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... oncioncionci, bevi di meno ponci...

Post n°637 pubblicato il 06 Febbraio 2006 da inthemoodforlove1
Foto di inthemoodforlove1

(antica canzoncina livornese, estratto)

di punch e di ponci.

"Il Ponce oggi è una bevanda costituita per
metà da caffè ristretto e per metà dal cosiddetto Rum Fantasia più un
po’ di zucchero e una buccia di limone. Servito bollente, completa
molto bene un pranzo a base di carne o pesce, rigorosamente ricco di
pepe o peperoncino, al seguito del quale, per molti intenditori, il
Sigaro Toscano ha rappresentato e rappresenta il perfetto sigillo… ma
non è nato così.

Non è dato sapere quando il Ponce abbia avuto i natali e sembra che
nessuno possa vantarsi di averlo “inventato”, tuttavia, aiutati da Aldo
Santini, sempre acuto osservatore storico dei costumi livornesi e
toscani, e autore, fra l’altro, di un”Elogio del ponce” e di un
libercolo sul “Sigaro Toscano”, abbiamo potuto mettere insieme alcune
notizie che ci aiuteranno, almeno, a datarne la nascita ed a spiegarne
l’origine.

Livorno è una città giovane rispetto agli altri capoluoghi della
Toscana (nasce come villaggio fortificato alla fine del 1400), e deve
il suo sviluppo al suo porto e alla lungimiranza dei Medici che, con
leggi ad hoc, attirarono traffici e popoli da tutto il Mediterraneo e
da tutta Europa, fino a far nascere nella città gruppi numerosi di
stranieri (nazioni) che si sono poi integrati nel tessuto civico,
trasferendo nella vita quotidiana della città, abitudini e tradizioni
rimaste ancora oggi.

Una di queste è rappresentata dal ponce, che sembra derivare
direttamente dalla tradizione navale inglese, la quale prevedeva che
fra le razioni degli equipaggi ci fosse anche un certo quantitativo di
rum. Probabilmente, per limitare gli effetti dell’alcool sui propri
marinai, l’Ammiraglio E. Vernon, nel Settecento, proibì la consumazione
del liquore allo stato puro. Allo scopo di ottemperare alle
disposizioni dell’Ammiraglio, pur senza rinunciare alla bevanda, i
marinai iniziarono ad allungare il rum con acqua bollente, aggiungendo
zucchero ed una fetta di limone per combattere lo scorbuto.
Evidentemente il grog o punch ebbe successo anche fra i cittadini
livornesi che frequentavano la “nazione” inglese, ma nel proporlo fuori
di quell’ambito, non si limitarono a consumarlo così com’era. Così, per
adeguare il gusto della bevanda a quello del popolo schietto che già
allora si affaccendava sulle banchine del porto Mediceo, l’acqua fu
sostituita con il caffè - bevanda che sembra abbia fatto la sua
comparsa, con enorme successo, a Livorno nel 1632, ben otto anni prima
di quanto sia avvenuto a Venezia, Marsiglia, Londra e Vienna.

Il Ponce, detto alla livornese, da allora ha accompagnato tutte le
generazioni di livornesi, maschi e femmine, che lo hanno potuto
consumare senza troppe pretese e senza l’enfasi che oggi gli
attribuiamo negli innumerevoli bar o caffè della città (quelli più
popolari si chiamavano ponciai). Questo, in pratica, fino a circa 20
anni fa, cioè fino a quando, le mutate condizioni economiche e la
voglia di staccarsi dalle abitudini di un passato di ristrettezze,
unitamente alla necessità di ridurre le troppe calorie assunte con i

nuovi regimi alimentari, ha fatto quasi perdere questa consuetudine.

Negli ultimi anni invece, seguendo la moda di riscoprire le tradizioni
e gli antichi sapori, c’è stata una rivalutazione del ponce, non più
come bevanda proletaria, ma come un modo originale ed un po’ snob di
completare una serata con gli amici, trascorsa magari in un ristorante
dove si servono elaborati e costosi manicaretti della nouvelle cousin.

Certamente non si usa più mescolare 1/3 di caffè con 1/3 di rum
fantasia e 1/3 di anice, con l’aggiunta di grani di pepe per
“irrobustirne” il sapore, ma una cosa è rimasta uguale nel tempo: la
sua democraticità. Infatti, una caratteristica del ponce e dei
ponciaioli (abituali consumatori di ponci), è sempre stata quella di
non essere prerogativa degli uomini: anche le donne, infatti, sono
sempre state buone consumatrici e quindi ammesse nei bar, caffè o
ponciai che li servivano. Tuttavia nel passato nessuna donna del ceto
medio borghese si sarebbe mai sognata di berne uno, meno che mai
servito in locali di quelli sopradetti, mentre oggi sono proprio le
signore “bene” che osano, con un certo vanto, avvicinarsi al ponce
quasi in segno di distinzione e di affermazione della propria libertà,
conquistata anche con la scelta di cosa e dove bere, indipendentemente
dalla propria estrazione sociale.

Quindi, visto che anche questo è un aspetto della democrazia… W il ponce alla livornese!!!"



Claudio Serrini

 
 
 
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