La signora non più giovanissima si guardò allo specchio, non aveva certo un bell’aspetto dopo una notte quasi totalmente insonne. Il suo viso sembrava solcato da rughe profonde e tremendamente pallido, e così, osservando intensamente i suoi occhi, iniziò a pensare…
Ormai ne era certa, aveva scavato per notti intere dentro la sua anima, erodendo la corazza, forte, sicura, ma solo all’apparenza…. Amava il creato che le regalava forti emozioni, la luna, regina incontrastata delle tenebre, le stelle, infiniti punti di luce sui quali viaggiava con la fantasia, il mare, azzurro come i suoi pensieri quando sorrideva, freschi e spumeggianti i suoi abbracci, teneri e materni i suoi dondolìi, il sole quando s’alzava al mattino e indorava con i suoi raggi il mare, i gabbiani che gli facevano da corona e disegnavano di volute il cielo, eterno, sconfinato, magico… Ma un vestito le era cucito sulla pelle, stretto, soffocante, avaro di delizie. Perché sorrideva alla vita ed essa non sorrideva a lei? I passi si facevano stanchi e le speranze caduche, i fiori nel deserto ormai avevano sete e i loro petali si restringevano sempre più fino ad avvinghiarsi sul loro stesso cuore, opprimendolo. L’amore era rimasto solo un ideale, splendido, struggente fino allo spasimo, così irreale, così irraggiungibile…..eppure la sua essenza viveva ancora profondamente in lei, ne coglieva fugaci espressioni, che non trovavano riscontro nel suo quotidiano esistere ed era una lotta estenuante il ricondursi al solito squallido grigiore. Si chiedeva insistentemente perché le fosse dato assaporare tali meravigliose sensazioni, che si dissolvevano con un battito d’ali…..perché le fosse dato sentire vibrazioni talmente profonde che tuttavia non avevano riscontro nel normale vivere. Si interrogava prepotentemente, affannosamente, se ogni cuore avvertisse quei silenziosi ma pressanti messaggi o se solo ad alcuni fosse concesso captarli, se fossero un “dono” o un “castigo” o semplicemente un’anticipazione di dimensioni sconosciute ai mortali, che li facevano anelare ad esse rendendo il presente quasi insopportabile. Vivere nell’attesa di esse, consumando i giorni come se fossero solo “da passare”, era certamente un errore, sapeva bene che il cammino su questa terra è anche gioia, calore umano, affetti importanti, esperienze che servono a “crescere” nell’intimo, ma riaffiorava prepotente quell’alito di universale splendore che a nulla del mondo si può paragonare. Varie espressioni, intense vicissitudini, a volte anche molto dolorose, le avevano insegnato quanto importante fosse fare tesoro di ogni attimo che la vita ci dona, sempre e comunque, nella piena consapevolezza che la crescita di ogni individuo è una conquista quotidiana, che la vita ci ammaestra e ci modella, se la lasciamo fare, seguendo quell’equilibrio primordiale cui ogni filo d’erba risponde. Era questa grande consapevolezza che la conquistava e affascinava…..lei così piccola…. lei così grande….. piccola candela che lentamente si consumava…. scheggia di luce infinita ed eterna. Altalenanti passi, rovinose cadute giù e di nuovo voli ancor più vigorosi, aquiloni sospinti dal vento della gioia e colorati d’arcobaleno….ma cosa muoveva il suo cammino? Dove traeva la forza? Perché ancora un’alba la stupiva? Perché la catturava la rugiada di un fiore? A volte si sentiva tremendamente stanca, dopo una giornata d’intenso lavoro, la testa confusa, gli occhi arrossati e avrebbe voluto urlare con tutta la sua forza: ”Che m’importa del mondo là fuori? Io sono io, il mio pianeta corpo grida e chi se ne accorge?” Molteplici segnali di sofferenza le lanciava ormai da tempo: le vertigini le causavano un profondo senso di disorientamento, il calore che emanava il suo corpo, da quando gli estrogeni avevano deciso di lasciarla, era assurdo, come una fornace ardente, anche di notte, e le provocava momenti di grande disagio. E quel calcolo alla cistifellea….solo qualche doloretto in più al fianco destro…. la bronchite da fumo se l’era voluta, la bionda la affascinava ancora e non sapeva farne a meno e, dulcis in fundo, arrivavano anche gli attacchi di panico con i suoi terribili sintomi, che solo chi ha provato conosce. Ognuno ha la sua croce in fondo, ma quando le croci sono più d’una il percorso diventa molto pesante. Aveva dormito davvero molto poco quella notte… decise di uscire sul balcone, la brezza del mare le avrebbe fatto bene prima dell’aria dell’ufficio satura di polvere e aria condizionata….. Ed ecco ancora l’incanto! Si ritrovò inconsapevolmente col sorriso sulle labbra alla vista di quella sfera arancione che si specchiava sul mare, si inebriò di colori e profumi… Era pronta per affrontare un nuovo giorno, che nasceva ancora, come sempre, ne era certa….per Amore.
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il 09/06/2012 alle 21:07
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il 11/04/2010 alle 20:58
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il 22/03/2010 alle 23:31
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