freddo e il gelo...
" Una cosa sola è certa, io lo so.
Ogni tanto in cima ad un palo della luce
in mezzo a una distesa di neve
contro un vento gelido e tagliente
Nino Giuffrè si ferma,
la malinconia lo aggredisce
e allora si mette a pensare
e pensa che io Titta Di Girolamo
sono il suo migliore amico."
Ishak
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il 09/06/2012 alle 21:07
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il 11/04/2010 alle 20:58
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il 14/02/2010 alle 17:37