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Nickname: TriestinCoccolo
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Età: 59 Prov: TS |
| « LA TROTTOLA | DRIBBLING (e brava Giulia! ) » |
LA CICCI
Al Bar Diego Lei aveva un orario, un trucco, un profumo, un vestito da lavoro, “il solito”.
Tutto preciso preciso.
Non aveva un nome.
Un bar di battute e grida disperate, calciobalilla e freccette, mora e conti con la vita...
Un casino mai visto, insomma, dove a volte nemmeno tu sentivi la tua voce.
Quando entrava Lei, però, entrava anche il Silenzio.
Tanti sbragati diventavano seri, quasi muti, concentrati su di una crepa del soffitto,
rigidamente appoggiati al banco, fronte a fronte col barista, al quale si aveva sempre
qualcosa, non si sa cosa di urgente da dire..
Diego, chi lo precedette e chi lo segui', capivano al volo l'imbarazzo di tanti clienti
di Lei, la solitudine di quegli avventori, il crollo improvviso di tante spacconerie,
ma un bravo barista non ha il miglior caffè, la birra piu' buona, il cocktail più trendy:
si fa i cazzi suoi.
Lei non si sentiva, spero, qualcosa di cui vergognarsi. Era per tanti uomini la visione del
mondo quando si hanno gli occhi pieni di lacrime: una foto che non si puo' mostrare, riprodurre,
condividere.
Per me Diego era la fine della giornata lavorativa: un saluto agli amici, la birretta della staffa
ed a casa ad abbuffarmi di tv.
Per Lei Diego era l'inizio della giornata; forse un farsi coraggio, o come per me un momento
per salutare qualcuno di abituale, o un modo per capovolgersi, fare un ultimo tuffo dalla
parte di quelli che spendono.
I nostri orari, per tanti anni, non coincisero mai.
Fino a quella sera.
Quella sera che Lei, per tutti, prese un nome. “La Cicci “.
Tra calciobalilla e chiacchierate non mi ero accorto di quanto mi ero attardato. La vidi
per la prima volta entrare in quella mia seconda casa, tutte quelle teste girate all'improvviso,
quel silenzio tremendo, e non sapevo che fare.
Rimasi a guardarla, col cuore a mille, forse sperando che il tempo le avrebbe cancellato uno tra i troppi ricordi, forse sperando che le professioniste....
“ Ciao, Cicci !” , e mi rimase per sempre negli occhi uno dei sorrisi piu' tristi, belli, veri della
mia vita.
Ciao Cicci! Il primo giorno che diventai maggiorenne, tanti anni prima, ero solo e sentivo che
potevo, dovevo spaccare il mondo, o almeno sentirmi grande...
Avevo sentito che in quell'appartamento vicino a casa mia...
Mi vergognavo, sentivo di fare una cazzata ma ero maggiorenne, se potevo farlo dovevo farlo.
Suonai al citofono, salii, Lei capii subito la mia eta' ed il mio imbarazzo: mi mise subito a suo
agio. Stavano venendo fuori malattie nuove, e non mi andava di fare l'amore dove l'amore non
c'era. Le chiesi solo un rapporto orale, ebbi quello e qualche parola, qualche carezza.
Quando una di quelle ti saluta in pubblico ti viene da bestemmiare, vorresti odiarla per “mancata professionalità, rinnegarla, dimenticarti subito di lei e della tua stupidità. (“salve... “ “ci conosciamo?” “ma guarda questa, ma quanto beve?”).
Un attimo dopo ti riempi ingiustificatamente d'orgoglio, pensi che se Lei tra i tanti (e dopo
tanti anni) si è ricordata di te, hai chissà che qualità, anatomiche in primis.
Hai solo dimenticato il tuo impaccio, o quanto quella volta ti sei confidato.
Tutto ma l'ipocrisia no. Trovai giusto ricambiare il suo sorriso, il suo sguardo,
scambiare due parole, e quella ammissione per molti del Bar Diego fu una liberazione.
“Ciao Cicci, ciao cicci”, quando Lei, (che per me diventò una persona, un'amica, una confidente,
ed un nome bello e preciso, Adriana) le volte seguenti entro' in mia presenza,
il silenzio, gli imbarazzi non ci furono più, furono nascosti da quegli sfottò.
Sono passati tanti anni, di Lei non so piu' niente, ma non sono cambiato.
Rischio di perdere tutto (principalmente serenità ma lavoro, amici, il mio amore)
perchè neanche oggi , nemmeno quando proprio proprio serve, so fingere.
Resto un libro aperto, che non sa nascondere nessuna azione, idea, pensiero.
“Un che disi sempre quel che pensa xe un che no ga pensà bastansa”.
Mia nonna questa frase l'aveva letta in non so che libro, me la ripetè disperata all'infinito,
e la vidi soffrire e morire senza poter vedere quel figlio-suo-non-suo-che-aveva-tirato-su
cambiato per niente.
Se perderò tutto lasciatemi almeno l'orgoglio. L'orgoglio di mettere sempre la sincerità al
primo posto dei (nessuno si metta a ridere) valori.
Io non sono il collega che ti sparla e ti frega alle spalle, l'amico che ti dice un complimento che non sente per ottenere qualcosa, quello che esibirà alla sua donna qualcosa che non è,
quello che approfitterà mai della sua forza (fisica, economica, di grado) per far sentire
un altro qualcosa di diverso da un essere umano.
Con tuttà la mia stupidità, il mio esser rompiballe, i fallimenti e le difficoltà che mi hanno
spento la luce negli occhi, se un giorno qualcuno di voi mi incontrerà vorrei che almeno
uno sia felice che da qualche parte al mondo esista ancora qualcuno così,
mi guardi negli occhi, mi riconosca, mi sorrida e mi saluti.
“Ciao, Cicci “.
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Per te che di mattina
torni a casa tua perché
per strada più nessuno
ha freddo e cerca più di te.
Per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po' d'amore
a chi non sa che farne.
DO SOL
Anche per te
DO LA-
vorrei morire ed io morir non so.
DO SOL
Anche per te
DO RE RE7
darei qualcosa che non ho.
SOL RE DO SOL
E così, e così, e così io resto qui
DO
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento
SOL
cercando di raggiungere chi
DO RE SOL
al vento avrebbe detto sì.
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