ED eccoci qua alle prime prese con la citta'. Nel dormitorio si potevano noleggiare gratis delle biciclette ma avevavmo l'obbligo di annotare gli orari. La stessa cosa valeva anche per gli ombrelli. Con le bibiclette incominciammo ad esplorare i dintorni del dormitorio e della citta'. Il dormitorio si trova dentro una zona recintata dove pullulano i laboratori per la ricerca applicata e industriale. Il nome e' AIST (Agency for International Science & Technology). L'area era ben pulita, molto silenziosa e sorvegliata da guardiani che incuranti del tuo aspetto e del tuo mezzo di locomozione saltavano sugli attenti non appena vedevano qualcuno che assomigliava ad un ricercatore...(non so come facessero a riconoscerci tutti!). Beh questo aspetto di estremo rispetto (che sconfina con il servilismo) mi ha sempre dato un po' fastidio....essendo una specie ruspante cresciuta in Occidente. RIcordo il primo giro che facemmo con il mio collega la prima sera dopo il lavoro. "Ehi dove andiamo a mangiare?". "Non lo so ma ho sentito dire che c'e' una mensa al centro di questa area". Erano credo le 18:30 o le 19:00 al massimo e non c'era un'anima a giro. Pensavo: "mi ricorda la mia vita a Prato quando uscivo di casa non prima delle 22:30 perche' fuori non trovavo nessuno prima di quell'ora!! DAvvero un chiaro cambiamento di vita......" Incontrammo un tipo che passeggiava, anche lui Gaijin (straniero) e fra stranieri si forma spontaneamente un senso di solidarieta'. "Ehi scusa da che parte e' la caffetteria??" Lui rispose con chiaro accento nordeuropeo, ci disse che a quell'ora non c'era speranza di trovarla aperta. Si trattava di un chimico teorico polacco che era in attesa della moglie e del figlio (ancora in Polonia) ..e ci fece capire che non sapeva come passare il tempo libero. Dopo una breve conversazione ci scambiammo gli e-mails e ci salutammo. Io rivolto al mio collega: "non c'e' altro da fare...bisogna avventurarci fuori se volgiamo mangiare..." Eccitati ma allo stesso tempo timorosi di questo primo impatto viaggiavamo lungo la Doho Koen Dori (la strada del parco Doho) la strada che fiancheggia un lato dell'AIST molto attenti a ricordarci che in Giappone si guida a sinistra come in Inghilterra....non volevamo essere fotografati sul cofano di una macchina giusto il primo giorno!! Dopo neanche 1 km che giravamo ecco che vedemmo i primi ristoranti. Beh due italiani tradizionali come noi e per giunta affamati che tipo di ristorante pensate scegliemmo? Uno che si chiamava "Italia" ed aveva anche la bandiera. "Irashaimase...." disse la donnina, scoprimmo nei giorni a venire che tutti i negozianti ripetevano questa frase a pappagallo: "Benvenuti". Quel giorno era il primo ed eravamo proprio a digiuno, di stomaco e di giapponese. "Dai fermiamoci qui...perlomeno hanno la pasta". Devo dire che per un italiano non c'e' trauma piu' grande (a parte quello di essere fotografati sul cofano di una macchina) che mangiare il proprio cibo all'estero. Dopo quel giorno abbiamo cercato di evitare altri ristoranti italiani. Anche se devo dire che gira e rigira nei mesi a seguire scoprimmo un ristorante italiano molto caro "Chicco d'Uva" dove le chef aveva studiato a Firenze e dintorni e parlava italiano. Ristorante non male, ma molto costoso. Un altro faceva una pizza niente male. Lo chef quando mi vedeva arrivare mi faceva un sorriso e si metteva a lavoro. Me la portava lui di persona, orgoglioso del risultato....ed aveva ragione! Tornando al nostro ristorante Italia, dopo aver consumato un'ignoto spaghetti napolitan sauce dal sapore strano ci facemmo portare il conto, pagammo e la donnina disse una frase che non avremmo dimenticato mai, anzi avremmo usato noi stessi nei giorni a seguire: "ARIGATOU GOZAIMASU" (Grazie). E' la frase piu' efficace che si deve imparare da quelle parti. FInita la cena ci avventurammo lungo il marciapiede di quella che sembrava una grannde strada (in seguito scoprimmo che si chiamava Nishi Oodori===Grande strada Ovest). Arrivammo in una zona della citta' con palazzi alti, hotels..."boh sara' questo il centro" pensammo. La cosa piu' strana non era il fatto di non riconoscere un "centro" (o downtown, come si chiama nei posti privi di storia) ma il fatto che il giorno 16 0 17 Giugno NON C'ERA NESSUNO A GIRO!! Nessuno a spasso a mangiarsi un gelato, a fare 4 chiacchere. ....NIENTE!! Ecco quella sera tornai nel dormitorio con 1000 pensieri...in TV davano un film con Stallone, ovviamente in giappoense. LO guardai per un po' e poi mi misi a leggere la guida "Welcome in Japan", con la speranza di cominciare a capire un po' di piu' quel popolo che ancora sfugge a noi occidentali.
Ja Mata
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il 18/10/2013 alle 16:07
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